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Gallerie d'Italia, Umberto Mariani in mostra

Intesa Sanpaolo mostra pittura Umberto Mariani icone russe cultura bizantina

I colori e i soggetti di Umberto Mariani si avvalgono di forme e significati simbolici che sono parenti stretti dell'iconografia bizantina.

La Sala delle Colonne delle Gallerie d’Italia di piazza della Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, fino al 1° marzo 2020 ospita l’esposizione personale di Umberto Mariani (Milano, 1936) dal titolo Frammenti da Bisanzio, atto terzo. In dialogo con icone russe.

La mostra, curata da Francesco Tedeschi, segue quelle realizzate dal maestro a Ravenna (e a Roma) nel 2018 e all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2019 (entrambe intitolate Frammenti da Bisanzio), nelle quali l’artista ha voluto evidenziare le relazioni del suo lavoro con la tradizione culturale e figurativa proveniente dal mondo dell’Oriente bizantino.

Mariani - autore da tempo di opere fondate su un principio di composizione del colore e della materia che prende forma dalle pieghe dei fogli di piombo come nella serie denominata La forma celata -, considera la scelta della monocromia un metodo per rivelare, attraverso la combinazione dei colori e delle forme, una concezione astratta, trascendente e simbolica.

Come spiega in un suo scritto, il lavoro del maestro si riferisce costantemente “a forme e soggetti che appartengono da sempre alla storia dell’arte: il drappeggio, il panneggio e anche altre forme archetipe come l’ellisse, l’uovo, la croce. Il mio panneggio, le mie pieghe non hanno nulla di veristico e nemmeno di realistico, ma semmai si avvalgono di forme e significati simbolici. Si sviluppano all’interno di una logica geometrica e si avvalgono di ritmi e spazi lineari, lontani dalle enfatiche turbolenze barocche. Senza dubbio sono invece parenti stretti dell’iconografia simbolica (oggi si direbbe astratta, mentale, concettuale) e, per certi versi, labirintica del mondo bizantino”. (U. Mariani, Intorno alla bellezza, Milano, novembre 2014).

Per rimarcare questo dialogo a distanza, avviato nelle pagine del catalogo della mostra di San Pietroburgo, le opere di Mariani sono affiancate ad alcune delle più belle e originali icone russe dell’importante raccolta conservata alle Gallerie d’Italia di Vicenza.

I lavori dell’artista - in cui i profondi blu, viola, rossi, assorbono e rimandano una luce che l’oro di alcuni elementi sembra quasi materializzare -, sono motivo di controcanto delle rappresentazioni che mettono in relazione gli Inferi e il Paradiso mediante la figura di Cristo e la personificazione della Trinità, versioni di un racconto che si fa rivelazione trascendente nelle icone russe, eredi e prosecutrici della cultura bizantina.

L’attività di Mariani, inoltre, è rappresentata con due opere della serie concepita negli anni Settanta Alfabeto Afono - in cui le lettere “fasciate” rinunciano al loro valore di segno per essere parte di una silenziosa forma di negazione della parola -, e dal grande trittico Teorema. Grazioso e antigrazioso, nel quale due diverse modalità di usare il monocromo nero introducono un confronto con il vuoto di una tradizione metafisica che dall’Oriente si rispecchia nella cultura contemporanea per essere esplorata come processo di visione, rispetto al piano della immediata percezione fisica.

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