Accordo Intesa Sanpaolo–Confcommercio: zero commissioni sui micropagamenti Pos
Intesa Sanpaolo e Confcommercio Imprese per l’Italia hanno siglato un accordo che mette a disposizione delle imprese associate altri €5mld di credito – nell’ambito dei €410 miliardi previsti per obiettivi collegati al PNRR - per supportarne la competitività, l’innovazione tecnologica e digitale e l’efficientamento energetico.
Tra le agevolazioni previste dal nuovo accordo, inoltre:
- azzeramento delle commissioni sui micropagamenti Pos
- finanziamenti a breve termine direttamente accessibili dal canale internet dedicato.
Con l’obiettivo di favorire la diffusione dei pagamenti digitali e agevolare l’accesso al credito, le misure previste rispondono soprattutto alle esigenze manifestate dalle realtà commerciali più piccole.
“L’accordo di oggi conferma che la collaborazione con le associazioni di categoria e l’ascolto dei nostri clienti è fondamentale per fornire risposte concrete alle loro esigenze. Commissioni sui micropagamenti azzerate, altre agevolazioni sui POS e facilità di accesso al credito grazie ai nostri canali digitali ci consentiranno di supportare gli investimenti per migliorare il business. L’obiettivo che condividiamo con Confcommercio è stimolare l’innovazione tecnologica e digitale del settore, così come l’efficientamento energetico che assume un sempre maggior impatto anche sui piccoli esercizi”
Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo
Nel periodo 2020-2024, Intesa Sanpaolo ha erogato circa €18 miliardi alle aziende del commercio al dettaglio e all’ingrosso italiane.
I contenuti in cui si declina il nuovo Accordo saranno presentati agli associati in una serie di incontri locali e riguardano, più in dettaglio:
- soluzioni e strumenti di pagamento multicanale ed evoluti (es. SmartPOS) che abilitano molteplici servizi (es. mance)
- accesso ad un nuovo innovativo processo del credito dematerializzato e digitalizzato
- supporto ai progetti di investimento in digitalizzazione ed energie rinnovabili
- definizione di modelli di business in chiave sostenibile, anche grazie ai Laboratori ESG di Intesa Sanpaolo
- strumenti per facilitare la nascita di nuove attività e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile.
Il settore del commercio conta più di un milione di imprese, impiega circa 3,7 milioni di addetti e genera un valore aggiunto pari a 230,5 miliardi di euro. La sua rilevanza oscilla tra il 12,1% quando si considerano gli occupati e il 23,1% in termini di imprese.
Nel commercio assumono un ruolo rilevante le micro-imprese (meno di 10 addetti) che rappresentano il 96% del totale e impiegano il 53,5% degli addetti. Queste percentuali salgono rispettivamente al 99,6% e al 71,8% quando si aggiungono le piccole imprese (tra 10 e 49 addetti). Le imprese medie e grandi, pur assorbendo solo il 28,2% degli occupati, incidono per il 43,1% in termini di valore aggiunto, grazie a buoni livelli della produttività del lavoro, favorita, a sua volta, da una buona propensione a investire.
Il settore, dopo il crollo subito nel 2020 a causa della pandemia, nel triennio successivo ha mostrato una crescita sostenuta, registrando nel 2023 un valore aggiunto superiore dell’8,6%, a prezzi costanti, rispetto ai livelli del 2019. Dopo la frenata del 2024, le attese per il 2025 sono moderatamente positive: il recupero del potere d’acquisto delle famiglie dovrebbe contribuire alla ripresa dei consumi, con effetti positivi sulle attività commerciali.
Nel corso degli ultimi anni le imprese del commercio hanno mostrato una buona crescita degli investimenti, saliti tra il 2016 e il 2022 del +20,5%. Un contributo importante è arrivato dagli investimenti in macchinari e apparecchiature (+15,5%), computer (+67%), software e basi dati (+35%) e R&S (+26,5%).
Restano ampi spazi di miglioramento. Nel biennio 2021-2022, la quota di aziende del settore con almeno tre addetti impegnata in attività di innovazione è stata pari al 37,4%. Pesano le basse percentuali riscontrate tra le imprese più piccole; nelle medie imprese si sale al 65%, mentre nelle grandi si raggiunge il 76%. Se si considera l’adozione di azioni per migliorare la sostenibilità ambientale il dato complessivo di settore si ferma al 37,2%, mentre quello delle grandi sfiora il 70%.
I numeri riportati in questo testo sono tratti dalle statistiche Istat: conti economici nazionali, censimento permanente delle imprese, conti economici delle imprese.
Data ultimo aggiornamento 26 febbraio 2025 alle ore 10:00:03