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COMUNICATO STAMPA

INDUSTRIA 4.0: CONFINDUSTRIA E INTESA SANPAOLO
PRESENTANO L’ACCORDO “PROGETTARE IL FUTURO”
12 MILIARDI PER LE IMPRESE DEL VENETO

• Al centro l’industria 4.0 e gli sviluppi del Digitale
• A regime il sistema qualitativo del rating di credito e il nuovo modello di valutazione delle startup
• L’avanzo commerciale veneto nel 1° semestre del 2017 ha raggiunto i 7 miliardi di euro circa, più di un terzo del totale italiano
• Venezia ha lentamente recuperato i valori delle esportazioni del 2008 toccando nel 2016 i 4,6 miliardi di euro, grazie ai settori trainanti dell’industria delle bevande e dei vini, della meccanica, delle calzature e dei mobili
• In Veneto nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 97% (dall’80% del 2008); la percentuale di imprese con sito web era pari al 78,5% nel 2016, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana; la quota di addetti che utilizzano computer connessi a internet è salito al 39,6% nel 2016 (dal 26,8% del 2008)

Scorzè, 7 novembre 2017 – È stato presentato oggi a Scorzè (Ve), con la collaborazione di Confindustria Venezia Area metropolitana Venezia Rovigo, l’accordo triennale “Progettare il futuro” tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’.

La partnership, che mette a disposizione un plafond triennale nazionale di 90 miliardi di euro a livello nazionale di cui 12 miliardi per il Veneto, è presentata presso l’azienda Arredo3. Sono intervenuti Ivano Fistani, presidente Arredo3, Fabrizio Alfano, direttore Commerciale Imprese Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige Intesa Sanpaolo, Alberto Baban, presidente Confindustria Piccola Industria, Paolo Bada, direttore Area Imprese Venezia e Provincia Intesa Sanpaolo, Lorenzo Fabian, delegato del Rettore per società di spin off, start up e rapporti con le imprese Università Iuav di Venezia, Massimo Ghedin, direzione IT e sviluppo processi Interni Arredo3, Giovanni Pavan, Area Manager Direzione Business & Top Clients Nord Est TIM e Vincenzo Marinese, presidente Confindustria Venezia Area Metropolitana Venezia Rovigo. Ha moderato Luca Barbieri, Direttore Innovation Nation.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da pmi, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso. Occorre partire subito perché le tecnologie sottostanti Industry 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

Alberto Baban presidente Confindustria Piccola Industria: “La quarta rivoluzione industriale rappresenta un'opportunità imperdibile, ovunque, anche qui in Veneto dove gli imprenditori sono profondamente attaccati al territorio e si impegnano quotidianamente per favorirne la crescita. La tecnologia è semplicemente un mezzo, il fine è quello della crescita culturale prima che dimensionale delle aziende che per competere dovranno essere cucite su misura per le esigenze dei nuovi consumatori. La trasformazione digitale, per essere efficace, necessita anche di un'evoluzione del rapporto banca-impresa e proprio in questa cornice si inserisce l'accordo con Intesa Sanpaolo che abbiamo presentato oggi. Gli incentivi relativi al 4.0 saranno rinnovati per tutto il 2018: l'iperammortamento ci sarà e anche il superammortamento, sebbene leggermente ridotto. Ci sono risorse enormi per le nostre imprese: non lasciamole sfuggire.”

Vincenzo Marinese, presidente Confindustria Venezia Area Metropolitana Venezia Rovigo: “Impresa 4.0 non è un semplice pacchetto di agevolazioni fiscali, di supporto all'automazione e di innovazione digitale, ma un modo innovativo di fare e di essere imprenditori: Impresa 4.0 è una vera e propria rivoluzione industriale della quale Confindustria è protagonista. Sin dalla fase progettuale la nostra Associazione ha infatti avuto un ruolo di attore attivo che è continuato ad essere tale nella fase di divulgazione; in concerto con il Governo sono stati sviluppati accordi e partnership funzionali all'assistenza alle aziende affinché queste ultime possano sviluppare al meglio le proprie potenzialità e dare vita alla quarta rivoluzione industriale. Il nostro compito è continuare a sostenere questa cultura dell’innovazione che rappresenta il vero driver di competitività e crescita dell’industria nazionale.”

Fabrizio Alfano, direttore Commerciale Imprese Intesa Sanpaolo: “L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono. Inoltre ci vede impegnati a sostenere il nostro sistema produttivo forti della capacità di rappresentare l’acceleratore dell'economia reale: nel 2016 abbiamo fornito alle imprese e alle famiglie trivenete 4,5 miliardi di credito a medio e lungo termine, un dato in crescita di circa il 40 % rispetto al 2015.”

L’accordo è imperniato su quattro pilastri: Ecosistemi di imprese e integrazione di business; Finanza per la crescita; Capitale umano; Nuova imprenditorialità.

Ecosistemi di imprese e integrazione di business
Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di “AdottUp, il Programma per l’adozione di startup” e offrire nuove opportunità alle startup in esso sviluppate.

Finanza per la crescita
L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha sinora prodotto 330 contratti con aziende capofila con oltre 15 mila fornitori ed un giro d’affari di 55 miliardi.

- Capitale umano
L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

- Nuova imprenditorialità
Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle Startup e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

L’economia del Veneto
Nel corso dell’incontro è stata presentata una ricerca della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo da cui è emerso che l’economia veneta può contare su un’ottima vocazione industriale. Grazie alla forza della sua industria riesce ad esprimere un buon avanzo commerciale, che nel 1° semestre del 2017 ha raggiunto i 7 miliardi di euro circa, più di un terzo del totale italiano. Nel 1°semestre del 2017 l’export regionale ha proseguito il suo percorso di crescita (+6,1% la variazione tendenziale), mostrando una dinamica, solo di poco inferiore all’Italia nel complesso. Sono stati trainanti i settori della meccanica, bevande e alimentare, dell’occhialeria e del biomedicale.
La provincia di Venezia ha lentamente recuperato i valori delle esportazioni del 2008 toccando nel 2016 i 4,6 miliardi di euro, grazie ai settori trainanti dell’industria delle bevande e dei vini, della meccanica, delle calzature e dei mobili.
Nel corso del 2017, in un contesto di domanda internazionale favorevole, il tessuto produttivo del veneziano potrà continuare a crescere sui mercati esteri, facendo leva sulla sua ritrovata competitività. Conferme in tal senso arrivano dai risultati del primo semestre che si è chiuso con una crescita delle esportazioni manifatturiere del +4,1%. Nuovo slancio è venuto, oltre ai consolidati mercati europei (in primis Irlanda e Francia), anche da nuovi mercati emergenti “lontani” (Kazakistan, Taiwan e Malaysia). Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. E’ infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.
Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su livelli ottimi: nel 2016 la diffusione della banda larga nelle imprese era pari al 97% in Veneto (dall’80% del 2008); la percentuale di imprese con sito web era pari al 78,5% nel 2016, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana; la quota di addetti che utilizzano computer connessi a internet è salito al 39,6% nel 2016 (dal 26,8% del 2008), ancora inferiore alla media italiana; la percentuale di imprese che acquista servizi di cloud computing è tra le più alte in Italia (anche se interessa ancora poco meno di un quarto delle imprese).
Inoltre la regione gode della presenza nel territorio di una buona dotazione di capitale umano e tecnologico. In Veneto la quota di popolazione con istruzione terziaria è più elevata rispetto al resto d’Italia (nel 2016 nella fascia d’età 30-34 anni era pari al 29,6% vs il 26,2% della media italiana); è poi sopra la media italiana il numero di addetti (ogni mille abitanti) impiegati in ricerca e sviluppo. La regione presenta anche propensione a brevettare buona e superiore alla media italiana. E’ poi folta la presenza di start-up sul territorio veneto, attive nei processi di trasferimento tecnologico: erano 715 a fine ottobre 2017, circa il 9% del totale nazionale. La provincia di Venezia, pur avendo una bassa propensione a brevettare, mostra una buona presenza di start-up innovative: sono complessivamente 101, pari a 1,5 ogni 1.000 imprese, poco sotto la media italiana.


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