Materie prime: la geopolitica guida i mercati
Dopo anni in cui domanda e crescita economica erano i principali fattori alla base dell'andamento delle materie prime, oggi sono soprattutto gli equilibri geopolitici a guidare i mercati. Petrolio, gas, metalli e commodity agricole rispondono sempre più alle tensioni internazionali, con effetti su inflazione, costi energetici e competitività delle imprese. È quanto emerge dallo studio "Commodities: geopolitics prevails over economics", realizzato da Daniela Corsini del Research Department di Intesa Sanpaolo.
L'analisi evidenzia come il conflitto in Medio Oriente abbia avuto un impatto meno severo del previsto sulla crescita mondiale, ma abbia modificato profondamente le aspettative dei mercati. La normalizzazione delle quotazioni del petrolio dopo gli accordi di pace non coincide infatti con un ritorno alla stabilità: la volatilità resta elevata e le dinamiche politiche continuano a incidere più dei tradizionali fattori economici nella formazione dei prezzi delle commodity.
I dati del Report
- Brent: 85,5 $/barile nel 2026, con una previsione di 66,8 $ nel 2027
- Gas europeo (TTF): 44,7 €/MWh nel 2026, in calo a 32,3 €/MWh nel 2027
- Petrolio: deficit di 0,9 milioni di barili al giorno nel 2026, seguito da un possibile surplus di 5 milioni di barili al giorno nel 2027
- Italia: 73,9% di dipendenza energetica dalle importazioni di combustibili.
Energia: un equilibrio ancora fragile
Il comparto energetico resta al centro dell'attenzione. Sul fronte del petrolio, il graduale aumento dell'offerta e una domanda meno dinamica potrebbero favorire un riequilibrio del mercato dopo un 2026 ancora caratterizzato da un lieve deficit. Per il 2027 le stime indicano invece un possibile surplus, con effetti di contenimento sulle quotazioni del Brent.
Anche il gas naturale continua a riflettere la fragilità del contesto internazionale. L'Europa dipende ancora per circa il 40% dalle importazioni di GNL e, nonostante l'attenuarsi delle tensioni sulle forniture, i prezzi restano superiori ai livelli precedenti alle crisi energetiche. Un quadro che conferma una volatilità destinata a rimanere elevata.
Metalli e agricoltura: domanda strutturale e fattori climatici
Tra i metalli industriali, il rame continua a beneficiare della domanda legata all'elettrificazione, allo sviluppo delle reti energetiche e all'intelligenza artificiale. Le previsioni indicano un prezzo medio di 13.205 $/tonnellata nel 2026, mentre l'alluminio risente maggiormente degli effetti della recente crisi geopolitica. Anche l'oro mantiene il proprio ruolo di bene rifugio, sostenuto dall'incertezza internazionale e dalla ricerca di strumenti di diversificazione.
Nelle commodity agricole restano determinanti cambiamenti climatici, tensioni logistiche e instabilità geopolitica. Gli stock mondiali di caffè rimangono contenuti, sostenendo soprattutto l'Arabica, mentre il mercato del cacao mostra segnali di graduale riequilibrio dopo il forte rialzo dei prezzi degli ultimi anni, pur mantenendosi su livelli storicamente elevati.
Una sfida per imprese e sistema Paese
Lo studio mostra come la geopolitica sia destinata a rimanere uno dei principali fattori di influenza sui mercati delle materie prime, rendendo i prezzi più esposti a cambiamenti improvvisi e meno prevedibili rispetto al passato.
Per l'Italia, caratterizzata da una forte vocazione manifatturiera e da un'elevata dipendenza energetica dall'estero, comprendere l'evoluzione dei mercati delle commodity significa rafforzare la capacità di programmare gli investimenti, diversificare gli approvvigionamenti e sostenere la competitività del sistema produttivo in un contesto internazionale sempre più complesso.
Data ultimo aggiornamento 15 luglio 2026 alle ore 14:45:31