Imprese coesive: filiere, competenze e innovazione per competere
Il 25% delle imprese italiane ha sviluppato relazioni strategiche con altre imprese: co-progettazione, accordi di filiera e condivisione di competenze e investimenti favoriscono innovazione, resilienza e crescita sui mercati.
Perché è importante? La collaborazione tra imprese non è più solo una scelta organizzativa, ma una leva decisiva per rafforzare la competitività, migliorare la sicurezza delle filiere, accelerare la transizione sostenibile e affrontare mercati globali sempre più complessi.
In questo articolo potrai scoprire anche i risultati del Rapporto “Coesione è Competizione” 2026, realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e IPSOS Doxa.
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12 giugno 2026
Negli ultimi anni le imprese italiane hanno rafforzato sempre più le relazioni con le altre imprese e hanno puntato sulla coesione come leva strategica per crescere. La collaborazione tra aziende non è quindi più solo un’opzione, ma una componente essenziale della competitività, anche per far fronte alle recenti tensioni geopolitiche e agli shock globali.
Il Rapporto Coesione è Competizione 2026 - realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e IPSOS Doxa - evidenzia come, tra il 2020 e il 2025, le imprese coesive hanno quasi raddoppiato le relazioni con altre aziende. Oggi quasi un’impresa su quattro intrattiene rapporti strategici con partner produttivi, commerciali o tecnologici. Un dato che conferma come la coesione stia diventando un vero e proprio modello industriale.
Dalla collaborazione all’innovazione condivisa
Le imprese che scelgono di cooperare lo fanno innanzitutto per innovare. Quasi la metà delle aziende coinvolte in relazioni collaborative partecipa a processi di co-progettazione di prodotti, servizi o processi produttivi con altre aziende.
Oltre alla collaborazione per l’innovazione, un ruolo rilevante è svolto dagli accordi di filiera e dal coordinamento nelle catene di fornitura e negli acquisti, che coinvolgono circa un terzo delle imprese.
Meno diffuse ma comunque significative sono le collaborazioni nella ricerca e sviluppo tecnologico, nelle strategie commerciali e di internazionalizzazione, così come nella condivisione di risorse — dagli spazi produttivi alla formazione del personale. Anche ambiti come il welfare aziendale, la comunicazione e gli acquisti congiunti iniziano a essere terreno di sinergie tra imprese.
Le ragioni della coesione
Alla base di questo rafforzamento delle relazioni ci sono cinque driver principali:
1. sicurezza della filiera
2. sostenibilità ed efficienza energetica
3. innovazione tecnologica
4. accesso ai mercati esteri
5. tutela delle competenze territoriali.
Negli ultimi anni, la necessità di garantire stabilità e tracciabilità nelle catene di approvvigionamento si è intensificata, spingendo le imprese a rivedere le proprie strategie. Il contesto geopolitico ha infatti reso evidente il valore di supply chain più corte e controllabili, favorendo fenomeni come il reshoring e il friendshoring. Le imprese reagiscono diversificando fornitori e mercati, ma anche rafforzando relazioni di fiducia lungo la filiera.
Allo stesso tempo, cresce l’attenzione verso sostenibilità e criteri ESG, sempre più determinanti per accedere a finanziamenti e opportunità di mercato. La tracciabilità delle produzioni, la riduzione dell’impatto ambientale e l’uso efficiente delle risorse diventano inoltre elementi centrali nei rapporti tra aziende.
Economia circolare e competenze per le transizioni green e digitale
La collaborazione tra imprese si sviluppa anche lungo le direttrici della transizione ecologica e digitale. In particolare, l’economia circolare rappresenta un terreno fertile per la nascita di sinergie: gli scarti di un’azienda possono trasformarsi in risorse per un’altra, generando benefici ambientali ed economici.
Parallelamente, la crescente complessità tecnologica spinge le imprese a stringere alleanze per accedere a competenze avanzate senza doverle sviluppare internamente. Le partnership tecnologiche diventano quindi uno strumento per accelerare l’innovazione e affrontare sfide complesse, dalla decarbonizzazione alla digitalizzazione dei processi produttivi.
Crescono reti, consorzi e partnership
Dal punto di vista organizzativo, le forme di collaborazione più diffuse includono contratti di rete, consorzi e accordi di joint development. I contratti di rete, in particolare, sono in costante crescita: a fine 2025 erano oltre 10.000 (+7,6% rispetto al 2024), coinvolgendo circa 53.000 imprese, prevalentemente di piccola dimensione.
Queste aggregazioni consentono alle aziende di mantenere la propria autonomia, condividendo al contempo risorse, strategie e obiettivi. Le principali motivazioni che spingono alla creazione di reti sono l’aumento del potere contrattuale, la condivisione di costi e investimenti e l’accesso a bandi, finanziamenti e opportunità di mercato.
I risultati sono generalmente positivi: le imprese coinvolte valutano in modo favorevole la composizione delle reti e i benefici ottenuti, anche se resta ancora un margine di miglioramento nella capacità di innovare in modo congiunto.
Filiere e distretti trainano l’export
Le dinamiche di coesione rafforzano anche la competitività internazionale del sistema produttivo italiano. I distretti industriali continuano a rappresentare un pilastro dell’export nazionale, che nel 2024 ha raggiunto nuovi livelli record. In particolare, la filiera agroalimentare mostra una crescita costante sui mercati esteri, ma anche altri comparti distrettuali (es. meccanica, moda) mantengono buone performance.
Le aggregazioni tra imprese si rivelano decisive per affrontare i mercati internazionali, soprattutto per le PMI, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per operare da sole su scala globale. Condividere competenze, reti commerciali e investimenti consente di superare limiti dimensionali e rafforzare la presenza all’estero.
Misurare la coesione per crescere
Un elemento chiave per consolidare queste dinamiche è la capacità di misurare i risultati delle collaborazioni. Oltre il 60% delle imprese monitora in modo sistematico gli effetti delle relazioni, valutandone l’impatto su innovazione, reputazione e accesso ai mercati.
Quando i benefici sono evidenti e condivisi, le relazioni tendono a consolidarsi e ad ampliarsi, generando un circolo virtuoso. La coesione, quindi, non è solo una risposta alle crisi, ma un fattore strutturale di sviluppo.
In un contesto globale sempre più complesso, le imprese italiane sembrano aver trovato nella collaborazione un alleato strategico. I dati lo confermano, le imprese coesive ottengono performance migliori: un segnale chiaro di come il futuro della competitività passi sempre più attraverso relazioni solide, filiere integrate e capacità di fare sistema.
Data ultimo aggiornamento 12 giugno 2026 alle ore 13:36:39