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Materie prime critiche: le filiere che cambiano l'economia globale

L'immagine che accompagna la news raffigura un terminal portuale con navi, gru e container, simbolo delle filiere globali delle materie prime critiche.

Le materie prime critiche sono diventate uno dei principali fattori della competizione economica mondiale. Dal rame al nichel, dalla bauxite al manganese, si tratta di elementi indispensabili per batterie, reti elettriche, energie rinnovabili, elettronica e mobilità. Ma oggi il loro valore non dipende soltanto dalla disponibilità delle risorse: conta sempre di più la capacità di trasportarle, trasformarle e integrarle nelle filiere industriali, dove si concentra la quota maggiore del valore aggiunto.

È quanto emerge dal 13° Rapporto Italian Maritime Economy 2026 di SRM, Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo, che analizza come i nuovi equilibri geopolitici e commerciali stiano modificando le catene globali di approvvigionamento. La crescita della domanda di minerali strategici, alimentata dalla transizione energetica e digitale, rende infatti sempre più centrale la sicurezza delle filiere e delle infrastrutture logistiche.

I numeri descrivono la portata del cambiamento:

  • Bauxite: +646% nei volumi trasportati via mare tra il 2000 e il 2025.
  • Manganese: +561%, sostenuto dalla domanda dell'industria siderurgica e delle batterie.
  • Nichel: +986%, grazie alla crescita della mobilità elettrica.
  • Rame: +295%, componente essenziale per elettrificazione e reti energetiche.
  • Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa un quinto del GNL mondiale e un terzo del commercio globale di metanolo, prodotti indispensabili anche per la lavorazione di numerosi minerali critici.

Lo studio evidenzia che il vantaggio competitivo non si misura più soltanto nella capacità di estrarre materie prime. Sempre più decisivi sono i processi di raffinazione, trasformazione industriale, logistica e connessione con i mercati finali, attività che richiedono investimenti, competenze tecnologiche e infrastrutture avanzate.

In questo scenario assume particolare rilievo il concetto di autonomia selettiva. L'obiettivo non è l'autosufficienza, difficilmente raggiungibile in un mercato globale, ma la costruzione di filiere più resilienti attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti, accordi di lungo periodo con i Paesi produttori, investimenti nelle attività di trasformazione e maggiore capacità di riciclo delle materie prime.

Anche il ruolo dei porti cambia profondamente. Non sono più soltanto punti di transito delle merci, ma piattaforme industriali e logistiche che collegano produzione, trasformazione e distribuzione, contribuendo a rafforzare la competitività dei territori e delle imprese.

Per l'Italia, grazie alla posizione nel Mediterraneo, questa trasformazione rappresenta una concreta opportunità. Investire in portualità, logistica, infrastrutture energetiche e capacità industriale significa rafforzare la competitività del sistema produttivo, ridurre le dipendenze più critiche e contribuire alla costruzione di filiere europee più sicure e resilienti in un contesto internazionale sempre più competitivo.

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