Check-up Mezzogiorno 2026: investimenti e lavoro trainano il Sud
Il Mezzogiorno cresce più della media italiana. Dal 2019 il PIL è aumentato dell'8,3%, contro il +6,3% nazionale, confermando una fase di rafforzamento sostenuta dagli investimenti, dall'occupazione e da una maggiore solidità del sistema produttivo. È la fotografia del Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, che evidenzia un percorso positivo ma richiama anche la necessità di superare i divari che ancora frenano il pieno sviluppo dell'area.
Un'economia che rafforza il proprio passo
Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha migliorato le proprie performance su diversi indicatori economici. L'Indice sintetico dell'economia meridionale raggiunge 643 punti, superando il Nord (622,7) e avvicinandosi al Centro. Anche le previsioni per il 2026 confermano un ritmo leggermente migliore rispetto alla media del Paese (+0,6% contro +0,5%), mentre il mercato del lavoro continua a dare segnali favorevoli.
- +8,3% il PIL del Mezzogiorno tra il 2019 e il 2025, contro il +6,3% nazionale
- 643 punti l'Indice sintetico dell'economia meridionale, oltre il valore del Nord (622,7)
- 6,52 milioni gli occupati, con un incremento dello 0,6%, tre volte la media italiana (+0,2%)
- 1.402 Autorizzazioni Uniche ZES hanno attivato €9,2 miliardi di investimenti e 24.596 nuovi posti di lavoro diretti.
La ZES Unica favorisce progetti di maggiore dimensione
Tra gli elementi che stanno sostenendo questa evoluzione, lo studio evidenzia il ruolo della ZES Unica. Non cresce soltanto il numero delle iniziative autorizzate: aumentano soprattutto il valore e la dimensione economica dei progetti, segnale di una maggiore capacità di attrarre investimenti produttivi. I nuovi insediamenti industriali concentrano infatti la quota più elevata delle risorse mobilitate e delle ricadute occupazionali, contribuendo ad ampliare la base produttiva del Mezzogiorno.
Le criticità che richiedono un ulteriore passo avanti
La fase positiva non cancella alcune fragilità. Nel primo trimestre 2026 l'export del Mezzogiorno registra una flessione dell'1,1%, mentre quello nazionale cresce dell'1,3%. Restano inoltre un tasso di occupazione inferiore alla media italiana, un PIL pro capite ancora distante dalle altre macroaree e una presenza limitata di imprese estere, che potrebbero rafforzare innovazione, valore aggiunto e competitività. Anche l'attuazione della politica di coesione europea richiede una maggiore capacità di trasformare le risorse disponibili in investimenti e cantieri.
Il Check-up Mezzogiorno 2026 restituisce l'immagine di un Mezzogiorno più dinamico e capace di consolidare il proprio percorso di sviluppo. La sfida, ora, è rendere strutturale questa crescita, rafforzando la capacità di attrarre investimenti di qualità, favorire imprese più competitive e ridurre i divari ancora esistenti, così da accrescere il contributo del Sud alla competitività e alla crescita dell'intero sistema Paese.
Data ultimo aggiornamento 17 luglio 2026 alle ore 10:45:14