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Rapporto Analisi dei Settori Industriali – Novembre 2015


• L’industria italiana chiuderà il 2015 con una crescita del fatturato a prezzi costanti dell’1,4%, sostenuta dal rinnovato dinamismo della domanda interna, in particolare dei consumi per beni durevoli. Il settore automotive, da solo, contribuirà per circa due terzi alla crescita del fatturato totale del manifatturiero.
• Nei prossimi anni è prevista un’accelerazione del fatturato (+1,9% nel 2016 e +2,3% nel 2017 sempre a prezzi costanti), favorita dalle attese positive sugli acquisti di beni di investimento e dal progressivo miglioramento della domanda mondiale.
• Dopo il diffuso recupero registrato nel 2014, la redditività potrà ulteriormente crescere, beneficiando soprattutto del calo dei costi degli input; i livelli pre-crisi del 2007 non saranno tuttavia raggiunti neppure nel 2017.
• La crescita continuerà a essere più intensa, come già nel 2015, nei settori a più alta presenza di imprese multinazionali, a capitale nazionale o estero (automotive, farmaceutica, largo consumo, elettrotecnica).
• Riuscire a inserirsi nelle catene internazionali del valore, attraverso nuovi insediamenti da parte di grandi imprese italiane e straniere, come accaduto nei nuovi Laender tedeschi, potrebbe diminuire il forte divario che ancora caratterizza le regioni del Mezzogiorno, valorizzandone le competenze e le eccellenze già presenti.


L’industria italiana chiuderà il 2015 con una crescita del fatturato a prezzi costanti dell’1,4%, grazie al supporto determinante del settore automotive. Circa i due terzi dell’incremento del fatturato manifatturiero sono infatti spiegati dal contributo diretto di questa filiera (autoveicoli e componenti), che
ha ottenuto un balzo della produzione sulla scia del risveglio della domanda di beni per la mobilità a livello internazionale e nazionale.
Il mercato domestico risulterà, a fine 2015 (Figura 1), la principale fonte di crescita per quasi tutti i settori manifatturieri (undici sui quindici monitorati), grazie alla ripresa dei consumi e ai primi timidi segnali di recupero degli investimenti (con l’eccezione delle costruzioni). Le esportazioni concluderanno, invece, il 2015 con una dinamica meno brillante delle attese, penalizzate dal peggioramento della domanda proveniente dai paesi emergenti e da un andamento del cambio effettivo dell’euro meno favorevole rispetto alle previsioni di inizio anno. L’evoluzione dei valori medi unitari all’export (Figura 2), inoltre, indica come molte imprese manifatturiere stiano utilizzando la leva del cambio soprattutto per recuperare terreno sul piano della redditività, duramente colpita negli ultimi anni di crisi.
Nel nostro scenario, il ROI medio del manifatturiero è pertanto previsto crescere di 0,7 punti percentuali nel 2015 (arrivando al 5,4%), dopo il recupero di circa 1 punto del biennio 2013-’14 (Figura 3). L’analisi di un ampio e rappresentativo campione di imprese manifatturiere evidenzia risultati in termini di ROI in miglioramento per la maggior parte dei settori e, solo dal 2014, anche per le piccole imprese (Figura 4) e quelle del Mezzogiorno, le più colpite dalla crisi e le più interessate dal processo di selezione in corso.
Il mantenimento di basse tensioni sui costi operativi consentirà ulteriori recuperi della redditività nel 2016 e 2017, in un quadro di accelerazione del fatturato, previsto crescere a un tasso medio del 2% nel prossimo biennio.

Cruciale in tal senso appare il rafforzamento della domanda interna, che rimarrà il principale driver della crescita dei settori manifatturieri, grazie anche alle misure governative a favore del reddito delle famiglie e agli incentivi agli investimenti. Anche il canale estero tornerà a dare un contributo positivo alla crescita del fatturato manifatturiero: nonostante i dubbi sull’intensità del rallentamento dei paesi emergenti emersi negli ultimi mesi, la domanda mondiale rivolta alle imprese italiane risulterà positiva e in progressiva accelerazione in tutti i settori, offrendo nuove opportunità di sviluppo sui mercati
internazionali.

I settori
La crescita del manifatturiero italiano nel 2015 sarà contrassegnata dal rimbalzo dell’automobile e motocicli, atteso registrare un ritmo di sviluppo del fatturato a prezzi costanti prossimo al 10%. Si tratta di un risultato straordinario, frutto dei miglioramenti della domanda interna e del consolidamento degli impianti produttivi italiani all’interno delle filiere globali del valore. Questo fattore sostiene anche i risultati positivi previsti per la farmaceutica e il largo consumo, in cui l’Italia ha saputo attrarre investimenti esteri per rafforzare il proprio ruolo come hub produttivo europeo. In un quadro di generalizzata ripresa, solamente la metallurgia registrerà una contrazione, penalizzata dall’evoluzione del comparto della siderurgia, mentre mostreranno ritmi ridotti i settori più legati al mondo delle costruzioni: prodotti in metallo, materiali per le costruzioni e elettrodomestici.
Nel prossimo biennio (Figura 5), l’automobile e motocicli fornirà ancora il maggior contributo allo sviluppo del manifatturiero italiano, grazie al mantenimento di una dinamica solidamente espansiva della domanda interna. Il recupero degli investimenti sosterrà poi il fatturato di elettronica, meccanica ed elettrotecnica, con questi ultimi due settori che riceveranno un significativo contributo anche dal canale estero. La competitività sui mercati internazionali fornirà un apporto determinante allo sviluppo del fatturato di farmaceutica, largo consumo e sistema moda, che continuerà però a scontare, così come altri settori di punta di Made in Italy come il mobile, una domanda interna non particolarmente vivace e sempre più soddisfatta da merci straniere a basso costo. Nell’orizzonte del 2017 anche i settori più legati alle costruzioni potranno beneficiare di un lento recupero del ciclo dell’edilizia, dopo la più lunga crisi dal dopoguerra.

Divari da colmare
Nonostante la diffusa ripresa del 2015 e le attese positive per il prossimo biennio, l’industria manifatturiera italiana continua a scontare la presenza di un nucleo di imprese in difficoltà, le cui performance vincolano lo slancio dei risultati medi in alcuni settori e in alcuni territori.
Spicca, in particolare, il Mezzogiorno, principale responsabile, secondo l’analisi contenuta nel Rapporto e dedicata al confronto tra le regioni meridionali e i nuovi Laender tedeschi, del divario di crescita delle esportazioni tra il nostro paese e la Germania (Figura 6), pur in presenza di competenze ed eccellenze locali da valorizzare, sia in settori tradizionali (agro-alimentare e sistema moda), sia in quelli a elevato contenuto tecnologico (farmaceutica, aerospazio, meccatronica). L’analisi evidenzia come sia stato cruciale, in questo senso, la capacità dei nuovi Laender orientali di attrarre nuovi investimenti dalle aree più avanzate del paese e dall’estero. Tale capacità ha consentito al tessuto produttivo locale di inserirsi nelle catene globali del valore e beneficiare della spinta della domanda mondiale. In parallelo è però fondamentale, come confermano anche i risultati recenti dei diversi settori, un miglioramento della capacità di spesa delle famiglie e un recupero della domanda interna, che potrebbe favorire l’ampio mondo delle piccole imprese, non solo meridionali, più in difficoltà nell’incerto scacchiere internazionale.


Milano, 11 novembre 2015


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