Materie prime 2026: l'impatto del conflitto in Medio Oriente sui mercati
L'escalation militare in Medio Oriente ha infranto l'ottimismo di inizio anno sul mercato delle materie prime. Secondo il Focus Commodity, realizzato da Daniela Corsini, Research Department di Intesa Sanpaolo, il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture in Iran e Qatar stanno causando distorsioni logistiche senza precedenti.
Petrolio e Gas: prezzi verso nuovi record
Il mercato energetico è il settore più colpito dallo shock di offerta:
- Brent: l'incertezza potrebbe spingere le quotazioni fino a nuovi record in area 150 dollari al barile.
- Gas Naturale (TTF): l'Europa è vulnerabile a causa della dipendenza dal GNL e scorte ai minimi stagionali.
- Carburanti: previsti deficit persistenti per jet fuel e diesel per tutto il 2026.
Metalli e Agricoltura: dinamiche opposte
Il conflitto sta rimescolando i valori delle altre commodity:
- Beni rifugio in crisi: nonostante i record dei mesi scorsi, oro e argento sono stati venduti massicciamente dagli investitori in cerca di liquidità, perdendo la loro funzione protettiva.
- Agricoltura: i prezzi sono destinati a salire a causa del rincaro di fertilizzanti ed energia.
- Metalli industriali: pressioni al ribasso per il rallentamento della domanda globale, con l'eccezione dell'alluminio.
Gli scenari futuri
Il Research Department delinea tre percorsi legati alla durata del blocco di Hormuz:
- Best Case: fine delle ostilità entro metà aprile; il Brent si attesta su una media 2026 di 73 USD.
- Scenario di Base: in caso di blocco fino a metà maggio, prezzi del Brent verso nuovi record e una media annua di 90 USD.
- Worst Case: stop alle esportazioni fino a fine agosto, con danni regionali gravi e Brent a una media di 108 USD.
Se il blocco supererà i tre mesi, lo shock energetico potrebbe diventare più persistente, con impatti rilevanti su inflazione e crescita economica globale.
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Data ultimo aggiornamento 2 aprile 2026 alle ore 11:20:14