Manifattura, servono giovani tecnici con competenze sempre più complete
Nella manifattura veneta i tecnici specializzati sono tra i profili più difficili da reperire e, al tempo stesso, tra i più strategici per la competitività delle imprese. Non basta più saper utilizzare una macchina o conoscere un processo produttivo: servono figure capaci di combinare competenze tecniche, digitali e relazionali, di lavorare a contatto con il cliente e contribuire al miglioramento continuo dei prodotti. Per molti ruoli legati alla produzione il titolo di laurea non è di per sé discriminante, mentre diventano decisive l’esperienza sul campo, l’attitudine all’apprendimento e la capacità di adattare le conoscenze alle specificità dell’azienda.
È quanto emerge dal nuovo studio del Research Department di Intesa Sanpaolo, curato da Anna Maria Moressa, Serena Fumagalli e Giovanni Foresti, che approfondisce il divario tra domanda e offerta di competenze attraverso due focus group con 13 imprenditori veneti manifatturieri. L’indagine ha carattere qualitativo e raccoglie direttamente dalla voce delle imprese difficoltà incontrate nella selezione del personale, le competenze più ricercate e le azioni messe in campo per attrarre, formare e trattenere capitale umano.
Il tecnico non è più soltanto uno specialista
Le difficoltà maggiori riguardano manutentori e conduttori di impianti, installatori, tecnici dell’assistenza post-vendita e figure capaci di operare su macchinari complessi. A queste professionalità viene chiesto di padroneggiare competenze meccaniche, elettriche, elettroniche e digitali, ma anche di affrontare problemi imprevisti, dialogare con clienti e operatori e, in molti casi, seguire installazioni e formazione anche all’estero.
Proprio questa combinazione di capacità rende il tecnico specializzato una figura sempre più completa: un punto di collegamento tra fabbrica, cliente e innovazione.
Alcuni dati aiutano a misurare la sfida:
- fino a 5 anni possono essere necessari per formare un manutentore esperto
- tra il 2013 e il 2023 il Veneto ha perso circa 11.500 laureati, nel saldo tra partenze verso l’estero e rientri: dai focus group emerge che l’inserimento strutturato di laureati riguarda soprattutto le imprese più innovative, tecnologiche o orientate al design
- 20% circa è la quota media di occupazione femminile nelle imprese coinvolte, con forti differenze settoriali e criticità più accentuate nelle produzioni caratterizzate da turni e mansioni fisicamente impegnative
Le competenze si costruiscono anche in azienda
Uno dei messaggi più netti dello studio riguarda la formazione: trovare un profilo già perfettamente pronto per una determinata impresa è raro. Anche all’interno dello stesso settore, prodotti, tecnologie e processi possono essere molto diversi: l’elevata specializzazione delle produzioni richiede quindi tempi di apprendimento sul campo e percorsi di adattamento delle conoscenze pratiche e teoriche alla singola realtà aziendale.
Per questo le aziende puntano su formazione interna, affiancamento, Academy aziendali e percorsi che possono durare diversi mesi o anni. Cresce anche l’attenzione al trasferimento delle conoscenze dai lavoratori più esperti ai giovani, così da evitare che competenze maturate nel tempo vadano disperse con il ricambio generazionale.
Automazione e Intelligenza Artificiale non cancellano questa esigenza. Anche nelle produzioni più avanzate resta centrale il contributo delle capacità operative e manuali, mentre aumenta la necessità di collegare più strettamente impresa, scuola, ITS e università.
Giovani e donne, due leve ancora da valorizzare
La competizione per le competenze passa anche dalla capacità di rendere la manifattura più attrattiva per le nuove generazioni. I giovani chiedono maggiore flessibilità, ambienti di lavoro stimolanti, formazione personalizzata e maggiore trasparenza sui percorsi di crescita professionale e di carriera. Le PMI non sempre possono garantire avanzamenti rapidi o traiettorie predefinite, ma possono valorizzare strumenti come rotazione delle mansioni, progetti interfunzionali, responsabilizzazione progressiva e coinvolgimento nella mission aziendale.
Anche una maggiore presenza femminile nelle attività tecniche e produttive può rappresentare una risposta alla carenza di personale specializzato. Nelle imprese coinvolte l’occupazione femminile è mediamente intorno al 20%, ma scende al 10% nella meccanica e nella siderurgia e resta però condizionata da turni, carichi fisici e difficoltà di conciliazione tra vita familiare e lavoro, soprattutto dopo la maternità. Alcune aziende hanno già sperimentato nuovi modelli organizzativi e orari più flessibili per ampliare la partecipazione delle donne alla produzione.
Attrarre e trattenere competenze nella manifattura
La difficoltà non riguardano solo il reperimento dei candidati, ma anche la capacità di trattenerli rendendo più attrattive le imprese, creando condizioni che favoriscano la permanenza delle persone.
Trasporti, disponibilità di alloggi, qualità dell’ambiente di lavoro, riconoscimento professionale e possibilità di crescita incidono sempre più sull’attrattività delle imprese, soprattutto quando sono localizzate fuori dai grandi centri urbani. Per questo alcune aziende stanno lavorando su staff housing, clima aziendale, iniziative di socializzazione, apertura delle fabbriche a scuole e famiglie e nuove forme di comunicazione rivolte ai giovani.
Per il sistema produttivo italiano significa rafforzare il raccordo tra imprese, scuola, ITS, università e politiche del lavoro, accompagnando l’evoluzione tecnologica con un investimento altrettanto forte sulle persone. La competitività della manifattura dipenderà sempre più non solo dalle tecnologie disponibili, ma dalle persone in grado di usarle e trasformarle in innovazione.
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Data ultimo aggiornamento 26 settembre 2026 alle ore 00:13:07