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INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE DEL NORD EST: UN PROCESSO DI QUALITA’

I risultati della ricerca promossa dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata dalla Fondazione Nord Est evidenziano che:
 
• 6 grandi imprese su 10 internazionalizzano e 4 piccole imprese su 10

• oltre il 46% delle imprese nordestine ha rapporti stabili con l’estero

• la Provincia Autonoma di Bolzano ha il 51,4% di imprese presenti all’estero, il Veneto il 46,9%, il FVG il 43,9% e la Provincia Autonoma di Trento il 37,9%

• il 54,5% degli imprenditori interpellati ritiene che  il processo di internazionalizzazione sia positivo per i livelli occupazionali


Padova, 06 maggio 2008 – Il 46,3% delle imprese che compongono il sistema imprenditoriale nordestino intrattiene stabilmente relazioni con l’estero. Lo si evince dall’ indagine sulla “Internazionalizzazione delle Imprese del Nord Est” promossa dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata dalla Fondazione Nord Est che si è svolta nei primi quindici giorni di febbraio e ha visto protagonista un campione significativo composto da 1.000 titolari di imprese attive nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Le aziende selezionate appartengono a tutti i settori economici (industria, commercio, servizi alle imprese, servizi alle persone) e contano più di 10 dipendenti in organico.

L’esportazione risulta il processo più immediato e anche quello più diffuso: l’84,6% delle aziende interpellate commercializza all’estero i propri prodotti o servizi. Inoltre vi è anche un 7,3% che ha investito fuori dal confine per aprire stabilimenti in gestione diretta.

Le aziende che hanno scelto di internazionalizzare sono principalmente realtà industriali (il 60,5% delle aziende di tale settore è presente all’estero). Anche se di frequente sono le realtà che superano i 100 addetti ad essere attive sul mercato internazionale (il 69,6%) è da evidenziare che, anche tra le piccolissime (da 10 a 19 addetti), quattro imprese su dieci intrattengono rapporti con l’estero. Dai risultati emerge, infatti, che non esistono reali barriere imposte a un settore o a una microimpresa per allargare il proprio orizzonte ai mercati internazionali.

L’approccio delle imprese del Nord Est con l’estero può essere definito di qualità. Gli imprenditori confermano da un lato la volontà di allungare le proprie reti di sub-fornitura sui mercati esteri per cogliere appieno tutte le migliori opportunità; dall’altro lato la necessità di presidiare stabilmente i mercati emergenti per riuscire a intercettare la domanda latente nei diversi ambiti mondiali, anche tramite una strategia di distribuzione diretta.

Il 54,7% del totale delle aziende interpellate resta, però, indirizzato esclusivamente verso il mercato locale. Si tratta, soprattutto, delle imprese di piccole dimensioni e attive in determinati settori (in particolare costruzioni e commercio). Il dato relativo alle aziende che operano in ambito locale comprende anche il 6,8% di imprese che ha rinunciato al business con l’estero per rientrare stabilmente in Italia e una percentuale residua (lo 0,5% degli intervistati) che non ha rapporti con l’estero, ma che non esclude una futura internazionalizzazione dell’attività. Ciò che si evince da questi ultimi dati è che esiste una certa “fissità” dei due blocchi di imprese, concentrati nelle rispettive sfere di interesse e per il momento non intenzionate a mutare le proprie strategie: chi ha già rapporti con l’estero persegue con lo sviluppo di tale strategia; chi, invece, agisce sul mercato locale tende a restare concentrato sul territorio italiano.


Tutte le aree del Nord Est italiano dimostrano una spiccata vocazione al commercio internazionale. Si distingue la Provincia Autonoma di Bolzano con il 51,4% di imprese presenti all’estero, segue il Veneto con il 46,9% e subito dopo il Friuli Venezia Giulia con 43,9%. La Provincia Autonoma di Trento conta il 37,9% di imprese che hanno internazionalizzato e rappresenta una parziale eccezione rispetto ai trend degli altri territori analizzati.

Ciò che emerge dall’indagine della Fondazione Nord Est è che il processo di internazionalizzazione può rappresentare una evoluzione non solo per l’azienda stessa, ma anche per il territorio sia di origine che di destinazione delle imprese italiane.

La scelta di internazionalizzare avvia un importante processo di consolidamento e trasformazione aziendale. Gli imprenditori intervistati avvertono il bisogno di competenze professionali elevate (nel 36% dei casi), l’esigenza di nuove figure professionali esperte nel gestire un’azienda che opera su più mercati (32,5%) e la necessità di nuovi investimenti in ricerca e sviluppo (27,6%). Necessità contingenti quindi, ma che determinano, a lungo termine, una crescita qualitativa della singola azienda e un miglioramento complessivo del sistema produttivo e del mercato del lavoro locale.

Oltre l’80% degli imprenditori intervistati ritiene, infatti, che le aziende riescano a trarre vantaggio dal processo di internazionalizzazione. Viene giudicato positivo, seppur con maggiore cautela, anche l’impatto dei rapporti con l’estero sul sistema economico nordestino nel suo complesso (secondo il 64%). Il 54,5% degli imprenditori interpellati, poi, evidenzia che il processo di internazionalizzazione abbia effetti positivi anche sui livelli occupazionali.

Positivi effetti si avrebbero anche per il sistema Italia. L’internazionalizzazione, infatti, ha giocato un ruolo rilevante non solo nel migliorare le performance economiche delle singole imprese, ma, soprattutto, nello spingere il sistema economico a intraprendere un importante percorso di trasformazione, attraverso maggiori investimenti in ricerca e innovazione e in risorse umane qualificate.

Quasi il 90% degli imprenditori del Nordest ritiene, infine, che l’interesse all’estero delle aziende italiane induca un effetto positivo sul sistema socio-economico dei paesi di destinazione e che sarebbero questi ultimi i maggiori beneficiari di tale processo.

“La ricerca ha dimostrato che le aziende, che hanno saputo affrontare i cambiamenti del mercato e sono riuscite a crescere e svilupparsi all’estero, hanno anche avviato un processo virtuoso al loro interno di innovazione, R&S, crescita delle competenze e aumento dell’efficienza”  afferma Rinaldo Panzarini, direttore generale Cariparo. “La nostra Banca, grazie all’appartenenza al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha tutte le caratteristiche per poter essere al fianco delle imprese che vogliono essere dinamiche sia sul mercato domestico, dove Intesa Sanpaolo è leader con oltre 6mila sportelli, sia all’estero dove presidia 34 Paesi, con 41 strutture e circa 930 risorse, con rapporti ormai consolidati.”

 

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