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Economia e finanza dei distretti industriali

industria lavoro

Milano, 12 marzo 2019 - Il Chief Economist di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice e il Responsabile della Ricerca Industry & Banking Fabrizio Guelpa hanno presentato oggi la undicesima edizione del Rapporto annuale che la Direzione Studi e Ricerche della Banca dedica all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali. Il Rapporto analizza i bilanci aziendali degli anni 2008-17 di quasi 20.000 imprese appartenenti a 156 distretti industriali e di oltre 62.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. L’analisi si sofferma, inoltre, sui cambiamenti strutturali che stanno interessando il tessuto produttivo distrettuale.

Crescita di fatturato e produttività nei distretti migliore rispetto alle aree non distrettuali

Nel 2017 i distretti hanno continuato a mostrare performance di crescita del fatturato migliori rispetto alle aree non distrettuali (+4,3% a prezzi correnti vs +4%). Nel decennio 2008-17 il differenziale di crescita ha così superato i 5 punti percentuali. Nel 2018 la crescita del fatturato dei distretti è proseguita (+3,4%), seppure a ritmi più contenuti a causa della brusca frenata del ciclo economico nella seconda parte dell’anno.

I segnali di un profondo rinnovamento

E’ confermato il ruolo delle filiere di prossimità come fattore competitivo nei distretti: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto avviene altrove (100 km vs 118), con valori minimi di 56 chilometri nei distretti orafi. Questi risultati sono stati ottenuti costruendo un originale database contenente 7 milioni di transazioni tra le imprese distrettuali e i loro fornitori.

I distretti continuano a offrire vantaggi localizzativi, percepiti soprattutto dalle imprese più piccole. Il legame con il territorio appare comunque importante anche per i soggetti più grandi, che considerano il distretto un luogo che agevola i processi di innovazione (44% dei casi) e di internazionalizzazione (42%).

La vicinanza favorisce l’adozione di tecnologie 4.0, già oggi maggiormente diffuse nei distretti e soprattutto in quelli specializzati nella meccanica (38% vs 30%) dove risultano trainanti le imprese medio-grandi (52%).

I distretti sono stati rinnovati anche dalla crescente presenza di capitali esteri nelle compagini societarie: il 43% degli ingressi è stato effettuato dopo il 2001, contro il 30% circa nelle aree non distrettuali, con punte sopra il 63% nel caso degli investitori francesi e una quota elevata anche per quelli tedeschi (44%). I tedeschi hanno una buona presenza sui territori distrettuali con investimenti greenfield e i francesi con un’alta partecipazione nel settore moda.

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