Agroalimentare: export resiliente, margini sotto pressione
Nel 2025 l’agroalimentare italiano ha registrato una crescita dell’export del 5,2%, raggiungendo €70,9 miliardi. Un risultato positivo che si colloca tuttavia in uno scenario caratterizzato da elevata incertezza sulle politiche economiche, volatilità dei costi energetici e pressioni sulle catene di approvvigionamento, con effetti diretti sulla redditività delle imprese.
È questo il quadro delineato da Gregorio De Felice, Chief Economist del Research Department di Intesa Sanpaolo, intervenuto al Food Summit 2026 dedicato alla filiera alimentare e alle prospettive di competitività del settore.
L’elemento di fondo è il progressivo passaggio da una fase di incertezza ciclica a una condizione più persistente, legata a fattori geopolitici, energetici e logistici. In questo contesto, la crescita dei ricavi non si traduce automaticamente in un miglioramento della redditività.
“Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali, ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane”
Gregorio De Felice, Chief Economist Research Department Intesa Sanpaolo
Permane tuttavia una pressione significativa sui costi, in particolare per energia, trasporti e assicurazioni.
I numeri chiave del 2025:
- +5,2% export agroalimentare italiano nel 2025
- €70,9 miliardi valore complessivo delle esportazioni
- crescita nei principali mercati europei: Spagna (+13%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%), Germania (+5,6%)
- calo negli Stati Uniti (-4,5%), ma con quote di mercato in aumento in alcuni comparti
- 1,8% esposizione ai Paesi coinvolti nel conflitto (vs 3,4% media italiana)
- 897 prodotti DOP e IGP, primato europeo.
Le sfide per il 2026
L’attuale contesto - ha spiegato De Felice - è caratterizzato da un clima molto elevato di incertezza sulle politiche economiche. Le imprese agro-alimentari italiane sono ben consapevoli dei rischi e delle strategie da attuare per minimizzarli: secondo una survey interna di Intesa Sanpaolo, la necessità di ricercare nuovi paesi di destinazione è ben compresa dalle imprese più grandi, ma anche le micro e le piccole si stanno muovendo in questo senso. Gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali, insieme ad altre importanti tecnologie come intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce.
Le analisi di bilancio evidenziano inoltre come le imprese che hanno investito in qualità, innovazione e internazionalizzazione abbiano mostrato una maggiore capacità di tenuta della marginalità.
Tra i fattori che possono favorire una maggior tenuta della redditività per le imprese agro-alimentari italiane – ha detto De Felice - c’è l’aver attivato reti di fornitura a corto raggio, e offrire prodotti a elevata qualità, soprattutto per le imprese più piccole e specializzate su produzioni di nicchia o fortemente legate al territorio.
La sfida per la filiera agroalimentare è quindi rafforzare la capacità di tenuta in un contesto caratterizzato da volatilità strutturale dei costi e instabilità geopolitica.
In prospettiva, il consolidamento della competitività richiederà un equilibrio tra strategie d’impresa, accesso al capitale e condizioni di sistema, in particolare sul fronte energetico e degli investimenti, con implicazioni rilevanti per l’intero sistema produttivo.
Data ultimo aggiornamento 7 maggio 2026 alle ore 17:16:39