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Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa

immagine di una delle sale delle Gallerie d'Italia di Piazza scala a milano con le opere di Tiepolo in mostra

Introduzione dei curatori Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti

 

Questa è la prima mostra su Tiepolo fatta a Milano, una città che è stata a lungo quasi una seconda patria del pittore, e cade nella significativa ricorrenza dei duecentocinquant’anni della sua morte.

Ci è parso opportuno non tanto montare un’antologia generica di capolavori noti, ma, pur tenendo fede alla volontà di rappresentare il pittore con alcuni suoi vertici esecutivi, tra gli anni della giovinezza e quelli della maturità, seguirne piuttosto l’affermazione internazionale, in un momento in cui i talenti italiani erano richiesti in tutta Europa. E Venezia, con i suoi artisti, scrittori e uomini di cultura, esercita in questo senso un vero e proprio primato nella prima metà del Settecento: si parla la lingua veneziana in Francia come in Inghilterra, in Germania e in Polonia come in Austria, in Olanda come in Russia.

In questa ottica emerge il ruolo di Milano come capitale capace di attrarre i nuovi giovani talenti veneziani, ospitandoli peraltro nelle prime occasioni fuori dai confini della Serenissima e prima della fortuna in Europa. Era successo così per Sebastiano Ricci allo scadere del Seicento, sarà così con Tiepolo e presto con Bernardo Bellotto.

Milano per questo diventa l’inevitabile perno intorno al quale ruota la mostra, con opere mai viste prima d’ora in pubblico, restaurate per l’occasione: affreschi staccati dalle superfici murarie originarie negli anni in cui, tra fine Ottocento e inizio Novecento, il mito di Tiepolo spinge alla loro preventiva conservazione; disegni e bozzetti per alcuni suoi celebri affreschi utili a immaginare itinerari in alcuni edifici pubblici della città, tra palazzi e chiese illustri.

Tiepolo è un narratore senza uguali di temi storici, mitologici e biblici, anche in funzione della celebrazione dei committenti ed è per questo l’interprete ideale delle ambizioni della nobiltà veneziana più recente, dagli Zenobio ai Sandi, per richiamare il nome di due famiglie di cui l’esposizione restituisce i fasti. Anche a Milano il pittore incontra una stagione favorevole ai mutamenti sociali, in un momento in cui i nuovi signori della città, gli Asburgo d’Austria, scuotono la società dal torpore e dagli equilibri di potere consolidati durante la secolare dominazione spagnola. Nuove e vecchie famiglie si sfidano e Tiepolo è pronto a intenderne i desideri, a celebrarle accanto a eroi e divinità del passato nelle cui gesta rispecchiarsi o alla cui protezione appellarsi: l’intero Olimpo, la completa rassegna delle personificazioni allegoriche, ma anche le virtù di uomini illustri del passato accompagnano, sotto l’egida di Tiepolo, i membri di casa Archinto, Casati, Clerici e Gallarati Scotti.

Si segue così, lungo il percorso della mostra, la messa a punto progressiva del suo repertorio di inventore di iconografie senza uguali, ma al contempo si apprezzano le sue scelte di stile, maturate grazie allo studio dei classici della tradizione veneziana (Tintoretto e Veronese tra i primi) e al confronto con i talenti a lui contemporanei, da Piazzetta a Pellegrini, ma anche al riscoperto pittore lombardo radicato a Venezia Paolo Pagani. Tiepolo, nella Venezia degli anni della sua formazione, emerge in un contesto molto vivace, di cui ci rendiamo conto, ad avvio, nella sala delle accademie del nudo, un esercizio necessario per sperimentare scorci e composizioni sempre variate; si apprezza così, intorno a quel genere artistico, una vera antologia dell’arte a Venezia poco prima e poco dopo l’anno 1700.

Non possiamo non ricordare il dialogo costante con i membri del comitato scientifico, un gruppo di lavoro vero e non di facciata, con i quali abbiamo costantemente condiviso le scelte e le necessarie messe a punto progressive del progetto anche in ragione del difficile momento storico che viviamo, non proprio favorevole ai progetti espositivi. Il catalogo è frutto della collaborazione con molti colleghi, con alcuni nostri allievi e con altri giovani studiosi di diversa formazione. Le schede, come i saggi in catalogo, offrono molte informazioni nuove e in altri casi una sintesi aggiornata degli studi. È un risultato inaspettato, anche per la difficoltà durante l’arco quasi intero di questo anno di studiare negli archivi e in biblioteca; è nata nel gruppo di lavoro una rete di mutuo soccorso bibliografico che si è avvantaggiata anche dell’aiuto di molti colleghi che lavorano nei musei e nelle istituzioni di ricerca.

Un fuori programma spettacolare è la presenza in mostra della pala di Este, un noto capolavoro del pittore visibile a Milano prima della sua attesa ricollocazione, dopo anni di revisione conservativa, nell’abside del duomo atestino. Ci sembrava, e ancor prima che a noi ai responsabili del Progetto Cultura di Banca Intesa Sanpaolo, un’occasione per celebrare la fine di un lungo restauro proprio nell’unica mostra italiana che ricorda il centenario di Tiepolo. E, in prima istanza, a titolo simbolico, quel colorato segno monumentale evoca laicamente l’intervento miracoloso di una santa taumaturga, santa Tecla, per allontanare il disagio di una pestilenza che aveva investito Este: un auspicio.

 

Milano, 28 Ottobre 2020

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