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INTESA SANPAOLO: PUBBLICATO IL MONITOR DEI DISTRETTI DEL TRIVENETO

Export distretti triveneti, per il terzo trimestre consecutivo crescita a due cifre:

• il polo tecnologico ICT di Trieste, con un balzo del 37% nel  2010 , ha toccato livelli mai raggiunti prima grazie al traino della Germania.
• resta un quadro a luci e ombre che nel corso del 2011 vedrà preseguire il processo di selezione del tessuto distrettuale innescato dalla crisi.

Padova, 19 aprile 2011. E’ stato pubblicato a cura del Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per conto di Cr Veneto, Carive, CariFvg e Btb il Monitor dei distretti industriali del Triveneto aggiornato a dicembre 2010. Lo studio monitora l’andamento dei distretti presenti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

A partire da questo numero, il Monitor dei Distretti dedicato al Triveneto si arricchisce, migliorando la copertura dei distretti dell’area, in particolare per quanto riguarda il settore agro-alimentare. I distretti “tradizionali” triveneti monitorati trimestralmente dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo salgono a 33. A questi si aggiungono 3 poli tecnologici: l’ICT del Veneto, l’ICT di Trieste e il biomedicale di Padova. E’ stata potenziata soprattutto la mappatura del Trentino Alto Adige, che ora può contare su 6 distretti: 4 appartenenti al settore alimentare (bianchi di Bolzano, mele dell'Alto Adige, rossi e bollicine di Trento, mele del Trentino), 2 al sistema casa (legno e arredamento dell'Alto Adige e porfido di Val di Cembra). Sei sono anche i distretti del Friuli Venezia Giulia.
Le esportazioni dei distretti e poli monitorati, che complessivamente nel 2010 erano pari a 19,6 miliardi di euro (18,6 miliardi di euro i 33 distretti tradizionali, 1 miliardo i 3 poli tecnologici), rappresentano quasi un terzo delle esportazioni totali del Triveneto.

Nel quarto trimestre del 2010 le esportazioni distrettuali trivenete hanno registrato una crescita tendenziale del 17,9%. E’ il terzo trimestre consecutivo di crescita a due cifre. Spiccano gli ottimi risultati ottenuti nei nuovi mercati (balzo del 22%), sia vicini (Romania, Repubblica Ceca, Polonia), sia lontani (Cina, Hong Kong, Messico). In accelerazione anche le vendite dirette verso i mercati maturi (+16%), guidati dalla Germania, primo sbocco commerciale e nuovamente “motore” della crescita dei distretti triveneti.
Accelerazione quasi generalizzata dei distretti triveneti, con alcune eccezioni in Friuli Venezia Giulia, dove l’aumento dell’export è stato contenuto (+5,2% la variazione tendenziale nel quarto trimestre del 2010). Pesano le difficoltà delle sedie e tavoli di Manzano (l’unico distretto triveneto ancora in territorio negativo) e la debolezza delle vendite degli elettrodomestici dell’Inox valley (provincia di Pordenone) che risentono del momento difficile del settore immobiliare e delle criticità ancora presenti nel mercato del lavoro di molte economie avanzate.

Meglio hanno fatto i distretti veneti (+18,9%) e, soprattutto, quelli del Trentino Alto Adige (+23,6%). In Veneto, in un contesto di crescita generalizzata, sono stati trainanti i distretti del sistema moda, guidati dall’occhialeria di Belluno e dalle calzature del Brenta, che hanno saputo sfruttare anche la ripresa del mercato del lusso negli Stati Uniti. Anche in Trentino Alto Adige, tutti i distretti sono cresciuti, con in testa le due aree che esportano mele (l’Alto Adige e il Trentino). Molto bene anche il legno e l’arredamento dell’Alto Adige e su nuovi massimi i bianchi di Bolzano.
Per i distretti triveneti il 2010, grazie al recupero partito nei mesi primaverili e all’accelerazione successiva, si è chiuso con una crescita a due cifre dell’export, salito del 10,4% rispetto ai livelli minimi toccati nel 2009. Bene in particolare il Trentino Alto Adige (+11%) che, anche grazie alla sua vocazione agro-alimentare, ha risentito relativamente poco del crollo della domanda del biennio 2008-09 ed è già oltre i livelli pre-crisi. Buono anche il ritmo di crescita del Veneto (anch’esso in progresso dell’11% circa nel 2010) che, tuttavia, resta lontano dai livelli pre-crisi a causa del ritardo di alcuni importanti distretti (mobile d'arte del bassanese, meccanica strumentale di Vicenza, oreficeria di Vicenza, tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno, e, soprattutto, tessile e abbigliamento di Treviso). Nella regione, però, non mancano le note positive: tutti i distretti alimentari sono già su valori di massimo storico (vini del veronese, pasta e dolci veronesi, carni di Verona, prosecco di Conegliano Valdobbiadene), capaci di sfruttare le opportunità di crescita emerse a livello internazionale; la calzatura sportiva di Montebelluna, l’occhialeria di Belluno e le materie plastiche di Treviso, Vicenza, Padova, inoltre, sono sulla via del pieno recupero. A passo lento invece il Friuli Venezia Giulia (solo +0,8% nel complesso del 2010), molto lontano dai valori esportati nel 2007, soprattutto nei distretti delle sedie e tavoli di Manzano e dell’Inox Valley (provincia di Pordenone). Non mancano anche qui le eccezioni positive: sono già oltre i livelli pre-crisi, infatti, i vini del Friuli e i coltelli e forbici di Maniago.

Anche i tre poli tecnologici del Triveneto – ICT veneto, ICT di Trieste e Biomedicale di Padova - non hanno ancora mediamente recuperato quanto perso nel biennio 2008-2009. Nel 2010, infatti, il valore delle esportazioni è dell’8,8% inferiore a quello del 2007. Sono in ritardo due poli tecnologici su tre: per l’ICT Veneto e il biomedicale di Padova, infatti, la crescita delle esportazioni registrata nel 2010 è stata contenuta (+7,6% e +11,7% rispettivamente) e insufficiente a recuperare quanto perso nel biennio precedente. Meglio ha fatto il polo ICT di Trieste, che con un balzo del 37% nel 2007, ha toccato livelli mai raggiunti prima, grazie al traino della Germania.
Resta dunque un quadro a luci e ombre quello che emerge analizzando i dati di export del Triveneto. Nel 2010 emergono, infatti, segnali di recupero che tuttavia non sono generalizzati e sono mediamente insufficienti per ripianare le perdite subite nel corso della crisi. Molti distretti e poli triveneti, inoltre, hanno al loro interno numerose imprese, spesso di piccole e piccolissime dimensioni, con un precario equilibrio economico-finanziario. Conferme in tal senso provengono dagli ultimi dati relativi agli ammortizzatori sociali: nel secondo semestre del 2010, infatti, i distretti triveneti hanno fatto massiccio ricorso alle ore autorizzate di cassa integrazione guadagni (CIG) straordinaria (che spesso è la conseguenza dell’insorgere di situazioni di crisi aziendale) e in deroga (cui accedono soprattutto le realtà artigiane). Anche nel primo bimestre del 2011, le ore autorizzate di CIG straordinaria (pari a 2,9 milioni) e in deroga (1,6), pur rallentando, si sono mantenute su livelli storicamente elevati.

Nel corso del 2011 non si interromperà pertanto il processo di selezione del tessuto distrettuale innescato dalla crisi. Le difficoltà nel trasferire sui listini di vendita i maggiori costi imposti dai rincari dei prezzi delle commodity consentirà, infatti, solo alle imprese più dinamiche di mantenere buoni livelli di redditività. In prospettiva, sarà essenziale puntare sull’export, vista la prevista debolezza della domanda interna. Da questo punto di vista molte imprese trivenete possono ben figurare: è nota la loro elevata propensione a esportare, nonché la loro innata capacità di sfruttare ogni opportunità presente sui mercati internazionali. E’ così, infatti, che si spiegano i recenti successi conseguiti negli sbocchi emergenti ad alto potenziale (Cina in primis) e il pronto aggancio della ripresa della domanda tedesca.

Intesa Sanpaolo
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