Distretti italiani: l’export tiene e trova slancio su nuovi mercati
La flessione dell’export dei distretti italiani si attenua nel secondo trimestre del 2026, passando dal -2,4% dei primi tre mesi al -0,9%. Nel primo semestre le esportazioni distrettuali registrano complessivamente un calo dell’1,7%, ma al netto dell’andamento dell’Oreficeria di Arezzo restano sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del 2025.
A conferma della solidità complessiva del sistema distrettuale, il saldo commerciale raggiunge €24 miliardi nel secondo trimestre, dopo i €23 miliardi dei primi tre mesi dell’anno.
È quanto emerge dal nuovo Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo, curato dagli economisti Giovanni Foresti, Sara Giusti e Rosa Maria Vitulano dell’Industry & Local Economies Research del Research Department. Lo studio fotografa un sistema produttivo ancora esposto alle tensioni internazionali, ma capace di reagire rapidamente ai cambiamenti dei mercati.
Nuovi mercati sostengono l’export
Uno degli elementi che contribuisce maggiormente alla tenuta è la diversificazione delle destinazioni commerciali. Le imprese distrettuali hanno intercettato opportunità di crescita in Svizzera, Francia, Spagna, Hong Kong, Irlanda ed Egitto, compensando almeno in parte gli arretramenti registrati in Turchia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Cina. L’export verso la Germania, principale mercato di sbocco dei distretti italiani, resta invece sostanzialmente stabile.
Anche tra i diversi settori emergono andamenti molto differenti. Nel primo semestre si distinguono in particolare:
- +8,7% per i mezzi di trasporto;
- +6% per la metallurgia;
- +1,1% per alimentari e bevande;
- +36% per l’Oreficeria di Valenza, prima per crescita dell’export in valore, con un aumento di €373 milioni.
Più debole l’andamento di mobili, elettrodomestici e di una parte della moda. Anche in questo comparto, tuttavia, il quadro è differenziato: escludendo l’Oreficeria di Arezzo, gli altri distretti specializzati nei beni di consumo della moda aumentano le esportazioni del 2,7%.
Piemonte, Campania e Puglia in evidenza
Le differenze interessano anche i territori. Piemonte, Campania e Puglia mostrano i risultati più favorevoli, grazie soprattutto al contributo di alcuni distretti agroalimentari, dell’Oreficeria di Valenza e della Meccatronica del Barese. Lombardia e Veneto mantengono invece livelli complessivamente vicini a quelli dell’anno precedente, con risultati positivi in alcuni distretti compensati dalle difficoltà di altri.
Nel dettaglio, nel primo semestre il Piemonte cresce dell’8,2%, la Puglia del 4,5% e la Campania del 3%. Il Nord-Ovest nel suo complesso registra un aumento dell’1,6%.
Il gap con il Medio Oriente si riduce
Il quadro resta condizionato dalle tensioni geopolitiche, soprattutto in Medio Oriente. Anche su questo fronte, però, emergono segnali di miglioramento: il calo delle esportazioni verso i Paesi coinvolti nel conflitto passa dal -21,6% del primo trimestre al -4,4% del secondo, mentre nel semestre la flessione si attesta al 13,2%.
Tra le realtà più esposte verso quest’area, i Rubinetti, valvole e pentolame di Lumezzane registrano una crescita vicina al 40%, mentre la Meccanica strumentale di Milano e Monza e Brianza chiude il semestre con livelli di export sostanzialmente stabili verso i Paesi coinvolti nel conflitto.
I primi segnali dall’estate
Le prime indicazioni disponibili per luglio mostrano un quadro moderatamente positivo nei comparti a maggiore presenza distrettuale. Crescono le esportazioni di meccanica, alimentari e bevande, moda, prodotti in carta, gomma e materie plastiche, mentre restano leggermente negative quelle di mobili e prodotti e materiali da costruzione.
Nel complesso, i distretti italiani confermano una buona capacità di adattamento, sostenuta dalla diversificazione dei mercati e dalla competitività delle filiere a maggiore valore aggiunto. In prospettiva, saranno determinanti la capacità di ampliare la presenza internazionale, rafforzare le filiere produttive e cogliere le opportunità legate ai nuovi investimenti.
La struttura produttiva dei distretti continua, inoltre, a rappresentare un vantaggio per il sistema Paese: filiere di prossimità, competenze concentrate nei territori e tempi di risposta più rapidi possono aiutare le imprese a reagire con maggiore flessibilità ai cambiamenti della domanda e a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali.
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Data ultimo aggiornamento 6 ottobre 2026 alle ore 14:23:43