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INTESA SANPAOLO PRESENTA IL RAPPORTO SULL’ECONOMIA E FINANZA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI 2011 CON 49.000 AZIENDE ANALIZZATE

• NEL 2011 IL FATTURATO DEI DISTRETTI IN CRESCITA DELL’8,5%, PREVISIONI DI CRESCITA PIÙ CONTENUTE PER IL 2012 E 2013

• PREMIATE LE IMPRESE DISTRETTUALI CHE ESPORTANO, MARGINI OPERATIVI IN RECUPERO PARZIALE, LA POLARIZZAZIONE TRA IMPRESE MIGLIORI E PEGGIORI SI MANTIENE ELEVATA

• RETI D’IMPRESA E CONFIDI STRUMENTI FONDAMENTALI NELL’AFFRONTARE LA CRISI

Milano, 7 febbraio 2012. Il Consigliere Delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani e il Chief Economist Gregorio De Felice hanno presentato oggi la quarta edizione del Rapporto annuale che il Servizio Studi e Ricerche della Banca dedica all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali. L’analisi riguarda i bilanci aziendali per il triennio 2008-10 e comprende quasi 13.000 imprese appartenenti a 139 distretti industriali e circa 36.000 imprese non distrettuali specializzate nei settori produttivi rilevanti per gli stessi distretti. Sono poi riportate le stime sui risultati di bilancio delle imprese nel 2011 e le previsioni per il biennio 2012-13. Il Rapporto si sofferma, infine, sui segnali di trasformazione del mondo distrettuale, in particolare in tema di evoluzione delle strategie finalizzate a rafforzare la competitività.

Risultati 2010

• PREMIATE LE IMPRESE DISTRETTUALI CHE ESPORTANO

• RECUPERO PARZIALE DEI MARGINI OPERATIVI

• POLARIZZAZIONE ANCORA ELEVATA TRA IMPRESE MIGLIORI E PEGGIORI

Il fatturato delle imprese dei distretti nel 2010 è cresciuto dell’8,3%, un valore superiore a quello delle imprese non distrettuali, pari al 6,6%. Su tale differenza ha inciso soprattutto la più pronunciata propensione a esportare delle imprese distrettuali, che le ha premiate in un anno di ripresa della domanda mondiale, a fronte di un mercato interno rimasto debole. Il fatturato 2010 è tuttavia ancora del 10,6% inferiore rispetto ai livelli registrati nel 2008; il divario è leggermente più pronunciato nelle aree non distrettuali (-11,5%).

Anche sul fronte dei margini di profitto, il 2010 ha rappresentato un anno di recupero solo parziale. In termini di margini operativi netti (in % del fatturato), le imprese dei distretti hanno recuperato 0,6 punti percentuali, all’incirca la metà di quanto perso dai livelli del 2008. Le imprese non-distrettuali stanno avendo tuttavia una ripresa più lenta (il livello del 2008 è distante ancora un punto). Il recupero di redditività e crescita non si è tradotto in un ridimensionamento significativo della dispersione dei risultati tra le diverse aziende che, sia nei distretti sia nelle aree non distrettuali, sono rimasti molto polarizzati. In termini di EBITDA margin, la distanza tra le imprese migliori e quelle peggiori è stata pari a circa 20 punti percentuali (+15,7% per le migliori e -3,9% per le peggiori). In termini di variazione del fatturato il differenziale tra imprese migliori e peggiori si è addirittura ampliato.

Proiezioni al 2011 e previsioni per il biennio 2012-13

• 2011: AUMENTO FATTURATO 8,5%

• 2012-2013: PREVISIONI DI CRESCITA PIU' CONTENUTE

Nel 2011, sulla base delle stime contenute nel Rapporto, il fatturato dei distretti dovrebbe avere registrato un aumento dell’8,5% a prezzi correnti, mezzo punto percentuale in più rispetto alle aree non distrettuali. I margini operativi dovrebbero poi avere recuperato altri tre decimi di punto. Il biennio 2012-13 si è aperto all’insegna di previsioni di crescita del fatturato più contenute. Nell’ipotesi che i distretti industriali riescano a far leva sulle loro strutturali caratteristiche di dinamicità, si prevede una crescita del fatturato distrettuale inferiore al punto percentuale nel 2012 e attorno al 3% nel 2013. La maggiore proiezione sui mercati esteri dovrebbe continuare a premiare le imprese distrettuali: dovrebbe pertanto permanere, anche in previsione, il differenziale positivo tra le performance dei distretti industriali e quelle delle imprese non distrettuali.

I segnali di trasformazione in corso

• NEL MONDO DISTRETTUALE MAGGIOR PROPENSIONE AD INVESTIRE ALL'ESTERO E AD INNOVARE

• CONSOLIDAMENTO DELLE RETI D'IMPRESA

• FONDAMENTALE IL RUOLO DEI CONFIDI PER SUPERARE LE CRITICITA' DELLE FILIERE

Il Rapporto si sofferma su alcuni segnali di trasformazione del mondo distrettuale. Grazie ad una banca dati appositamente costruita, emerge una maggiore propensione a investire all’estero delle imprese distrettuali. Attualmente, ogni 100 imprese distrettuali, ci sono 25 imprese partecipate estere; questa quota si ferma a 16 nelle aree non distrettuali. Questo risultato non è legato all’operare di pochi grandi investitori ma ad una elevata e crescente diffusione dell’internazionalizzazione. La quota di imprese distrettuali con almeno una partecipazione all’estero è infatti, più elevata rispetto alle imprese non distrettuali (6,6% vs. 4,5%). Le imprese non hanno tuttavia perso il contatto con il territorio di origine, dal quale traggono parte della loro competitività. E’ invece ancora contenuta la presenza di multinazionali estere nelle aree distrettuali italiane.

Analizzando i dati più recenti dello European Patent Office, emerge poi con forza la maggiore e crescente propensione a innovare delle imprese distrettuali rispetto a quelle non distrettuali (16 brevetti ogni 100 imprese contro 12). Al tempo stesso, le imprese che operano nei distretti appaiono meno propense a utilizzare i risultati della ricerca scientifica; le loro innovazioni sono pertanto meno radicali. E’ questo evidentemente un punto di debolezza, che rende meno facile una crescita accelerata.

Le relazioni delle imprese distrettuali con altre imprese stanno evolvendo verso forme nuove, coinvolgendo spesso soggetti esterni ai distretti, attraverso le reti d’impresa, anche nella forma di “contratti di rete”. Le sinergie che se ne possono ricavare dovrebbero in prospettiva aiutare le imprese in rete a rafforzare il proprio posizionamento competitivo, soprattutto sul fronte dell’innovazione, della promozione e della distribuzione. In un caso su due, i 179 contratti di rete analizzati hanno come obiettivo principale l’innovazione.

Le imprese distrettuali continuano poi ad avvalersi ampiamente dei vantaggi che provengono dalla forma organizzativa a “gruppo” e vi sono segnali di accelerazione del suo utilizzo. Se si tiene conto delle aggregazioni in gruppi per l’anno 2011, la dimensione media delle imprese distrettuali cresce notevolmente (+74% in termini di valore aggiunto), per lo più in linea con quanto emerge per le aree non distrettuali.

Le relazioni lungo la filiera sono state tradizionalmente un punto di forza della nostra industria in generale e dei distretti in particolare. Il Rapporto ha evidenziato tuttavia tre criticità.

• Le imprese minori hanno avuto più difficoltà negli ultimi anni e sembrano pertanto meno attrezzate per gestire la congiuntura negativa che si prospetta per il 2012. Vi sono pertanto rischi di numerose uscite.

• Il credito commerciale concesso dalle imprese minori è continuato a crescere in modo preoccupante a causa delle significative dilazioni di pagamento che devono rilasciare alla loro clientela. In prospettiva, queste tensioni potrebbero risultare per molte imprese difficilmente gestibili.

• Le imprese più deboli (siano o meno di piccole dimensioni) stanno manifestando una maggiore difficoltà rispetto al passato a trovare soluzioni che le riportino su un sentiero di sostenibilità economico-finanziaria.

Questi tre fattori, con i loro effetti combinati, mettono a rischio l’efficienza delle filiere. Occorre quindi sviluppare iniziative per mantenere la loro integrità. Uno strumento utile possono essere i Confidi. L’analisi condotta ha mostrato che l’intervento dei Confidi, ex post, ha avuto effetti positivi in termini di crescita: le imprese che hanno ottenuto la garanzia hanno complessivamente avuto migliori performance sia come attivo che come fatturato, pur presentando una accentuata maggior fragilità finanziaria.

I distretti dell’agro-alimentare e i poli tecnologici

• OTTIME POTENZIALITA' DI CRESCITA PER L'AGRO-ALIMENTARE E PER I POLI TECNOLOGICI

• EFFETTI DI SPILLOVER PER L’INTERA INDUSTRIA ITALIANA

Il Rapporto dedica infine un’attenzione particolare a due comparti specifici, che potrebbero dare contributi molto importanti per la crescita complessiva del paese. Il primo è quello dei distretti dell’agroalimentare, che presentano ottime potenzialità di crescita sui mercati esteri, grazie al contenuto innovativo e di qualità di molti prodotti, che formano barriere per i competitor. L’altro comparto è rappresentato dai “poli tecnologici”. I 20 poli individuati nel Rapporto appartengono ai settori ICT, biomedicale, aeronautico e farmaceutico e mostrano tassi di espansione strutturalmente migliori rispetto ai distretti “tradizionali”. E’ difficile che l’Italia possa riacquistare a breve una posizione di punta sul piano dell’alta tecnologia, ma questi settori e poli possono comunque offrire molte opportunità di crescita e garantire effetti di spillover importanti sull’intera industria.

 

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