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La cosmetica italiana è in forma: uno studio di Intesa Sanpaolo

L'industria italiana della cosmetica è competitiva e gode di buona salute. Secondo un’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel biennio 2016-2017 le imprese del settore hanno registrato una crescita media di fatturato tra il 9 e il 10% (in aggregato, del 12%), fra le più alte nel panorama industriale, e con una ottima redditività: il risultato ante oneri finanziari e tasse si colloca, per le imprese produttive del settore, quasi al 9%, superato solo da quello dell’industria farmaceutica. Anche per produttività (valore aggiunto per addetto) l’industria cosmetica si colloca ai primissimi posti.

L’analisi è stata compiuta su oltre 1000 imprese di produzione e di distribuzione all’ingrosso di cosmetica, con un fatturato complessivo vicino agli 11,6 miliardi. Oltre la metà sono micro-imprese con fatturato inferiore ai 2 milioni, ma c’è un buon numero (15%) di medio-grandi, con giro d’affari dai 10 milioni in su.

La crescita di patrimonializzazione è un ulteriore segnale positivo: il patrimonio delle aziende cosmetiche ha raggiunto nel 2017, in media, il 30% dell’attivo totale (superiore alla media del comparto manifatturiero) per le imprese di produzione e il 21% per le imprese di distribuzione.

Notevole la crescita di volumi e redditività. Vitale il tessuto produttivo delle startup. La Lombardia regione di eccellenza, con un’organizzazione tipicamente distrettuale e filiere concentrate

L’eccellenza del settore è confermata dall’elevato numero di imprese champion per crescita e redditività. Sono infatti il 20% quelle che nel triennio 2015-2017 hanno registrato aumenti di fatturato superiori al 15%, creato occupazione e riportato margini operativi lordi (EBITDA) superiori all’8%. La metà si trova in Lombardia e più della metà sono industriali. Tra le imprese medio-grandi, in particolare, le championsono circa il 30%. Per avere un riferimento, i champion nell’industria manifatturiera superano di poco il 10%.

Questi risultati sono anche il frutto di investimenti in ricerca e sviluppo, comunicazione, qualità e altre immobilizzazioni immateriali; investimenti che nel caso delle imprese industriali sono quattro volte quelli della media del settore manifatturiero.
Del resto la quota di imprese della cosmetica con marchi registrati a livello internazionale, certificati di qualità, brevetti, certificati ambientali è significativamente più alta rispetto alla media del manifatturiero.

Il tessuto produttivo è molto vitale: accanto al consolidamento delle imprese storiche si è assistito a una notevole nascita di nuove imprese. Le quasi 200 startup nate fra il 2010 e il 2014 hanno registrato nel 2015-2017 un aumento di fatturato di molto superiore a quello delle imprese più adulte e mature.

Per completare il quadro i dati dicono che le imprese con una maggiore presenza di giovani ai vertici presentano risultati migliori in termini di volume d’affari e di redditività.

Dodici province sono quelle che lo studio di Intesa Sanpaolo segnala come dominanti nella specializzazione in cosmetica: nell’ordine Lodi, Cremona, Parma, Roma, Bergamo, Milano, Firenze, Monza e Brianza, Como, Bologna, Torino, Padova. Come si vede, ben la metà sono lombarde, e anche in termini di valore aggiunto la Lombardia è in testa.

In effetti un insieme di fattori ha favorito in questa regione la nascita di un meta-distretto altamente specializzato: concentrazione di elevate competenze in discipline chimiche, contaminazione creativa con altri comparti del made in Italy (moda, design), capacità di anticipare le tendenze, di proporre prodotti innovativi, di alta qualità, personalizzabili e corredati da packaging accattivanti.

In Lombardia poi il comparto conta su un tessuto produttivo organizzato in una filiera ramificata, basata su rapporti di fornitura con caratteristiche tipiche di quelle che si hanno nei distretti. Le imprese lombarde mostrano distanze dagli approvvigionamenti mediamente di 74 km (contro una media italiana, sempre delle industrie di settore, di 125 km), con punte minime di 38 km. Sono valori molto contenuti e simili a quelli osservati ad esempio nei distretti del tessile o della pelletteria.

 

 

Giugno 2019 

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