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Cultura

Hayez e Segantini

"Ottocento. L’arte dell’Italia fra Hayez e Segantini"

Dopo le grandi esposizioni dedicate al Novecento, al Liberty e all’Art Decò e a seguito del successo di “L’eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio” del 2018, anche quest’anno Intesa Sanpaolo sarà Main Partner dell’annuale mostra d’arte promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, allestita negli spazi dei Musei San Domenico dal 9 febbraio al 16 giugno 2019.

L’esposizione, "Ottocento. L’arte dell’Italia fra Hayez e Segantini", tratterà della grande arte italiana dell’Ottocento e sarà curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Francesco Leone, con la direzione generale di Gianfranco Brunelli. Un filone, quello della pittura dell’800, che continua a suscitare enorme interesse nel pubblico, come testimonia il grande successo della mostra sul “Romanticismo” attualmente in corso presso le Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano.

Con un viaggio immersivo nel tempo e nello spazio, le sezioni della mostra forlivese tracceranno i percorsi dei diversi generi: quello storico, la rappresentazione della vita moderna, l’arte di denuncia sociale, il ritratto, il paesaggio e la veduta, sottintendendo temi culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale, mentre i due punti di fuga del percorso espositivo, Francesco Hayez e Giovanni Segantini, segnano il confine simbolico tra il recupero della classicità e il rinnovamento di un secolo. La varietà dei linguaggi utilizzati consentirà di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra tradizione e modernità. Si passerà dall’ultima fase del Romanticismo e del Purismo al Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo, attraverso i capolavori dei protagonisti di quei decenni tormentati, molti ancora da riscoprire.

Intesa Sanpaolo contribuirà inoltre alla mostra anche con il prestito dell’opera “Tre donne” di Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 - Verona, 1916), realizzato nel 1909 – 1910. Si tratta di una delle ultime opere divisioniste, esposta alla Permanente di Milano per il Premio Fumagalli nel 1910. Secondo la critica, l’opera è debitrice del simbolismo di Segantini per il trasporto emotivo suscitato dalle tre figure immerse nella luce - la madre, la sorella e forse Ines, la donna con la quale l’artista aveva in quel periodo una difficile relazione – fino a farle sembrare materializzate solo grazie ai valori luminosi, creando un’atmosfera quasi sospesa.

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