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COMUNICATO STAMPA

INTESA SANPAOLO INCONTRA A BUSCHE
GLI IMPRENDITORI DEL SETTORE LATTIERO-CASEARIO

L’Italia è il terzo paese europeo per valore della produzione nel settore lattiero-caseario e il quarto in termini di export di formaggi (2,6 miliardi di euro nel 2017)

Tra il 2008 e il 2017 l’export lattiero-caseario italiano è più che raddoppiato (+133%), con buoni risultati sia sui mercati di sbocco tradizionali come Francia (+397 milioni di euro), Germania (+299 milioni di euro) e Regno Unito (+165 milioni di euro), sia su mercati più lontani come Stati Uniti (+79 milioni di euro) e Cina, ora fra i primi 20 sbocchi commerciali, con 33,6 milioni di euro

Tra il 2016 e il 2017 l’export lattiero-caseario di Belluno è cresciuto del 15,8%, trainato dagli ottimi risultati in Germania, Austria e Francia

Nel 2017 Intesa Sanpaolo ha erogato 2 mld al settore agroalimentare italiano

Busche, 14 giugno 2018 – Si è svolto a Busche, presso la sede di Lattebusche, l’incontro promosso da Intesa Sanpaolo dal titolo “Il settore lattiero caseario. Quali opportunità di crescita per il territorio”.

Dopo i saluti di Fabio Ortolan, vice presidente della Cassa di Risparmio del Veneto, ha aperto i lavori Fabrizio Alfano, direttore commerciale imprese Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige di Intesa Sanpaolo, che ha anche presentato le iniziative della Banca per l’agroalimentare.

Sono seguiti gli interventi di Lavinia Stoppani della Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che ha presentato uno studio sull’andamento del settore lattiero caseario veneto e della provincia di Belluno, di Giovanni Bittante, professore ordinario Zootecnica generale e miglioramento genetico dell’Università di Padova, sul tema “Benessere animale, ambiente e biodiversità. Nuovi obiettivi del piano nazionale bovini da latte” e di Luca Castagnetti, partner Studio Impresa, che ha presentato un’analisi su “Il management delle imprese del settore lattiero caseario: come tendere ad un continuo miglioramento”.

Secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo il settore agroalimentare italiano ha un peso del 3,9% sull’economia italiana. Nel 2017, il settore agro-alimentare italiano ha generato un valore aggiunto superiore ai 60 miliardi di euro (33 per l’agricoltura, silvicoltura e pesca e 27,3 per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco) e ha occupato quasi 1,4 milioni di persone (circa 920 mila per agricoltura, silvicoltura e pesca e circa 465 mila per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco). L’Italia ricopre un ruolo importante anche a livello di agroalimentare europeo: è infatti terza per valore aggiunto e occupati dopo la Francia e la Germania, ma detiene il primo posto per qualità e ricchezza della produzione con 294 certificazioni (DOP, IGP e STG) nel comparto agricolo e alimentare (di cui 53 formaggi) e 564 certificazioni (DOP e IGP) nei vini e nei liquori.
Il settore lattiero-caseario pesa per il 14,5% sulla produzione alimentare italiana e dà lavoro a circa l’11% degli occupati nel comparto alimentare. Con un valore della produzione che supera i 17 miliardi di euro, l’Italia si colloca al terzo posto in Europa nel settore lattiero caseario, alle spalle di Germania e Francia.

Nel 2017 l’Italia ha esportato latte e derivati per un totale di 3,2 miliardi di euro, più dell’80% dei quali è rappresentato da formaggi, con una quota crescente di formaggi freschi. Tra il 2008 e il 2017 l’export di formaggi è più che raddoppiato, con ottimi risultati anche tra 2016 e 2017 (+10%) e nei primi due mesi del 2018 (+9% tendenziale). Nello stesso periodo, la filiera, storicamente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento della materia prima, è anche riuscita a ridurre consistentemente il proprio disavanzo commerciale (306 milioni nel 2017 a fronte di 1,2 miliardi nel 2008 con previsioni che vedono la filiera avvicinarsi nel prossimo quinquennio al pareggio della bilancia commerciale): rimane in ogni caso rilevante l’apporto dell’estero nel soddisfare la domanda nazionale nei segmenti del latte e delle creme.

Tra il 2008 e il 2016 l’Italia è riuscita ad aumentare la propria quota di mercato nel comparto dei formaggi, che si attesta oggi intorno al 10%, confermando il nostro Paese come quarto esportatore, alle spalle di Germania, Francia e Paesi Bassi, che nello stesso periodo hanno invece perso quote di mercato. Nel settore dei freschi, l’Italia si è conquistata il secondo posto globale dopo la Germania, superando la Francia. La buona dinamica in termini di competitività globale è stata resa possibile dall’elevata qualità espressa dalla produzione italiana: tra 2008 e 2016 l’Italia ha spodestato la Francia conquistando il primo posto per quota di mercato nei formaggi nella fascia di prezzo più elevata (27%), che costituiscono la quasi totalità delle vendite italiane all’estero nel comparto (90%).

Il Veneto è la terza regione in Italia per consegne di latte e per export nel settore lattiero- caseario, dietro a Lombardia e Emilia Romagna. Nel 2017 le esportazioni di latte e formaggi hanno raggiunto i 358 milioni di euro (+10% rispetto al 2016). A livello manifatturiero, la regione pesa per il 7,5% sull’occupazione del settore in Italia e per circa il 5% in termini di imprese, con una dimensione media aziendale maggiore di quella nazionale.

Il lattiero-caseario dà lavoro a circa un terzo degli occupati nell’alimentare bellunese. Nella provincia di Belluno è concentrato il 5,6% degli allevamenti regionali, il 9,4% delle imprese che svolgono attività di trasformazione lattiero-casearia e il 9,9% degli addetti. Ancora poco sviluppato, ma in crescita, l’export della provincia, che si è attestato su un valore poco inferiore ai 700.000 euro nel 2017. In particolare, tra il 2008 e il 2017 sono stati aperti nuovi mercati di sbocco (nel 2008 l’export verso Austria e Germania costituiva la quasi totalità dell’export della provincia, nel 2017 questa quota è scesa al 64%) e l’export si è più che triplicato, con buoni risultati in particolare verso la Francia.

In prospettiva, il mercato estero è visto rivestire ancora un ruolo trainante per la filiera lattiero-casearia italiana. Le aziende italiane potranno far leva su un ceto medio in aumento nei paesi emergenti, sempre più disposto ad acquistare prodotti di qualità elevata.
Sono positive in ogni caso anche le prospettive nei confronti del mercato interno, in particolare per i prodotti innovativi e in linea con la crescente attenzione dei consumatori nei confronti di prodotti sostenibili a livello ambientale, salutari e rispettosi del benessere animale. Tra il 2016 e il 2017 i consumi interni di latte fresco ad alta digeribilità e di yogurt e latte bio sono cresciuti a doppia cifra, a fronte della flessione del latte standard e di alta qualità.

Sempre più consapevoli, i consumatori italiani e stranieri si avvicinano a mercati lontani anche grazie al canale web, che, seppure ancora poco sviluppato nel settore alimentare, è cresciuto a ritmi molto sostenuti nell’ultimo anno (+35%).

Importante il ruolo dell’innovazione anche a monte. In futuro sarà sempre più necessario garantire la circolarità della produzione, riducendo emissioni e sprechi, e allo stesso tempo, anche alla luce dell’abolizione delle quote latte, aumentare l’efficienza produttiva, per garantire migliori rese per ettaro.

I nuovi trend del biologico, dell’agricoltura 4.0, dell’avvicinamento al cliente finale con il racconto esperienziale dei prodotti attraverso i canali web e il turismo enogastronomico, sono tra le direttrici su cui costruire la crescita futura del settore.

“Abbiamo avviato sul territorio una serie di incontri dedicati all’agroalimentare con diversi focus declinati sulle specificità delle diverse zone produttive del Veneto, perchè vogliamo agevolare e rafforzare ulteriormente il settore, sostenendone la crescita e valorizzando il Made in Italy. - ha dichiarato Fabrizio Alfano, direttore imprese Nordest di Intesa Sanpaolo -. Inoltre vogliamo favorire ulteriormente l’accesso al credito da parte del settore agricolo, mettendo a disposizione linee di credito con caratteristiche innovative ed un modello di servizio dedicato. Nel 2017 Intesa Sanpaolo ha erogato al settore agroalimentare italiano 2 miliardi di finanziamenti a medio e lungo termine, mettendo a disposizione la propria rete di circa 530 filiali “verdi” e 56 specialisti dedicati. Inoltre, grazie all’accordo firmato con il MIPAAF, abbiamo messo a disposizione degli imprenditori dell’agribusiness un plafond di 8 miliardi fino al 2019.”


Per informazioni

Intesa Sanpaolo
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