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Economia e finanza dei distretti industriali

industria lavoro

Milano, 28 maggio 2020 - E’ disponibile da oggi sul sito di Intesa Sanpaolo la dodicesima edizione del Rapporto annuale che la Direzione Studi e Ricerche della Banca dedica all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali.

Scopo del Rapporto di quest’anno è cercare di analizzare alcune tendenze del nostro sistema distrettuale nella fase pre-COVID-19, per capire in quali condizioni potrà affrontare la crisi in corso.

Il Rapporto analizza i bilanci aziendali di 20.439 imprese attive in 158 distretti industriali e poco meno di 62.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. L’analisi si sofferma, inoltre, sui vantaggi di prossimità nei rapporti di filiera ravvicinati e nella forza lavoro. Esplora poi il ruolo del capitale umano per la competitività, sia sul fronte della formazione che del ricambio generazionale. Infine, si approfondiscono i temi della tecnologia e dell’approccio sostenibile alla crescita.

Fatturato in rallentamento, ma produttività in crescita e migliore rispetto alle aree non-distrettuali

Nel biennio 2018-19 si è assistito a un rallentamento della crescita delle imprese distrettuali (+3,2%), a causa della brusca frenata del ciclo economico internazionale. Nei distretti si è tuttavia rafforzata la produttività del lavoro, salita a 58 mila euro per addetto, quasi il 10% in più rispetto alle aree non-distrettuali. Sono state trainanti le imprese medio-grandi.

È forte il legame tra patrimonializzazione e competitività. Al crescere della propensione degli azionisti a farsi carico di più rischio con capitali propri, salgono investimenti e produttività. Nell’ultimo decennio tra le imprese più patrimonializzate il capitale investito per addetto è aumentato di 46.000 euro; in quelle poco patrimonializzate l’aumento è stato di 18.000 euro.

Il valore della prossimità e delle filiere

Le filiere di prossimità rappresentano un fattore competitivo nei distretti: il peso degli acquisti entro i 50 chilometri per le imprese distrettuali è pari al 56% (43% nelle aree non-distrettuali). È confermato il ruolo di capofila delle grandi imprese distrettuali che attivano un numero molto elevato di fornitori locali di piccole e medie dimensioni e tendono a instaurare più frequentemente rapporti di fornitura strategici e duraturi (93% vs 86% delle grandi imprese non-distrettuali).

La maggiore prossimità dei distretti riguarda anche il fattore lavoro. Un’analisi degli emolumenti pagati mostra come i lavoratori sono “più vicini” all’azienda nelle aree distrettuali (in media circa 40 Km, dieci in meno alle aree non-distrettuali). La natura più locale del mercato del lavoro emerge anche per le mansioni più qualificate: nei distretti della Meccanica la distanza media tra inventori italiani e sede delle grandi imprese è pari a 30 chilometri; si sale a 52 Km al di fuori dei distretti.

Competenze, formazione e passaggio generazionale

Da più parti il modello distrettuale è stato messo in discussione a causa delle difficoltà delle imprese nel trovare tecnici e operai specializzati e personale con competenze per utilizzare le nuove tecnologie digitali. Su questo potrebbero aver pesato le modalità di recruiting, troppo orientate ai canali informali; solo l’8% delle imprese distrettuali ha accordi con il mondo della scuola.

Una risposta al mismatch tra domanda e offerta di lavoro potrebbe essere rappresentata dagli Istituti Tecnici Superiori: nelle aree ad alta intensità distrettuale la percentuale di occupazione dei diplomati ITS è pari all’85,6%, venti punti percentuali in più rispetto alle aree non-distrettuali, e il tasso di coerenza del percorso di studio è del 92,1% (contro il 77,4% nelle aree non-distrettuali).

Il capitale umano di qualità che è necessario nell’attuale contesto competitivo non si limita alle mansioni tecniche, ma coinvolge anche il management e la proprietà. Il ricambio generazionale può rappresentare un’opportunità di rilancio competitivo e, da una prima quantificazione, nei prossimi anni potrà interessare una quota di imprese distrettuali pari al 10,7%.

Le tecnologie 4.0 e l’attenzione all’ambiente

Tecnologie e attenzione all’ambiente sono i due principali motori di trasformazione dei distretti industriali e sono correlati: le imprese con più alta sensibilità verso la sostenibilità ambientale hanno investito maggiormente e da più tempo nel 4.0. Per sfruttare al meglio il potenziale della tecnologia risulta necessario accompagnare gli investimenti 4.0 con innovazioni organizzative. Chi lo ha fatto ha ottenuto importanti ritorni in qualità, minimizzazione degli errori e produttività.

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