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Sociale

Gender gap: dalla disoccupazione femminile alla violenza economica

Mamma che tiene in bracio il suo bambino
Mamma che tiene in bracio il suo bambino

Quando all'interno di una relazione, l'uso del denaro e la mancanza di autonomia finanziaria sono usati come mezzi di sopraffazione, l'aspetto economico può giocare un ruolo decisivo come forma di violenza di genere.
Se le donne non lavorano o sono sottoccupate, sottopagate, finanziariamente sfruttate, la dipendenza economica nei confronti del marito o del compagno si può trasformare in una particolare forma di violenza psicologica - più subdola perché meno visibile della violenza fisica o sessuale: è la violenza economica.

Sono i temi di cui si è discusso nell’incontro intitolato “Quando il tuo Amore ti chiede lo scontrino” organizzato a Torino dal Museo del Risparmio in collaborazione con gli Stati Generali delle Donne. Un evento che ha visto la partecipazione di Giovanna Paladino, Direttore e curatore del Museo del Risparmio, istituzione impegnata nell’alfabetizzazione finanziaria e nella sensibilizzazione sul tema dell’educazione finanziaria; Isa Maggi, coordinatrice degli Stati generali delle DonneAlleanza delle Donne; la psicologa Giorgia Ortu La BarberaBruna Bruni presidente Aiaf Piemonte (l’Associazione degli avvocati per la famiglia e per i minori); l’insegnante Alessandra Fiori.

Cos'è la violenza economica e come riconoscerla

Non è sempre scontato capire se si è vittima di violenza economica, ma ci si può orientare ponendosi alcune domane. Ecco quelle suggerite da Giorgia Ortu La Barbera per valutare il proprio grado di indipendenza economica:

  • si dispone in maniera autonoma del denaro necessario alle esigenze della famiglia?
  • si è consapevoli della situazione economico-finanziaria della famiglia?
  • si contribuisce attivamente alle decisioni finanziarie che vengono prese?

Risposte negative possono essere considerate un campanello di allarme. Ma la violenza economica può essere esercitata anche nei confronti di donne economicamente autonome, ad esempio obbligandole a firmare fideiussioni, a prestare garanzie, a ipotecare immobili. Insomma, a esporsi in prima persona per aiutare il partner nella sua attività. 

Donne e denaro: quando retaggio culturale e stereotipi accompagnano la violenza economica

La violenza economica - ha ricordato Ortu La Barbera - spesso si manifesta già a partire dal linguaggio, tra proverbi e detti popolari, perché la nostra cultura è ricca di preconcetti e generalizzazioni sulla donna mantenuta dal marito, meglio se spendacciona, riassunti perfettamente nel detto 

"L’uomo di successo è quello che guadagna più di quanto spenda la moglie, e la donna di successo è quella che ha sposato quell’uomo"

Un retaggio culturale che perpetua stereotipi difficili da sradicare.
Oltre a quello dell’“uomo bancomat” e della donna scialacquatrice, anche quello che vede assegnare in via esclusiva alle donne i compiti di cura di figli, anziani e gestione delle faccende domestiche che trattiene molte donne dal dedicarsi al lavoro fuori casa.

Rivedi l'evento “Quando il tuo Amore ti chiede lo scontrino”

Gender Gap: la disoccupazione femminile che genera il divario economico

I dati parlano chiaro. Gli studiosi del gender gap, ha ricordato Alessandra Fiori, sono concordi nel sostenere che gli obiettivi fissati dall’Onu con l’Agenda 2030 non saranno centrati: infatti nel mondo la prossima generazione di donne svolgerà in media 2,3 ore al giorno in più di lavoro domestico non retribuito rispetto a oggi, mentre i ricercatori europei del welfare dicono che ci vorranno 67 anni per colmare il divario tra uomini e donne in Europa.

L’Italia in particolare è nelle ultime posizioni in Europa per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, pari al 48,2%, oltre 10 punti sotto alla media europea del 59,5%. La metà delle donne, dunque, non lavora e due su tre non hanno autonomia gestionale del proprio budget. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più difficile, con una partecipazione femminile al lavoro che si ferma al 35,5%.

Il lavoro come elemento di liberazione dalla violenza economica

In Italia, come nel resto del mondo, la strada per l’uguaglianza e per la libertà delle donne passa necessariamente dall’avere un’occupazione, e quindi una retribuzione, per poter partecipare in autonomia o in modo paritario alla gestione delle risorse economiche del nucleo famigliare. E la condizione indispensabile per poter trovare (e mantenere) un lavoro è avere sufficiente tempo a disposizione. Ecco, quindi, che altrettanto importante è poter negoziare una distribuzione equa dei carichi di cura all’interno delle mura domestiche:

una giusta divisione dei compiti di cura di casa e figli tra uomo e donna, e all'interno della famiglia in generale, è condizione necessaria per consentire alla donna di poter svolgere al meglio la propria attività lavorativa.

Utile può essere anche seguire corsi di empowerment economico finanziario, specialmente per le donne che si trovano a mantenere  loro stesse o un nucleo famigliare solo con il proprio reddito.

Educazione civica e società del futuro: parlare di violenza economica nelle scuole

La scuola, inutile dirlo, può e deve giocare un ruolo fondamentale nel superare questa situazione. Lo ha raccontato Bruna Bruni, la cui associazione sta provando a farlo in Piemonte, con iniziative pilota in tre scuole attraverso un percorso didattico sperimentale che prevede di portare nelle classi attività finalizzate ad aiutare gli adolescenti a evitare percorsi che possano sfociare nella violenza economica e per sensibilizzare gli studenti sull'importanza dell'indipendenza economica come presupposto per essere effettivamente liberi.

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