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INTESA SANPAOLO: PRESENTATO IL VOLUME “La Banca Cattolica del Veneto e il suo patrimonio archivistico. Uomini, tradizioni e territorio”

Da oggi disponibile per la consultazione, all’interno dell’Archivio storico di Intesa Sanpaolo, anche  la documentazione relativa  alla Banca Cattolica del Veneto

Una banca con un forte radicamento sul territorio e una grande attenzione ai bisogni della popolazione.


Vicenza, 24 ottobre 2008.  E’ stato presentato oggi, alla presenza di Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, il volume “La Banca Cattolica del Veneto e il suo patrimonio archivistico.” Il progetto, culminato nella pubblicazione del libro, e fortemente voluto dall’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, è stato quello di riportare alla luce e rendere fruibili i giacimenti documentari della Banca Cattolica del Veneto.

In tal modo è diventata accessibile una fonte primaria per lo studio di un istituto di credito regionale, le cui vicende costituiscono un punto di osservazione molto originale sia per la storia del sistema bancario italiano anche a livello nazionale che per le ricerche sul movimento cattolico e sull’evoluzione della società veneta.

Dalle carte inventariate si deducono notizie di prima mano sui tratti distintivi di questa banca caratterizzata ai suoi esordi da un azionariato diffuso e capillare, che annovera la presenza di diversi esponenti del clero, “cappellani”, “parroci”, “arcipreti”, di società cattoliche agricole e operaie, e poi contadini operai, falegnami, fabbri ferrai, calzolai, prestinai, casalinghe, campanari, muratori, pittori, osti. E ancora possidenti, studenti, maestri, industriali, farmacisti, architetti.

Nei suoi statuti, la Banca Cattolica del Veneto ha sempre valorizzato gli aspetti di solidarietà sociale con una costante attenzione all’evolversi dei bisogni della popolazione; nel tempo ha realizzato strumenti innovativi che rispondessero alle nuove esigenze create dallo sviluppo economico.

Fondamentale per lo sviluppo della BCV è stata la capacità dei suoi dirigenti, in particolare di Secondo Piovesan, che sono riusciti a creare e rafforzare la corporate identity dell’Istituto, supportata innanzitutto dal forte e sincero legame tra banca e tutti i suoi dipendenti, di cui è testimonianza il ricco patrimonio iconografico.

Persistente è stato il legame tra la Banca e il suo territorio, concretizzato dallo sviluppo capillare della rete (le filiali passano dalle 23 del 1921 alle 165 del 1967), dall’attenzione costante ai bisogni della popolazione (ad esempio servizi dedicati agli emigranti veneti in ogni parte del mondo) e dall’intervento puntuale in caso di calamità (alluvioni, Vajont).

Oggi la conoscenza di questa vicenda può certamente contribuire a legittimare e rinvigorire le attività della nuova «Cassa di Risparmio del Veneto», il primo operatore bancario veneto e  la più grande banca regionale d’Italia .
 
Storia breve della Banca

La Banca Cattolica Vicentina, denominata dal 1930 Banca Cattolica del Veneto, si costituì come «società anonima coooperativa mutua a capitale illimitato» il 4 novembre 1892 a Vicenza ed era autorizzata ad operare inizialmente nella provincia e nella diocesi di Vicenza.
La Banca venne fondata dagli esponenti del movimento cattolico vicentino con lo scopo di sostenere l’economia locale – dominata a fine Ottocento da una agricoltura povera e arretrata – nelle sue componenti più minute, rivolgendosi in particolar modo agli strati sociali più deboli e marginali, contadini, affittuari e piccoli proprietari.

Nei primi anni ‘30, con l’intervento congiunto di Governo e Vaticano, venne decretata la concentrazione del credito cattolico in Veneto e la Banca Cattolica Vicentina, che cambiò nome appunto in Banca Cattolica del Veneto, assunse una dimensione interregionale assorbendo ben nove istituti cattolici.
Attraverso ulteriori acquisizioni la rete territoriale passò quindi dalle ventitré filiali del 1921 alle centoquaranta del 1938, per raggiungere il culmine nel 1967 con centosessantacinque filiali.
La Banca crebbe insieme all’economia della regione, in quella reciproca influenza tra forze imprenditoriali locali e banche minori che contribuì a favorire lo sviluppo sia in campo agricolo sia, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, nel campo della piccola e media impresa industriale, artigiana e commerciale, che andò costituendo proprio in quel periodo l’ossatura produttiva della “terza Italia”.
A fine anni Sessanta la Banca Cattolica del Veneto aveva raggiunto, secondo le valutazioni della Banca d’Italia, uno sviluppo prossimo «alla dimensione ottima, cioè quella nella quale più alta è l’efficienza, intendendosi per efficienza il rapporto tra persone occupate e quantità di servizi resi».
Durante la lunga guida di Secondo Piovesan, che diresse la Banca dagli anni Trenta al 1972, l’Istituto si contraddistinse per le ottime relazioni promosse con i dipendenti e a partire dagli anni Settanta per il particolare investimento nella formazione dei quadri manageriali.

Nel 1972 il Banco Ambrosiano, tramite La Centrale Finanziaria, acquisì la maggioranza relativa delle azioni della Banca Cattolica del Veneto.
La fusione nel 1989 del Nuovo Banco Ambrosiano e della Banca Cattolica del Veneto – due banche assai simili per l’impronta cattolica, per il forte radicamento sul proprio territorio e per la capacità aggregante – diede origine al Banco Ambrosiano Veneto, da cui nel 1998 è sorta Banca Intesa.
 


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