Conflitti, energia e crescita: il nuovo scenario dell'economia mondiale
Le tensioni geopolitiche frenano l'economia mondiale, ma non ne interrompono la crescita. È questa la principale conclusione dell'analisi presentata da Giovanni Foresti, economista del Research Department di Intesa Sanpaolo, durante il convegno "Energia e mercati 2026", promosso da Confservizi Nord Ovest. Lo studio esamina gli effetti del conflitto in Iran sull'economia internazionale, evidenziando come, pur in presenza di nuove pressioni sui mercati energetici e sul commercio globale, lo scenario resti lontano da una recessione.
Lo scenario resta positivo, ma cresce l'incertezza
Le previsioni del Research Department indicano una crescita dell'economia mondiale del 3,0% nel 2026, con un recupero al 3,2% nel 2027. Nell'Area euro il PIL è atteso in aumento dello 0,5% quest'anno e dell'1,2% il prossimo; per l'Italia la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,5% nel 2026 e allo 0,8% nel 2027. Il conflitto modifica dunque le prospettive economiche, ma non cambia il quadro di fondo: l'attività economica continua a espandersi, seppure con ritmi più contenuti.
I numeri chiave dell'analisi:
- 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto attraversa lo Stretto di Hormuz
- 3,0% la crescita prevista dell'economia mondiale nel 2026
- 0,5% la crescita stimata per Italia e Area euro nel 2026
- 3-5 settimane i tempi necessari perché le navi raggiungano l'Europa dopo la riapertura dello Stretto.
Hormuz resta uno snodo strategico
Il rischio più elevato non riguarda il conflitto in sé, ma un eventuale nuovo blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, passaggio essenziale per i commerci energetici mondiali. Oltre a petrolio e gas naturale liquefatto, da questo corridoio transitano prodotti chimici, fertilizzanti, plastiche in forma primaria, alluminio ed elio, materie prime indispensabili per numerose attività industriali.
Più colpiti i prezzi di petrolio e derivati
L'analisi mette in evidenza come questo shock presenti caratteristiche differenti rispetto al 2022. L'impatto sul prezzo del petrolio e dei suoi derivati (come jet fuel e diesel) si avvicina a quello osservato durante la crisi del 2022-2023, mentre l'effetto sui prezzi del gas naturale resta più contenuto grazie alla disponibilità di gas liquefatto dal Nord Africa e dagli Stati Uniti.
Una normalizzazione che richiederà tempo
Anche dopo la riapertura dello Stretto, il ritorno alla normalità non sarà immediato. Secondo l'analisi, saranno necessari alcuni anni per ricostituire le scorte energetiche e ripristinare completamente le infrastrutture danneggiate. Alla riapertura dello Stretto di Hormuz, inoltre, le navi impiegheranno 2-3 settimane per raggiungere i porti asiatici e 3-5 settimane quelli europei, prolungando gli effetti sulle catene di approvvigionamento.
Energia e filiere, una sfida per la competitività
Le conclusioni dell'analisi evidenziano come, in una fase caratterizzata da instabilità geopolitica sempre più frequente, sicurezza energetica, resilienza delle filiere e capacità di diversificare gli approvvigionamenti diventino leve strategiche per la competitività del sistema produttivo. Per l'Italia e per l'Europa, investire in infrastrutture, efficienza e nuove fonti rinnovabili significa non solo ridurre la vulnerabilità agli shock esterni, ma rafforzare le condizioni per una crescita più stabile nel medio periodo.
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Data ultimo aggiornamento 14 luglio 2026 alle ore 08:41:31