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Cultura

Il cinema italiano degli anni Sessanta: storia di un’arte diventata mito

Un operatore di Cinecittà mentre riprende piazza del Duomo dalla balconata dell'Arengario
Un operatore di Cinecittà mentre riprende piazza del Duomo dalla balconata dell'Arengario

Contenuto realizzato In collaborazione con CAIRORCS Studio

Le pellicole del periodo hanno restituito la rappresentazione di un Paese che cambiava. Registi come Fellini, Visconti, Antonioni e Pasolini hanno costruito un immaginario esportato in tutto il mondo.

Tra i protagonisti del Novecento ce n’è uno che è arrivato a oggi senza perdere fascino e centralità. Si tratta del cinema. In Paesi come l’Italia e non solo, la sua importanza è cresciuta costantemente nel corso del tempo. E questo anche perché, fin dall’inizio, il settore ha contato sul sostegno di banche nazionali e locali, segno che fare film non è solo arte, ma un’attività che richiede investimenti e credito.  

La fabbrica dei sogni: il boom del cinema italiano

Spettatori davanti al cinema Odeon di Milano, novembre 1947 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Il cinema, in oltre un secolo di vita, ha raccontato l’Italia, ne è stato parte ed espressione. Dopo il secondo conflitto mondiale i film italiani cominciano a decollare: gli anni ‘50 accompagnano la ricostruzione del Paese e l'avvio del boom economico. Ma è negli anni ‘60 che il cinema italiano diventa una vetrina sul mondo, un laboratorio di idee, uno strumento di costruzione dell’immagine del Paese. È una fabbrica che produce sogni da esportare ovunque.

Dal Neorealismo del dopoguerra ai film glamour degli anni '60

Se nell’immediato dopoguerra la rappresentazione dell’Italia era quella del Neorealismo con pellicole, come “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, che rielaboravano gli orrori della guerra appena passata, negli anni ‘60 le immagini che arrivano dagli schermi mettono in scena un’Italia diversa. Nei film si vedono città che si riempiono di automobili. Entrano in scena i consumi, la moda conquista spazio e l’Italia diventa glamour. Sono gli anni del boom economico e di un immaginario che affascina milioni di persone.

© Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 

Il cinema di Federico Fellini: da "La dolce vita" a "8½"

F. Fellini alla prima del film "La dolce vita" con A. Ekberg e M. Mastroianni, febbraio 1960 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

A dare forma a questa narrazione sono registi ancora oggi pilastri della nostra storia. Come Federico Fellini, autore che forse più di ogni altro ha trasformato l’Italia in un simbolo universale grazie al suo linguaggio immaginifico e poetico. Quando nel 1960 esce nelle sale “La dolce vita”, film che consacra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, splendidi nella nota scena girata nella Fontana di Trevi in una deserta notte romana, diventa immediatamente un fenomeno culturale che ancora oggi influenza l’immaginario collettivo.

 

La pellicola non è solo il racconto della mondanità romana, fatta di paparazzi e fugaci amori: è la fotografia di un Paese in trasformazione, che ha messo la guerra alle spalle e guarda avanti. Da quel momento Via Veneto Roma entrano nell'universo simbolico collettivo. Nel 1963 Fellini firma un altro capolavoro, “8½”, film che consacra il prestigio internazionale del cinema italiano.

Michelangelo Antonioni e il racconto della modernità

Cinema Mignon di Milano durante la prima del film "La notte" di M. Antonioni, gennaio 1961 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Gli anni Sessanta non sono solo Fellini. Un’altra figura di rilievo è Michelangelo Antonioni, il regista che racconta il lato più inquieto e introspettivo della modernità. I suoi film, come il pluripremiato “La notte”, esplorano il benessere che avanza e mettono in luce i vuoti, le incomprensioni e le fragilità nascoste dietro la crescita del Paese. Con Antonioni il cinema italiano fa un passo avanti in qualità e ricerca.

Luchino Visconti e il successo internazionale del cinema italiano

Negli anni ‘60 consolida la propria popolarità anche Luchino Visconti, celebre, tra le altre cose, per aver portato sullo schermo “Il Gattopardo” con cui il regista esplora il passaggio da un’epoca all’altra, riflettendo sui cambiamenti della società italiana. Il film ottiene un enorme successo e contribuisce a rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo.

Pier Paolo Pasolini: il realismo delle periferie e degli ultimi

Accanto a questi autori c’è anche una voce originale: Pier Paolo Pasolini. Scrittore, poeta e regista, Pasolini porta sullo schermo l’Italia delle periferie e degli ultimi, riprendendo le contraddizioni del progresso. Un esempio è “Il Vangelo secondo Matteo”, film del 1964, che sorprende critica e pubblico per la sua forza poetica e la capacità di raccontare una storia universale con uno stile innovativo.

© Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 

L'evoluzione tecnologica e il sostegno al cinema italiano

Un operatore di Cinecittà mentre riprende piazza del Duomo, febbraio 1974 © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Dietro questa stagione, che ha vissuto anche difficoltà e frenate, accanto al talento di registi e attori, c’è la rete di investimenti e finanziamenti di banche che oggi sono parte del gruppo Intesa Sanpaolo, che ha sostenuto la crescita dell’intera industria cinematografica. Grazie a queste risorse sono arrivate quelle innovazioni tecnologiche che hanno permesso al cinema di fare un balzo nel futuro. Si pensi, per esempio, al passaggio al sonoro, all’arrivo del colore e alla sostituzione dei vecchi schermi con quelli panoramici. Novità che non hanno cambiato soltanto il modo di produrre i film, ma hanno ampliato le possibilità espressive del cinema, influenzandone profondamente anche il linguaggio artistico. Non solo: gli studi di Cinecittà, in quel periodo, anche grazie a fondi pubblici e privati, attirano produzioni internazionali. Roma diventa la “Hollywood sul Tevere”, meta obbligata per il cinema mondiale. Cresce un sistema fatto di tecnici, costumisti, scenografi, artigiani e professionisti che contribuiscono allo sviluppo dell’economia culturale del Paese. 

 

Grazie al cinema, l’Italia smette di essere percepita soltanto come una nazione impegnata nella ricostruzione del dopoguerra e diventa un’icona culturale globale. Eleganza, creatività, bellezza e talento trovano nel grande schermo un veicolo potente. A distanza di oltre sessant’anni, i film di Fellini, Visconti, Antonioni e Pasolini continuano a essere studiati, amati e celebrati. Perché non rappresentano solo un’epoca irripetibile: raccontano il momento in cui l’Italia, nel secolo del cinema, ha imparato a immaginarsi moderna.

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