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Dalla carta al digitale: l’evoluzione delle sale stampa nei grandi eventi

Le immagini dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo esposte alle Gallerie d’Italia - Milano, fino al 3 maggio 2026, raccontano le Olimpiadi di Cortina 1956: le differenze da allora a oggi nella vita degli atleti, negli abiti e nei materiali

Perché è importante: la mostra “La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956” - a cura di Aldo Grasso - offre l’opportunità per esempio di capire come si organizzavano i media per informare il pubblico delle performance e dei risultati delle gare e trasformare l’esaltante atmosfera olimpica

In questo articolo potrai scoprire anche che le giornaliste presenti ai Giochi erano pochissime, e tra di esse una sola italiana, Giovanna Mariotti, corrispondente locale per la rivista “Cortina

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6 febbraio 2026

La Sala stampa dei Giochi Olimpici invernali del 1956

Quando nel 1956 a Cortina d’Ampezzo i giornalisti - e le poche giornaliste presenti tra cui l’unica italiana Giovanna Mariotti*, corrispondente locale per la rivista “Cortina”, affollavano la sala stampa delle Olimpiadi, il loro racconto utilizzava macchine da scrivere, telegrafi e tanta carta.

Ogni risultato, ogni notizia doveva essere battuta a macchina, corretta a mano e inviata via cavo o telefono alle redazioni nazionali. 

*Antonella Stelitano, Adriana Balzarini, Le donne di Cortina 1956, 2025 Minerva Soluzioni Editoriali, Bologna

Era un mondo in cui la velocità era misurata in battute al minuto e nella capacità di comporre il testo, senza la possibilità di rielaborare.

Nella sala stampa delle Olimpiadi di allora la tecnologia era essenziale ma basilare: macchine da scrivere, telegrafi e telex per trasmettere i testi, telefoni cablati per contattare le redazioni.

La sfida non era solo raccontare i fatti, ma farli arrivare alle redazioni rapidamente e in modo esatto. 

L’ingresso dell’elettronica: anni ’80-’90

L’era digitale: dal 2000 a oggi

Conclusione

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