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Punteggio del tennis: come funziona. La guida definitiva alle regole
Contenuto realizzato in collaborazione con la redazione di Ubitennis diretta da Ubaldo Scanagatta
“Quindici”, “trenta”, “quaranta”. Ma perchè nel tennis i punti non si contano normalmente, da uno a quattro? E perchè si parla di “vantaggio” e “parità”? Cosa vuol dire il termine “tie-break”? Il funzionamento del punteggio nel tennis può essere di non immediata comprensione per coloro che si avvicinano per la prima volta a questo sport. Ma, in realtà, non c’è niente di difficile. Ecco una breve e semplice spiegazione che vi toglierà qualsiasi dubbio.
Le basi del punteggio: dal punto al match
Si parte dallo 0-0, e un punto alla volta si arriva al vincitore che alza le braccia al cielo. Sì, ma come? Anzitutto, va introdotto il concetto di gerarchia del punteggio. Si vincono punti per vincere un game; si vincono game per vincere un set e si vincono set per vincere il match. Dunque, quando si dice che un set termina 6-4 significa che un giocatore ha vinto sei game contro i quattro dell’avversario. E se un match termina in tre set, ad esempio 6-4 4-6 6-4, significa che il vincitore ha vinto due set, contro solo uno dell’avversario.
Come funziona il punteggio in un game: 15, 30, 40
Quindici-trenta-quaranta-gioco. Questa è la sequenza numerica, sicuramente anomala, che porta un tennista a vincere un game. Ma perchè non contare i punti con la numerazione ordinaria? Ebbene, non esiste una risposta chiara e univoca a questa domanda. I punti si contano in questo modo da così tanto tempo che gli storici da sempre dibattono sulla vera origine di questa abitudine. L’ipotesi più accreditata, che si fonda su un testo risalente al 1435 del nobile francese Carlo di Valois-Orleans, sostiene che si prese come riferimento il quadrante di un orologio. Ad ogni punto, la lancetta veniva fatta avanzare di un quarto d’ora, con una leggera modifica: invece di 45, al terzo punto si spostava sul 40, perché in caso di parità a 45 uno spostamento di 15 minuti sarebbe valsa la vittoria e, quindi, si optò per decretare il terzo punto come 40 e non 45, permettendo alla lancetta di avere un margine in più in caso di parità.
La situazione di parità: "Deuce" e "Vantaggio"
Quanto accennato sopra è l’espressione di uno dei concetti base del tennis, il principio di meritocrazia. La regola è: per vincere un game non basta fare un punto in più dell’avversario, ma ne servono due, per evitare che le sorti di un match possano essere decise da un singolo colpo di fortuna. Ecco perchè, in caso di arrivo sul 40-40, esiste il meccanismo del vantaggio-parità (deuce, in inglese). Insomma, per vincere un game servono sempre e comunque due punti di scarto. Da sottolineare che questo discorso vale solo per il singolare, perchè nel doppio, da qualche anno, è stato introdotto il punto decisivo sul 40-40.
Lo stesso concetto improntato alla meritocrazia, in linea generale, vale anche per i set: per vincerne uno servono almeno due game in più dell’avversario. Ma il principio, in questo caso, viene stemperato dal ricorso al tiebreak sul 6-6, per porre un limite alla possibile durata di un set.
Il tie-break: la regola per risolvere i set in parità
Che cos’è, dunque, il tie-break? Si tratta, di fatto, del game decisivo, in Francia, infatti, è definito jeu decisif, che chiude un set nel caso in cui si arrivi sul punteggio di 6-6. Qui, a differenza che nel resto del parziale, i punti seguono la numerazione ordinaria: 1,2,3… Vince il tie-break il giocatore che per primo arriva a 7. Ma quello che non cambia è il principio di meritocrazia: anche per vincere il tie-break servono due punti di scarto. Di conseguenza, in caso di 6-6, si dovrà arrivare a 8 e così via. Come per ogni regola, c’è sempre l’eccezione: oggi, non è sempre stato così, nei tornei dello Slam il quinto e ultimo set si chiude con un super tie-break in cui vince chi arriva a 10 punti. Anche in questo caso, comunque, servono due punti in più dell’avversario, dunque si può procedere a oltranza finché l’equilibrio non viene spezzato.
Quanti set servono per vincere un match? Le differenze (uomini e donne)
In tutti i tornei ATP e WTA, così come nella Coppa Davis e nella Billie Jean King Cup, per vincere un match occorre aggiudicarsi due set. Di conseguenza, una partita dura al massimo tre set. Per questo si dice che le partite si giocano “al meglio dei tre set”. L’eccezione, qui, riguarda quanto avviene nei quattro tornei del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open), i più importanti eventi dell’anno. In queste occasioni, solo in campo maschile e non tra le donne, per vincere un match occorre conquistare tre set; le partite possono quindi durare al massimo cinque set (da qui l’espressione “al meglio dei cinque set”).
Data ultimo aggiornamento 29 luglio 2026