Porti green e nuove flotte: cambia la logistica del mare
Il futuro della competitività passa sempre più dal mare. Oltre la metà degli ordini mondiali di nuove navi riguarda unità predisposte all'utilizzo di carburanti alternativi, mentre porti e infrastrutture accelerano gli investimenti per ridurre le emissioni e aumentare l'efficienza logistica. Una trasformazione che coinvolge commercio, energia e sviluppo industriale e che sta ridefinendo il ruolo strategico dell'economia marittima.
È questo il quadro delineato da Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy Department di SRM (centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo), intervenuto alla Venice Climate Week nella sessione “Blue Economy Innovation” con un'analisi dedicata all'evoluzione dei modelli di Green Port e Green Shipping, oggi sempre più centrali nelle strategie di sviluppo dei sistemi logistici internazionali.
Il porto diventa una piattaforma energetica
Secondo le analisi di SRM, il porto sostenibile non è più soltanto un'infrastruttura dedicata alla movimentazione delle merci. Sta evolvendo verso una piattaforma energetica e logistica integrata, capace di combinare sostenibilità, innovazione e competitività. In questo percorso assumono un ruolo crescente l'elettrificazione delle banchine, la produzione di energia rinnovabile, la digitalizzazione dei processi e il rafforzamento dei collegamenti intermodali.
Tra gli interventi più significativi figura il cold ironing, la tecnologia che consente alle navi in porto di spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica di terra, riducendo emissioni e impatto ambientale nelle aree urbane. In Italia gli interventi programmati valgono circa €1 miliardo, mentre le risorse già stanziate superano €840 milioni.
La corsa delle flotte verso la decarbonizzazione
La trasformazione interessa anche il trasporto marittimo. Gli armatori stanno accelerando gli investimenti in nuove flotte e tecnologie a minore impatto ambientale, puntando su combustibili alternativi e soluzioni dual fuel.
Come evidenziato da Panaro, la diffusione dei carburanti alternativi rappresenta uno dei principali indicatori del cambiamento in atto nel trasporto marittimo globale. Oltre il 50% del portafoglio mondiale degli ordini navali riguarda infatti navi predisposte all'utilizzo di carburanti alternativi o di sistemi di propulsione ibridi e a batteria. Una quota che evidenzia la crescente attenzione del settore verso la decarbonizzazione e la riduzione delle emissioni.
I numeri chiave della trasformazione
Alcuni dati aiutano a comprendere la portata della trasformazione in corso nel trasporto marittimo e nelle infrastrutture portuali:
- 51,1% del portafoglio mondiale degli ordini destinato a navi con carburanti alternativi o propulsioni ibride
- €988 milioni il valore degli interventi di cold ironing previsti nei porti italiani
- €843 milioni le risorse già stanziate per tali interventi
- 627,6 milioni di tonnellate movimentate in modalità Short Sea Shipping (SSS) nel Mediterraneo
- 258,8 milioni di tonnellate movimentate in SSS dall'Italia, pari al 41% del totale dei principali Paesi UE mediterranei.
L'Italia al centro delle rotte del Mediterraneo
La centralità geografica del nostro Paese continua a rappresentare un vantaggio competitivo rilevante. Nel Mediterraneo il Paese consolida la propria leadership nello Short Sea Shipping, il trasporto marittimo a corto raggio che costituisce una componente fondamentale delle catene logistiche europee.
Con quasi 259 milioni di tonnellate movimentate, l'Italia rappresenta il principale mercato del Mediterraneo tra i maggiori Paesi europei dell'area, davanti a Spagna, Grecia, Francia e Belgio. Le analisi hanno sottolineato come questa posizione rappresenti un patrimonio strategico da valorizzare attraverso investimenti infrastrutturali e una maggiore integrazione tra porto, ferrovia e logistica terrestre.
Intermodalità e digitalizzazione per crescere
Per SRM, la competitività futura dipenderà sempre più dalla capacità di integrare porto, ferrovia e retroporti in un unico sistema logistico efficiente. L'intermodalità rappresenta infatti uno dei principali fattori di sviluppo per ridurre costi, tempi e impatto ambientale dei trasporti.
Accanto alle infrastrutture fisiche, assume un ruolo crescente anche la digitalizzazione, attraverso automazione dei terminal, dematerializzazione dei documenti, sistemi di tracciamento avanzati e procedure doganali più rapide. Strumenti che possono contribuire a migliorare le performance logistiche del Paese, oggi ancora distanti da quelle dei principali competitor europei. Secondo le elaborazioni SRM su dati Unctad, il tempo medio di permanenza delle navi nei porti italiani è pari a 1,28 giorni, superiore a quello registrato nei Paesi Bassi (0,54 giorni), in Germania (0,64) e in Spagna (0,86).
Nelle conclusioni del suo intervento, Panaro ha richiamato l'attenzione sul valore strategico della transizione verde del trasporto marittimo, che va oltre la sostenibilità ambientale. Dalla capacità di sviluppare infrastrutture energetiche, rafforzare l'intermodalità e accelerare la digitalizzazione dipenderà una parte rilevante della competitività logistica europea. Per l'Italia, al centro delle rotte del Mediterraneo, la sfida è trasformare questo vantaggio geografico in una leva stabile di crescita, innovazione e attrazione degli investimenti.
Data ultimo aggiornamento 5 giugno 2026 alle ore 14:41:04