Sport
Ambra Sabatini, oro ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, dialoga con Lia Capizzi
Contenuto realizzato in collaborazione con Lia Capizzi
La velocità come tratto distintivo, la fatica come compagna di viaggio, il senso della sfida come benzina quotidiana. Medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, una caduta rovinosa all’arrivo dei 100 metri (categoria T63) di Parigi 2024 quando a consolarla c’è il Presidente della Repubblica in persona che qualche mese prima le aveva affidato il Tricolore come portabandiera dell’Italia: “Ambra, ci sarà Los Angeles e sarà ancora bella”, l’affettuoso incoraggiamento di Mattarella.
“Il Presidente sa sempre quali parole usare, ogni volta mi commuove. L’ultima volta pochi giorni fa, il 21 gennaio, quando ha ricevuto noi medagliati iridati. Per me lui è un precursore, sottolinea sempre come il movimento paralimpico sia di aiuto alla società, come noi atleti possiamo essere di ispirazione ai ragazzi”.
Ambra Sabatini non ha dovuto attendere il 2028 per riprendersi ciò che le spetta. E per tornare appunto al Quirinale da vincente. Nell’ottobre del 2025 ai Mondiali di Nuova Delhi la sua fame di rivincita è coronata dall’oro nei 100 metri. Un urlo liberatorio che sfodera davanti alla telecamera, in faccia all’universo: “Sono io, sono tornata. Il mio posto è qui”.
La ventiquattrenne toscana non si atteggia, non sa proprio tirarsela, è sempre disponibile, fin troppo educata. Ma la ferocia agonistica ne fa una fuoriclasse, anche per merito di una granitica caparbietà.
“Sono molto testarda, è la definizione che più mi calza a pennello. Da toscanaccia vera, nata a Livorno ma cresciuta in Maremma a Porto Ercole, mi sono trasferita per 4 anni a Roma ma da fine 2024 sono tornata in Toscana. La testardaggine mi ha aiutato nelle sfide più dure, quando tutto era difficile e dovevo riniziare da capo a fare ogni cosa, anche a correre”.
Il prima e il dopo l’incidente
Il prima e il dopo. Dopo l’incidente del 5 giugno 2019. Il solito tragitto in scooter, seduta dietro a papà Ambrogio. Sono diretti al campo di atletica quando un’auto invade la loro corsia. La gamba di Ambra resta incastrata nel montante del veicolo.
“Non faccio paragoni tra la me prima dell’incidente e quella di adesso. Siamo due persone completamente diverse. Adesso festeggio due compleanni, quello di nascita il 19 gennaio. E il secondo, il 5 giugno. Se ripenso a quel momento? Mi dico che rivivrei tutto da capo, per essere proprio come sono adesso”.
Ha dimostrato di sapersi rialzare nella vita e nello sport. Che rapporto ha con la parola sacrificio?
“C’è la tendenza a pensare ai sacrifici sempre con un’accezione negativa, invece fanno parte della vita di ogni giorno. Li facciamo tutti, no? Sono i sacrifici che ti permettono di raggiungere i risultati. Io li faccio volentieri perché fanno parte della mia passione”.
Dalla velocità al salto in lungo
Avrebbe potuto continuare a primeggiare nel giardino dorato della velocità, con il record del mondo che le appartiene, invece ha deciso di raddoppiare, ha aggiunto il salto in lungo come nuova disciplina. Le sfide se le va proprio a cercare.
“La sfida più grande è stata tornare ad allenarmi dopo l’incubo di Parigi. Pensare di mollare non era una possibilità. Anzi, ho raddoppiato il carico. Nel salto in lungo ogni giorno scopro cose nuove, sensazioni inedite, assaporo i miglioramenti. La sfida futura è arrivare ai Giochi di Los Angeles 2028 e magari vincere due medaglie d’oro. La voglia di sperimentare fa parte di noi atleti, siamo costantemente proiettati oltre i propri limiti”
La ricerca della perfezione come ossessione?
“Il concetto di perfezione è astratto, un po’ sopravvalutato. Io ho un tatuaggio, una scritta che recita: perfettamente imperfetta. Per me la perfezione vuol dire accettarsi in pieno. Proprio l’esperienza di Parigi, quando sono caduta rovinosamente addosso a Monica Contrafatto a pochi passi dal traguardo, mi ha insegnato molto. Ora, più che all’ossessione della medaglia preferisco pensare di avere un obiettivo. Resto concentrata a dare il massimo ma voglio godermi il viaggio. A prescindere da cosa potrà accadere a LA2028, quelle gare non mi definiranno come persona. Sto attenta a non perdere quella leggerezza con cui tutti noi abbiamo iniziato a fare sport”.
Il cambio di vita dopo Parigi 2024
Dopo Parigi 2024 anche il cambio di vita con il trasloco a Livorno. Nuovo allenatore Fabrizio Mori, indimenticabile campione del Mondo dei 400 ostacoli a Siviglia 1999.
“Dopo le Paralimpiadi di Tokyo avevo scelto Roma per allenarmi con Pasquale Porcelluzzi nel Centro Sportivo delle Fiamme Gialle, anni bellissimi e formativi. Ma avevo voglia di tornare in Toscana, sognavo da sempre di vivere a Livorno, è la città a cui mi sento più affezionata. C’è stata questa bellissima coincidenza con Fabrizio che è livornese. Credo molto nel destino, l’ho percepito come un segnale fortissimo. Sembrava fosse già tutto pianificato”.
A Livorno ha sfilato come tedofora. A dicembre ha acceso il braciere in piazza Grande insieme all’ex bomber Igor Protti che sta affrontando un tumore. Voi due sostenuti da migliaia di persone.
“Una giornata che porterò sempre nel cuore, che esperienza incredibile. Un onore condividere il ruolo di tedofora insieme a Protti. Erano in tantissimi ad urlare: “Forza Igor”. Parlando con lui ho percepito le sue qualità da campione, è un esempio da seguire”.
Ma anche lei è considerata un esempio. Va spesso nelle scuole a parlare di diversità, di inclusione o di sicurezza stradale.
“In verità mi considero una ragazza comune a cui è cambiata la vita. Credo che ogni essere umano sia capace di reagire nei momenti difficili, è proprio dentro di noi la capacità di adattarsi alle avversità. Mi piace raccontare me stessa, parlare della mia esperienza, e continuare a dare il massimo nel mio sport. Se il mio vissuto può essere di aiuto a qualcuno, mi rende felice”.
Ambra Sabatini: campionessa di passione
Campionessa di fatica, di passione, di cura del dettaglio. Altro?
“Nel mio viaggio, che non sempre è stato facile, ci inserisco anche la parola fortuna. Sono stata fortunata quando dopo l’incidente passava un camion dei vigili del fuoco, mi hanno soccorsa subito altrimenti sarei morta a causa dell’emorragia. Spesso ho trovato le persone giuste al momento giusto. Sono fortunata nel poter utilizzare protesi all’avanguardia che dovrebbero essere alla portata di tutti. Perché lo sport non è solo agonistico, lo sport deve essere un diritto per tutti”.
Le sue protesi sono simbolo di eccellenza tecnologica. Quelle per l’atletica che hanno la lama in carbonio e quelle per la vita di tutti i giorni.
“Le protesi da corsa e da salto in lungo hanno una spiccata tecnica meccanica, la lama in carbonio restituisce elasticità. Ci si lavora sempre perché dopo un po’ gli assetti e gli allineamenti si modificano, magari in presenza di ferite al moncone o delle diverse temperature meteo. Noi atleti possiamo contare su una grande assistenza, siamo seguiti da uno staff dell’INAIL grazie ad un accordo con il CIP (Comitato Paralimpico Italiano). La protesi da cammino invece, quella che uso nel quotidiano, è supertecnologica. Ho un ginocchio elettronico Ottobock che mi permette una camminata fluida e sicura. Con una App riesco a modificare le impostazioni, per andare in bici, per sciare. La modalità pattinaggio è quella che uso di più, sin da piccola adoro andare sui pattini a rotelle. Il mondo delle protesi mi affascina, ne seguo l’evoluzione, mi piace smontarle e rimontarle o fare dei cambiamenti”.
La medaglia d’oro ai Mondiali 2025 l’ha vinta utilizzando una protesi di colore rosso. Un omaggio ad un’altra eccellenza italiana.
“Rosso fuoco, o meglio Rosso Ducati. Il mio babbo è un Ducatista, sono cresciuta guardando le gare della MotoGP. Sulle protesi avevo inserito una scritta laterale: “No war off track”. Niente guerre fuori dalla pista. Ci tenevo ad un messaggio di pace, con tutto ciò di terribile che sta accadendo nel mondo”.
La pace è il messaggio, o meglio la speranza, anche di Milano Cortina 2026. Li vivrà da spettatrice?
“Da grande tifosa. Adoro il pattinaggio artistico, quello individuale e di coppia. Il mio idolo da piccina era Carolina Kostner. Andrò a vedere alcune gare, voglio emozionarmi con Sara Conti e Niccolò Macii. Non vedo l’ora”.
A proposito di tifosi speciali, c’è suo fratello gemello Lorenzo…
“I miei genitori hanno voluto giocare con i nomi. Mio padre Ambrogio, io Ambra. Mia mamma si chiama Lorenzina e lui è Lorenzo. È il secchione della famiglia ma c’è stato un tempo in cui lo sportivo di casa era lui, giocava nelle giovanili della Fiorentina. Poi ha lasciato il calcio per dedicarsi allo studio. Si è rivelata la scelta giusta, si è laureato con 110 e Lode all’Università di Pisa in Economia e Logistica. Siamo orgogliosi l’uno dell’altro”.
Data ultimo aggiornamento 11 febbraio 2026