Acqua ed energia: più integrazione per resilienza e competitività
Circa il 90% della produzione mondiale di elettricità dipende direttamente o indirettamente dall’acqua. E, nella direzione opposta, il settore idrico utilizza energia lungo tutto il ciclo, dalla captazione alla distribuzione fino alla depurazione. È da questa interdipendenza che prende le mosse il terzo numero dell’Osservatorio sul settore idrico di Intesa Sanpaolo e Acea, “Il nesso acqua–energia: dinamiche, sfide e opportunità”.
Dopo gli approfondimenti sul riuso e sull’agricoltura, l’Osservatorio mette al centro un tema destinato a pesare sempre di più sulle scelte di imprese e istituzioni. Cambiamento climatico, crescita della domanda e transizione energetica rendono, infatti, necessario superare una gestione separata delle due risorse e adottare una pianificazione e una governance più integrate.
Una relazione destinata a diventare sempre più stretta
Il settore energetico resta uno dei principali utilizzatori di acqua, mentre quello idrico assorbe a sua volta una quota significativa di energia. Oggi il 2,6% dei consumi energetici europei è riconducibile al comparto idrico, soprattutto per la fornitura di acqua potabile, la depurazione e la desalinizzazione; le previsioni indicano un ulteriore aumento dell’incidenza del comparto idrico sui consumi elettrici complessivi.
La transizione energetica può contribuire a ridurre i consumi idrici del settore energetico: entro il 2050, secondo le stime riportate dal rapporto, i prelievi idrici del settore energetico potrebbero diminuire del 37% nell’Unione Europea e del 20% in Italia, grazie all’evoluzione del mix energetico e alla diffusione di tecnologie meno dipendenti dall’acqua quali l’eolico e il fotovoltaico.
Digitale e investimenti per aumentare l’efficienza
Digitalizzazione delle reti, monitoraggio in tempo reale e sistemi predittivi possono ridurre gli sprechi e migliorare insieme efficienza idrica ed energetica. I casi analizzati nel rapporto mostrano risultati concreti, con riduzioni delle perdite idriche fino al 40%.
La trasformazione digitale apre allo stesso tempo nuove sfide. La crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale aumenta infatti la domanda sia di energia sia di acqua, rendendo ancora più importante lo sviluppo di soluzioni di raffreddamento più efficienti e sistemi di riuso.
Per trasformare queste soluzioni in interventi concreti servono risorse. A livello europeo il fabbisogno infrastrutturale del settore idrico è stimato in €1.710 miliardi entro il 2040, a fronte di un divario di finanziamento pari a €695 miliardi.
Una strategia per il sistema Paese
In Italia la necessità di ridurre le perdite, rafforzare depurazione e riuso e migliorare l’efficienza energetica si accompagna alla necessità di ampliare gli strumenti di finanziamento e attrarre più capitali.
Il rapporto richiama anche il ruolo della finanza sostenibile nel sostenere progetti con benefici misurabili sul piano idrico, energetico e climatico.
Per l’Italia significa rafforzare la capacità industriale del settore, ridurre la frammentazione gestionale e coordinare meglio politiche idriche, energetiche e climatiche.
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Data ultimo aggiornamento 13 ottobre 2026 alle ore 11:36:22