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SRM, la blue economy è una risorsa per I Paesi del Mediterraneo

Le tensioni geopolitiche non fermano la crescita del commercio marittimo mondiale, il Mediterraneo rimane centrale nel sistema degli scambi globali e i Paesi dell’area Euro-Med risultano sempre più integrati dal punto di vista logistico e industriale. E’ quanto emerge dall’intervento di Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo, alla quarta edizione del Parlamentary Assembly of the Mediterranean (Pam), forum internazionale che si è svolto a fine giugno a Marrakech, in Marocco.

Il porto italiano di Gioia Tauro è fra i principali scali del Mediterraneo per traffico container con 4,5 milioni di Teu movimentati nel 2024. In questa classifica svetta il porto marocchino di Tanger Med, con 11,1 milioni di Teu, a conferma della crescente integrazione commerciale fra le varie sponde del Mediterraneo, area dove il traffico container è previsto crescere di più nei prossimi anni rispetto alla media mondiale. La blue economy, il modello di sviluppo economico basato sull’utilizzo sostenibile delle risorse marine e costiere, risulta essere uno dei più importanti driver di sviluppo per i Paesi dell’area mediterranea. Secondo SRM, il centro studi che fa capo al gruppo bancario guidato da Carlo Messina, la blue economy cresce più in fretta rispetto all’economia europea in generale, spingendo l’occupazione soprattutto in quei Paesi, come Italia, Spagna e Grecia, i cui confini sono in gran parte bagnati dal mare. Per rendere ancora più importante e competitiva la blue economy occorre continuare ad investire sulle infrastrutture, sui porti, sulla connessione mare-ferro-gomma, sulle Zes (zone economiche speciali), sui porti come hub energetici, coinvolgendo i centri di ricerca e le università per sviluppare incubatori e start-up di settore. 

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