Energia, geopolitica e clima spingono i prezzi: l’Europa resta più esposta
L’Europa si avvicina all’inverno con le scorte di gas ad appena il 66,9% della capacità, contro una media quinquennale dell’83,4%. È uno dei segnali più evidenti delle tensioni che attraversano i mercati energetici, stretti tra guerra in Medio Oriente, temperature eccezionalmente elevate e nuovi equilibri negli approvvigionamenti.
È il quadro delineato da Daniela Corsini del Research Department di Intesa Sanpaolo, che analizza gli effetti della geopolitica e del clima sui mercati dell’energia. Se il petrolio ha mostrato finora una buona capacità di assorbire lo shock, il gas rappresenta il principale elemento di vulnerabilità per l’Europa.
Petrolio, il mercato assorbe parte dello shock
I flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz si sono quasi dimezzati rispetto ai livelli medi precedenti al conflitto, ma l’impatto è stato mitigato da una maggiore offerta proveniente soprattutto da Stati Uniti, Guyana e Brasile, dalla riduzione della domanda e dal ricorso alle scorte commerciali e strategiche. Una capacità di adattamento che ha contribuito a frenare la corsa dei prezzi.
Le tensioni, tuttavia, potrebbero durare più a lungo del previsto. Le interruzioni logistiche in Medio Oriente sono stimate fino alla metà del 2027 e hanno portato a una revisione al rialzo delle previsioni sul greggio:
- 82 dollari al barile: prezzo medio del Brent previsto nel quarto trimestre 2026
- 72,5 dollari: media stimata per il 2027
Gas, l’Europa è più vulnerabile
Per il gas la situazione è più complessa. Le eccezionali ondate di caldo dell’estate hanno aumentato la domanda per la produzione di energia elettrica e rallentato il riempimento dei depositi. A questo si aggiunge la crescente dipendenza europea dalle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL), esposte alle conseguenze delle tensioni geopolitiche.
Le differenze all’interno dell’Unione sono significative: al 6 settembre l’Italia aveva stoccaggi pieni all’84%, contro il 55% della Germania e il 50% dei Paesi Bassi.
In questo scenario, il prezzo di riferimento del gas europeo, il TTF, è previsto su livelli ancora sostenuti: 54,7 €/MWh in media nel 2026 e 47 €/MWh nel 2027. Un inverno caratterizzato da frequenti ondate di freddo potrebbe accentuare ulteriormente le pressioni.
Per l’Italia la sfida è ridurre la dipendenza energetica
Per l’Italia il tema assume un peso particolare. Il Paese presenta una dipendenza dalle importazioni energetiche superiore a quella delle principali economie europee e il prezzo dell’elettricità resta fortemente legato all’andamento del gas.
Secondo l’analisi, i prezzi dell’energia elettrica in Italia potrebbero quindi restare superiori a quelli di altri Paesi se il meccanismo di formazione dei prezzi continuerà a essere legato al gas naturale e la diffusione delle fonti rinnovabili non accelererà.
Lo scenario mette così in primo piano una questione che va oltre l’andamento delle quotazioni: rafforzare la sicurezza energetica significa diversificare le fonti, ridurre la dipendenza dall’estero e accelerare lo sviluppo delle rinnovabili. Una traiettoria decisiva per rendere il sistema energetico italiano ed europeo più capace di affrontare shock geopolitici e climatici.
Scarica l'Analisi di Daniela Corsini
Data ultimo aggiornamento 18 settembre 2026 alle ore 08:27:20