De Felice: la sostenibilità è una priorità economica e strategica
La sostenibilità non è più soltanto un obiettivo ambientale o un impegno verso le generazioni future. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, shock climatici e nuove vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, è diventata una priorità economica e strategica. È la prospettiva indicata da Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research di Intesa Sanpaolo, nel suo intervento alla Euronext Sustainability Week 2026.
Perché è importante: la transizione verso un’economia più sostenibile sta alimentando uno dei più rilevanti cicli di investimento della storia economica moderna e sta modificando le strategie industriali, l’allocazione dei capitali e gli stessi equilibri geopolitici.
In questo articolo potrai scoprire anche perché transizione, resilienza e adattamento sono sempre più interconnessi e quale ruolo possono svolgere governi, imprese e istituzioni finanziarie nell’accompagnare il cambiamento.
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21 settembre 2026
Non soltanto decarbonizzazione. La sostenibilità sta assumendo un significato più ampio, che coinvolge crescita, competitività, sicurezza economica e autonomia strategica.
È questa la prospettiva delineata da Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research di Intesa Sanpaolo, nel suo intervento “Il ruolo rilevante della sostenibilità in un mondo che cambia” alla Euronext Sustainability Week 2026, l’iniziativa organizzata da Borsa Italiana dedicata al dialogo tra imprese e investitori sui temi della sostenibilità e della finanza sostenibile.
Secondo De Felice, nell’ultimo decennio la frammentazione geopolitica, le interruzioni delle catene di approvvigionamento, la crescente evidenza degli shock climatici e le maggiori esigenze di sicurezza hanno modificato profondamente il quadro. La sostenibilità, tradizionalmente associata alla necessità di preservare risorse e benessere per le generazioni future, è diventata una questione economica strategica già nel presente.
Il cambiamento riguarda anche il paradigma con cui imprese e governi prendono le proprie decisioni: dopo una lunga fase dominata dall’ottimizzazione e dalla ricerca dell’efficienza, l’economia globale attribuisce oggi un peso crescente alla sicurezza e alla resilienza.
Un nuovo grande ciclo di investimenti
Questo cambiamento si traduce in una profonda riallocazione delle risorse. De Felice individua tre grandi direttrici di investimento, strettamente connesse tra loro:
- transizione, per decarbonizzare i sistemi produttivi e le reti energetiche;
- resilienza, per rafforzare catene di approvvigionamento, infrastrutture critiche, cybersicurezza e autonomia strategica;
- adattamento, per proteggere economie e società dagli impatti fisici sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Secondo De Felice, si sta così delineando uno dei più grandi cicli di investimento della storia economica moderna, che non riguarda soltanto le energie rinnovabili, ma comprende reti, tecnologie, minerali critici e strutture di finanziamento.
Le conseguenze sono destinate a riflettersi sull’intero scenario macroeconomico. Tassi di investimento strutturalmente più elevati possono sostenere crescita e produttività nel medio periodo ma, allo stesso tempo, esercitare maggiori pressioni sui conti pubblici, sui mercati dei capitali e, soprattutto nella fase di transizione, sull’inflazione.
"La sostenibilità sta diventando un fattore centrale della crescita, dell’allocazione del capitale e della strategia industriale"
Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research di Intesa Sanpaolo
La sostenibilità ridisegna anche la geopolitica
La transizione energetica sta modificando le dipendenze strategiche tra Paesi.
Se in passato la sicurezza energetica era legata principalmente all’accesso a petrolio e gas naturale, oggi assume un peso crescente la disponibilità di minerali critici, terre rare, semiconduttori, batterie e tecnologie avanzate.
Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili può attenuare alcune vulnerabilità geopolitiche, ma ne fa emergere altre. Litio, cobalto, nichel, rame e terre rare diventano risorse strategiche, mentre la competizione nei veicoli elettrici, nelle energie rinnovabili, nell’intelligenza artificiale, nelle reti avanzate e nei sistemi di accumulo assume una dimensione che va ben oltre quella tecnologica.
La competizione sulle tecnologie pulite è ormai anche una competizione per influenza, competitività e potere strategico.
In questa prospettiva si inserisce anche il Critical Raw Materials Act dell’Unione europea, che punta a rendere più sicure e diversificate le catene di approvvigionamento delle materie prime strategiche.
Adattarsi al cambiamento climatico non è più un’opzione
Accanto alla mitigazione e alla decarbonizzazione, De Felice richiama l’attenzione su un tema spesso meno presente nel dibattito: l’adattamento.
Gli effetti economici degli eventi climatici estremi sono infatti già visibili attraverso danni alle infrastrutture, perdite agricole, scarsità d’acqua e maggiori costi assicurativi. Eventi che in passato potevano essere considerati anomalie stagionali devono quindi essere letti sempre più come un rischio economico strutturale.
Da qui la necessità di investire in infrastrutture resilienti, sistemi idrici, agricoltura, protezione dalle calamità e città capaci di affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Al riguardo, afferma De Felice:
"Un’economia realmente sostenibile deve essere al tempo stesso a basse emissioni di carbonio e resiliente"
La distinzione tra transizione e adattamento diventa quindi sempre più sfumata: la capacità di contenere gli effetti del cambiamento climatico e quella di prepararsi alle sue conseguenze sono ormai parti della stessa strategia.
Il ruolo delle istituzioni finanziarie
La portata della trasformazione rende necessaria una stretta interazione tra i singoli attori. Governi, imprese, istituzioni finanziarie, mondo della ricerca e cittadini sono chiamati a svolgere ruoli diversi ma complementari.
Alle istituzioni pubbliche spettano quadri normativi chiari, politiche di lungo periodo e investimenti strategici; alle imprese innovazione e capacità di ripensare i propri modelli produttivi; alla ricerca l’accelerazione del progresso tecnologico.
Le istituzioni finanziarie, sottolinea De Felice, hanno il compito di indirizzare i capitali verso progetti capaci di sostenere insieme sostenibilità e competitività.
Una direzione che trova riscontro anche nella strategia di Intesa Sanpaolo. Il Piano d’Impresa 2026-2029 prevede di destinare al sustainable lending il 30% delle nuove erogazioni a medio-lungo termine, per oltre €110 miliardi, a sostegno della transizione green e di iniziative a impatto sociale. Il Gruppo ha inoltre confermato gli impegni di decarbonizzazione, in linea con l’obiettivo Net-Zero al 2050, rafforzando i target al 2030 relativi alle emissioni finanziate e proprie, all’asset management e all’attività assicurativa.
Investire di più, investire insieme
La sostenibilità, osserva De Felice, viene ancora spesso rappresentata prevalentemente come un costo. La prospettiva deve invece allargarsi: è un investimento nella prosperità futura, nella resilienza e nella stabilità delle economie.
Ma una trasformazione di questa portata non può essere affrontata dai singoli attori separatamente. Il punto decisivo non è quindi soltanto mobilitare maggiori risorse, ma creare le condizioni perché quelle risorse possano convergere verso obiettivi comuni. Non basta il capitale: servono coordinamento, fiducia e cooperazione.
Come sintetizza De Felice:
"La sfida fondamentale del prossimo decennio non consiste soltanto nell’investire di più, ma nell’investire insieme"
In uno scenario nel quale aumentano i rischi climatici, si intensificano le tensioni geopolitiche e accelera la trasformazione tecnologica, la capacità di integrare sostenibilità, innovazione, resilienza e competitività richiede quindi un’azione coordinata tra istituzioni, imprese, sistema finanziario, ricerca e società.
Data ultimo aggiornamento 21 settembre 2026 alle ore 20:06:50