Cultura
La grande arte in Brianza: “Il divino Raffaello. La dama col liocorno"
Dal 29 ottobre all’11 dicembre 2026, il MUST, Museo del Territorio di Vimercate (MB), ospita “IL DIVINO RAFFAELLO. La dama col liocorno”, nuova tappa della rassegna “La grande arte in Brianza”, promossa dalla Fondazione Costruiamo il Futuro con Intesa Sanpaolo e Gallerie d'Italia, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma e il Comune di Vimercate.
Giunto al quarto anno, il progetto prosegue il percorso di diffusione culturale sul territorio avviato a Oggiono nel 2023 con la Madonna del latte di Marco d’Oggiono, seguito dal Narciso di Caravaggio a Merate nel 2024 e da Venere che benda Amore di Tiziano a Carate Brianza nel 2025.
Raffaello Sanzio, Dama col liocorno, inizio del 1505, olio su tavola trasportata su tela (applicata su tavola), 67 x 56 cm. Roma, Galleria Borghese / foto A. Novelli
Raffaello e la Dama col liocorno: il ritratto e il suo significato
Con curatela di Giovanni Morale, Vicedirettore delle gallerie d'Italia - Milano, l’esposizione offre alla comunità e ai visitatori l’opportunità di ammirare la Dama col liocorno, in prestito dalla Galleria Borghese e presentata per la prima volta in Lombardia. Realizzata tra il 1505 e il 1506, durante il soggiorno fiorentino del giovane Raffaello Sanzio, l’opera testimonia il talento dell’artista negli anni che precedono la chiamata a Roma da parte di papa Giulio II, nel 1508, per la decorazione dell’appartamento papale.
Il dipinto raffigura una giovane donna a mezzo busto, dall’identità ancora incerta, elegantemente vestita e seduta davanti al parapetto di un loggiato, oltre il quale si apre un paesaggio collinare dai toni sfumati. L’impostazione del ritratto richiama la Gioconda di Leonardo da Vinci, con cui Raffaello ebbe modo di confrontarsi durante gli anni fiorentini. Lo sguardo rivolto all’osservatore e il piccolo liocorno che la dama tiene tra le braccia caratterizzano la composizione: l’animale, simbolo di purezza e castità, ha suggerito l’ipotesi che l’opera fosse destinata a celebrare un matrimonio.
La riscoperta della Dama col liocorno: attribuzione e restauro
Il suo aspetto attuale è il risultato di una riscoperta che ha permesso di riconoscere la mano di Raffaello e recuperare la figura nascosta dalle ridipinture. Per lungo tempo, infatti, la giovane donna era apparsa nelle vesti di Santa Caterina d’Alessandria, e attribuito alla scuola del Perugino: una ruota dentata prendeva il posto del liocorno e un pesante manto copriva le spalle, modificando il profilo della figura e nascondendo parte del paesaggio.
Nel 1927 Roberto Longhi ricondusse il dipinto al maestro urbinate, anche attraverso il confronto con un suo disegno conservato al Louvre. Il restauro del 1935–1936 rimosse le aggiunte successive, riportando alla luce il liocorno. Le indagini radiografiche hanno rivelato un’ulteriore trasformazione: prima dell’animale fantastico, tra le braccia della dama era raffigurato un cagnolino, simbolo di fedeltà. Un dettaglio che rafforza la possibile lettura nuziale del ritratto.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione curata da Giovanni Morale e prodotta dall’editore, mecenate e collezionista Paolo Cattaneo. In collaborazione con Civita Mostre e Musei, saranno inoltre organizzati laboratori didattici e percorsi di approfondimento destinati alle scuole, nel segno del carattere divulgativo della rassegna.
L’ingresso è libero e gratuito, con prenotazione obbligatoria nei fine settimana e nei giorni festivi. Inoltre, i possessori del biglietto d’ingresso potranno accedere alle sedi delle Gallerie d’Italia a tariffa ridotta fino al 31 dicembre 2026.
Data ultimo aggiornamento 29 ottobre 2026