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RUSSIA E PAESI UEEA ALL’INDOMANI DELLO SHOCK PANDEMICO E DI FRONTE ALLE SFIDE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

  • Presentata la ricerca di Intesa Sanpaolo realizzata in occasione del XIV Forum Economico Eurasiatico di Verona
  • Analisi delle ripercussioni economiche della crisi pandemica: per l’Unione Economica Eurasiatica (UEEA) crescita prevista del PIL nel 2021 al +4% dopo il calo del 3,1% del 2020. Forte rimbalzo dell’export dei distretti italiani verso l’UEEA, soprattutto quelli più attivi su brevetti green
  • Focus su approccio e politiche dell’UEEA verso le tematiche ambientali ed ESG: la Russia ha già avviato programmi per diversificare il proprio mix energetico. Anche le istituzioni finanziarie in campo per integrare i profili ESG nei propri modelli di gestione. Emissione di green bond in aumento

Milano, 20 ottobre 2021 - Presentata oggi a Milano la ricerca “Russia e Paesi UEEA all’indomani dello shock pandemico e di fronte alle sfide del cambiamento climatico” a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e realizzata in occasione del XIV Forum Economico Eurasiatico di Verona che si terrà il 28-29 ottobre.

Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, e l’autore della ricerca Gianluca Salsecci, Co-Head of International Research Network della banca, hanno illustrato lo studio nel corso di una conferenza con l’Associazione Conoscere Eurasia per presentare il programma del Forum. L’edizione di quest’anno della ricerca ha voluto indagare non solo i principali indicatori economici e il trend di interscambio tra l’Italia e i Paesi appartenenti all’Unione Economica Eurasiatica (UEEA), ma per la prima volta si arricchisce di dati e analisi sull’approccio e le politiche della Russia e dell’UEEA verso le tematiche ambientali.

RUSSIA E UEEA DI FRONTE ALLE SFIDE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

In vista del COP26 di Glasgow, la Russia si è impegnata a portare la riduzione delle emissioni entro il 2030 al 30% rispetto ai livelli del 1990. La Russia è il quinto emittente mondiale di CO2 con una quota al 2018 del 4,2% in una classifica che vede la Cina al primo posto con il 24,7%, seguita dagli Stati Uniti con il 12,3% e da India e Unione Europea intorno al 7% ciascuna.

Di fronte alla urgenza della questione climatica, la transizione energetica appare un percorso inevitabile sul piano globale. In questo contesto, la Russia si trova di fatto ad affrontare la sfida stretta da due ordini di considerazioni. Da una parte, sono evidenti i danni che il riscaldamento globale sta provocando sul suo territorio (in primis le conseguenze del progressivo disgelo del permafrost sulle aree artiche): secondo alcuni osservatori, l’assottigliamento del gelo artico potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita pari a circa 3 punti percentuali di PIL entro il 2030. Dall’altra, sono note le sfide per la propria economia – essenzialmente dipendente da idrocarburi – per effetto di alcune misure per abbattere le emissioni di CO2 in discussione sul piano internazionale. Tra di esse, la proposta UE del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM): secondo alcune stime, e tenuto conto dell’interscambio tra Russia e UE, l’introduzione del meccanismo potrebbe comportare costi per gli esportatori russi per 33 miliardi di euro tra il 2025 e il 2030.

Sul fronte della transizione energetica la Russia valuta di poter disporre nel medio termine delle risorse necessarie per affrontarne le sfide. In tale prospettiva il Paese ha avviato una serie di iniziative volte a differenziare il suo mix energetico in nuove direzioni, come l’espansione del settore eolico e, sfruttando uno specifico know-how, la produzione di idrogeno (blu e verde), su cui ambisce a divenire leader mondiale con una quota di mercato del 20% nel 2030. Quanto alle misure di decarbonizzazione, alcuni programmi di carbon trading - attraverso progetti pilota per l’avvio della produzione di idrogeno e l’attuazione di piani di forestazione - sono già attivi in alcune zone del paese, come nella regione di Sakhalin che per il 2050 è previsto raggiunga la neutralità carbonica.

Analogamente a quanto si va realizzando a livello globale, inoltre, le banche, specie le maggiori, hanno iniziato ad integrare i profili ESG nei propri modelli di gestione dell’attività e dei rischi. Dal lato mercati, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico russo, i green bond sono destinati a diventare un perno centrale della finanza sostenibile nel Paese, con volumi che potrebbero raggiungere i 300 miliardi di rubli entro il 2024. Anche Kazakistan e Kirghizistan hanno intrapreso passi importanti in materia ESG.

UEEA: andamento economico e dinamica del commercio estero

Nei Paesi UEEA - che nel 2020 hanno risentito anche di un andamento avverso del mercato degli idrocarburi - la dinamica del PIL si è mossa sostanzialmente in linea con quella globale. Nel complesso i Paesi UEEA hanno subito un calo del PIL del 3,1%, a fronte di una contrazione globale del 3,2%, ancora più intensa in Europa (con -6,5% in Area euro e -9,8% nel Regno Unito) e più contenuta invece in Asia (grazie ad un +2,3% della Cina). Per il 2021, in presenza di un miglioramento della situazione sanitaria e in assenza di possibili nuove ondate resistenti ai vaccini, la previsione, grazie anche al recupero in corso delle quotazioni petrolifere, è di un rimbalzo della crescita del PIL della UEEA del 4% circa, trainato da Russia e Kazakistan, con ritorno dell’attività economica sui livelli pre-COVID entro fine 2021. Per il 2022 la previsione si colloca al 3%.

Venendo alle dinamiche del commercio, gli scambi multilaterali e bilaterali con l’Italia dei Paesi UEEA e, al suo interno, della Russia hanno risentito in misura determinante delle ripercussioni economiche dello shock pandemico da COVID-19. I dati del 1° semestre 2021 - disponibili per la sola Russia - segnalano con la ripresa dell’economia, un forte recupero anche della dinamica tendenziale dell’interscambio (+29,1%), grazie ad un rimbalzo sia delle esportazioni sia delle importazioni, risalite nel semestre a 208,7 miliardi di dollari (+29,3%) e, rispettivamente, a 136,6 miliardi di dollari (+28,9%).

Guardando alla dinamica del commercio della Russia con le maggiori aree mondiali prosegue la tendenza, rilevata in precedenti edizioni di questo lavoro, verso uno spostamento dell’asse commerciale dall’Europa (in particolare dalla UE) all’Asia (in particolare verso la Cina), evidente con riferimento alle due voci più importanti dell’import e dell’export, rispettivamente i macchinari e i minerali energetici.

Le esportazioni delle regioni italiane e dei distretti industriali nella UEEA

Gli scambi commerciali bilaterali dell’Italia con i Paesi della UEEA hanno mostrato tendenze analoghe a quelle intervenute agli scambi dei Paesi eurasiatici a livello globale, con forte caduta dei flussi nel 2020 e sensibile recupero nel primo semestre del 2021. In dettaglio, nel 2020 l’Italia ha scambiato con la UEEA beni per circa 18,9 miliardi di euro, in calo del 27,8% circa sul 2019, dopo un triennio nel quale l’interscambio era cresciuto del 30% circa, dai 20,1 miliardi di euro del 2016 a 26,1 miliardi di euro nel 2019. I dati del 1° semestre del 2021 indicano un recupero sensibile del commercio. Nel dettaglio, l’Italia ha scambiato nei primi sei mesi dell’anno con i Paesi della UEEA beni per 11,4 miliardi (+16,5%), per effetto di importazioni pari a 7,3 miliardi di euro (+20,8%) ed esportazioni per 4,1 miliardi di euro (+9,6%).

Guardando alle dinamiche distrettuali, punto di forza tipico della manifattura italiana, nel 2020 la pandemia ha fortemente penalizzato l’export verso la UEEA anche nei distretti, sceso dell’11,9%, poco meno di quanto registrato verso il resto del mondo (-12,7%).

Le prime evidenze relative al 2021 segnalano, però, una capacità di reazione importante anche per i distretti. Nel primo semestre dell’anno hanno mostrato un forte rimbalzo dell’export diretto verso l’UEEA, facendo segnare un progresso tendenziale del 29,7% (due punti percentuali in più rispetto a quanto sono riusciti a fare nel resto del mondo), ma soprattutto livelli di export superiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2019 (+4,4%).

A complemento dell’analisi delle dinamiche commerciali dei distretti italiani, in relazione alle tematiche green è incluso nello studio un approfondimento sulla diffusione dei brevetti green nei cluster industriali che più esportano nella UEEA, tracciando una prima fotografia sul processo riguardante la transizione ambientale in chiave tecnologica delle imprese distrettuali.

Ben sei dei primi dieci distretti per numero di brevetti green si posizionino ai primi dieci posti anche della classifica per valore esportato verso i paesi dell’UEEA con i restanti quattro comunque con una buona propensione a esportare verso questi mercati, posizionandosi ai primi venticinque posti per flussi esportati.

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