Economia circolare e sociale: il futuro ESG della filiera moda
La Direzione Impact di Intesa Sanpaolo ha promosso un incontro dedicato alla transizione verso modelli di economia circolare e sociale nel settore della moda, valorizzando le relazioni tra imprese, istituzioni e Terzo Settore
Perché è importante? Ripensare la filiera della moda in chiave circolare significa renderla più sostenibile, inclusiva e competitiva
In questo articolo potrai scoprire anche come strategie quali ecodesign, riciclo, riparazione, noleggio e upcycling permettono di ridurre l’impatto ambientale del settore e allo stesso tempo creare nuove opportunità di mercato
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17 aprile 2026
La transizione verso modelli di economia circolare e sociale rappresenta una leva strategica per rendere la filiera della moda più sostenibile, inclusiva e competitiva.
Il tema è stato al centro dell’incontro “Economia Circolare e Sociale – Il valore nella filiera della moda, Un’opportunità di governance ESG” promosso dalla Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e dedicato al confronto tra imprese, sistema finanziario e realtà del Terzo Settore sulle trasformazioni nel settore fashion.
“Ripensare la filiera della moda in chiave circolare significa costruire un modello produttivo più resiliente e innovativo, capace di generare benefici ambientali, sociali ed economici e di creare nuove opportunità di sviluppo sostenibile per il sistema produttivo e per i territori”
Andrea Lecce, Responsabile della Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo
Durante i lavori è emerso in particolare come l’economia circolare stia progressivamente superando il modello lineare tradizionale, favorendo un uso più efficiente dei materiali lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti.
Ripensare il modello produttivo. Innovazione e filiere più resilienti
L’economia circolare propone un cambio di paradigma rispetto al tradizionale modello lineare di produzione e consumo. Nel settore moda, in particolare, è possibile accelerare la transizione circolare, attraverso un approccio fondato sui principi di open innovation, che permette di progettare prodotti più duraturi e facilmente riparabili, valorizzare materiali riciclati e sviluppare nuovi modelli di business basati su riuso, rigenerazione e condivisione.
Strategie come ecodesign, riciclo, riparazione, noleggio e upcycling permettono di ridurre l’impatto ambientale del settore e allo stesso tempo creare nuove opportunità di mercato. La transizione è sostenuta anche dalle normative europee che stanno ridefinendo il quadro di riferimento per l’industria tessile, introducendo misure come il Regolamento Ecodesign per Prodotti Sostenibili, il divieto di distruzione degli invenduti e il passaporto digitale del prodotto.
La trasformazione verso modelli circolari richiede un approccio sistemico che coinvolga l’intera filiera: dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione, fino alla gestione del fine vita dei capi.
Tra le leve di innovazione emergono nuovi materiali riciclati o bio-based, tecnologie digitali per la tracciabilità dei prodotti e modelli produttivi più efficienti. In questo contesto, anche l’upcycling – la trasformazione di materiali di scarto in nuovi prodotti di valore – si sta affermando come uno degli ambiti più promettenti della moda circolare, capace di coniugare sostenibilità ambientale e valorizzazione delle competenze artigianali.
Il valore dell’economia sociale nella filiera della moda
La transizione verso modelli circolari si intreccia sempre più con la dimensione sociale. Le collaborazioni tra imprese e realtà del Terzo Settore contribuiscono a sviluppare filiere locali più inclusive e resilienti, favorendo l’inserimento lavorativo e la manifattura etica. In Italia il Terzo Settore rappresenta una componente rilevante dell’economia, con un contributo pari a circa il 5% del PIL nazionale.
Il sostegno finanziario è fondamentale per accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione sostenibile. In questo ambito Intesa Sanpaolo ha sviluppato strumenti dedicati all’economia circolare e alla transizione ESG delle imprese. Dal 2022 il Gruppo ha finanziato circa 1.400 progetti di economia circolare per un valore complessivo di circa €16 miliardi, mentre nel Piano di Impresa 2026-2029 sono previsti €87 miliardi di nuove erogazioni per la transizione sostenibile.
La Direzione Impact della Banca dei Territori promuove soluzioni finanziarie orientate alla creazione di valore sociale e ambientale, creando connessioni e accompagnando imprese ed enti del Terzo Settore con strumenti dedicati, percorsi di valutazione e metodologie di misurazione dell’impatto.
La valutazione d’impatto sociale è uno degli strumenti con cui Intesa Sanpaolo misura il valore generato dalle iniziative sostenute. Le analisi sui progetti sostenuti tra il 2022 e il 2024 mostrano che €435 milioni di finanziamenti al Terzo Settore hanno generato circa €1,4 miliardi di benefici sociali, pari a oltre €3 di valore per ogni euro erogato.
“La transizione verso modelli di economia circolare e sociale richiede un approccio di collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo Settore, capace di generare un’economia fondata sulle relazioni. Con la Direzione Impact promuoviamo connessioni e accompagniamo imprese e organizzazioni non profit con strumenti finanziari, percorsi di valutazione e momenti di confronto come i Laboratori ESG profit/non profit”
Andrea Lecce, Responsabile della Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo infatti affianca le imprese nel percorso di transizione ESG attraverso un ecosistema di strumenti e iniziative, tra i quali i Laboratori ESG: si tratta di luoghi di confronto distribuiti su tutto il territorio nazionale, con cui la banca accompagna le imprese nell’integrazione della sostenibilità nei modelli di business. Ad oggi sono state coinvolte 5.000 aziende in 250 incontri fisici e digitali.
L’incontro “Economia Circolare e Sociale – Il valore nella filiera della moda, Un’opportunità di governance ESG”, promosso da Intesa Sanpaolo, si è svolto l’11 marzo 2026 e ha riunito imprese e realtà del Terzo Settore tra cui Officina Creativa, Laboratorio di moda etica Cartiera, Cooperativa QUID, Cooperativa Abantu e Fendi, che hanno raccontato esperienze e progetti capaci di connessioni tra profit e non profit e di coniugare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e competitività industriale lungo l’intera filiera del settore moda.
Data ultimo aggiornamento 17 aprile 2026 alle ore 16:02:29