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Sport

Dal campo al trionfo olimpico: Jasmine Paolini dialoga con Lia Capizzi

Immagine di Lia Capizzi e Jasmine Paolini
Immagine di Lia Capizzi e Jasmine Paolini

Contenuto realizzato in collaborazione con Lia Capizzi

"Io sono anche il mio sorriso"
Dietro il sorriso coinvolgente c’è un mondo da scoprire. L’etica di una campionessa che si è costruita mattoncino dopo mattoncino, con caparbietà, focalizzata su sé stessa, con l’argento vivo addosso sin da piccina. 

“Non stavo mai ferma, mi divertivo a fare tante cose insieme a mio padre. Andavamo a fare camminate in montagna, giocavamo a pallavolo nel cortile di casa. A cinque anni mi ha accompagnato alla prima lezione di tennis, ero emozionatissima. Me ne sono innamorata immediatamente”

Sulle spalle uno zaino invisibile ma pesante al cui interno c’è l’autostima, ingrediente fondamentale per ignorare alcune voci che per anni bisbigliavano a bordocampo. Di chi considerava Jasmine Paolini troppo piccola (163 cm) per poter dominare contro avversarie dalla fisicità imponente.  

“Mi sono sempre concentrata sul mio percorso, non mi sono mai posta limiti per la mia statura o altro. Ho sempre guardato molto al presente, senza pensare troppo a quali potevano essere le mie debolezze o i miei confini. Anzi, ogni giorno mi sono focalizzata su tutto ciò in cui dovevo migliorare e questo mi ha forse aiutato ad allontanare i miei limiti. Il mio è stato un percorso da formichina, costruito un pezzo alla volta”

Il primo titolo WTA e l’esplosione agonistica

L’esplosione agonistica è arrivata tardi, a 28 anni, non come meteora bensì come dimostrazione che nella vita prima o poi tutto torna. Il primo titolo WTA 1000 a Dubai il 24 febbraio 2024. Quattro mesi dopo è una principessa alla corte di Parigi, in finale al Roland Garros sulla terra rossa del Philipe Chatrier. Passano quaranta giorni, il 13 luglio 2024 è sul palcoscenico più iconico, il Centre Court di Wimbledon, per disputare una finale da regina. Tutti si innamorano di lei, del suo gioco aggressivo da fondocampo, della velocità e dell’agilità, della potenza del rovescio a due mani, dell’intelligenza tattica nella lettura del gioco soprattutto nei momenti di pressione. Il mondo adora il suo meraviglioso sorriso, simbolo di concentrazione e serenità. L’apoteosi ai Giochi Olimpici nell’agosto dello stesso anno, la medaglia d’oro conquistata nel doppio con Sara Errani, amica e fidata consigliera che dall’inizio del 2026 ha assunto ufficialmente il ruolo di sua allenatrice.  

A 30 anni, compiuti il 4 gennaio, Jasmine continua a trasudare passione in ogni cosa che fa, in campo e fuori. Per la sua determinazione e il suo entusiasmo è stata scelta come ambasciatrice dell’Italia, insieme al campione di ciclismo Filippo Ganna, nel passaggio di testimone verso le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina.

L’esperienza da tedofora e i ricordi di Atene 2004

Tedofora d’eccezione alla Cerimonia di Consegna della Fiamma Olimpica il 4 dicembre 2025 all’interno dello stadio Panathinaiko di Atene, simbolo di continuità tra i Giochi dell’antichità e i Giochi moderni.  
“È stato davvero emozionante. Pensavo: ma come ci sono finita qua proprio io?  Perché è stata una cosa incredibile che mai mi sarei immaginata. Il mio percorso di sportiva mi ha portato li, a rappresentare l’Italia in una cerimonia che sa di storia, tradizione, ideali, principi. Io e Filippo eravamo entrambi molto emozionati.  Il momento che porto nel cuore è quando ho concluso il percorso, il mio tratto di circa 100 metri con la Fiamma in mano. Mi sono ritrovata da sola ed è stato bellissimo, è stato un confronto a tu per tu con la mia emozione”.

Jasmine Paolini sul campo da tennis

Il cuore che batte e un vortice di pensieri in testa

“Per un attimo sono tornata bambina. Il mio primo ricordo delle Olimpiadi coincide proprio con l’edizione di Atene 2004. Avevo 8 anni, quelli sono stati i primi Giochi vissuti da spettatrice consapevole. Seduta sul divano con a fianco mio padre non volevo perdermi nessuna gara, mi piaceva molto l’atletica. Ancora adesso mi affascinano le gare sprint, ho un debole per i 100 metri. In generale amo proprio tutto ciò che è velocità. Per esempio, la discesa libera nello sci alpino: mamma mia che coraggio che hanno a scendere ad oltre 100 km all’ora! I loro salti sono un concentrato di adrenalina e trepidazione. Le Olimpiadi hanno un potere magico, riescono ad avvicinare più persone a diverse discipline, è ciò che capita anche a me. Per me sono un appuntamento fisso, una sorta di calamita, guardo qualsiasi gara, resto proprio bloccata davanti alla tv a seguire tutto. Mi ritrovo a tifare per ogni disciplina e ogni atleta, so cosa provano a rappresentare i nostri colori, conosco tutto il percorso di fatica che li ha portati a competere, esulto per le loro medaglie, così come riesco ad immedesimarmi nelle loro sconfitte con empatica”.

Sempre lo scorso dicembre c’è stato anche il Viaggio dalla Grecia all’Italia, il volo atterrato all’aeroporto Fiumicino di Roma, l’arrivo al Quirinale. La lanterna con la Fiamma Olimpica è passata dalle sue mani a quella del presidente Sergio Mattarella
“È difficile spiegare a parole questo onore incredibile che mi è stato concesso. Mi sono sentita fortunata e privilegiata. Sono memorie per la vita, tra qualche anno saranno ancor più preziose”.

L’esperienza di Parigi 2024

Vale anche per la vittoria ai Giochi di Parigi 2024? Con il passare del tempo è aumentato il peso specifico di quell’oro?
“Parigi era la mia seconda Olimpiade, due mesi prima avevo giocato la finale degli Open di Francia sugli stessi campi in terra battuta. Era tutto diverso rispetto ai miei primi Giochi che erano stati molto asettici, avevo partecipato all’edizione blindata di Tokyo 2021 durante il periodo Covid. Parigi invece stata un’esperienza di colori e calore, meravigliosa. Ci sono voluti alcuni mesi per realizzare la grandezza di aver vinto una medaglia olimpica, sul momento mi ricordo che ero molto felice ma non avevo ancora contezza del valore. È enorme”.

La passione dei tifosi di tutto il mondo si traduce in pura energia per voi atleti?
“Avere il sostegno del pubblico è una spinta in più, soprattutto nei momenti difficili dentro il campo, quelli che capitano sempre in un match. Giocare in uno stadio pieno che tifa per me può diventare elettrizzante, è una delle caratteristiche stupende del nostro sport”.

Essere sommersa da tanto affetto ha qualche controindicazione? C’è un complimento che la imbarazza particolarmente? 
“Tutti sottolineano il fatto che io sorrido sempre. È la verità, ma non è sempre così. Alcune volte non mi sono sentita presa sul serio proprio per il mio sorriso. Mi viene naturale, fa parte di me, cerco di trasmettere positività. Talvolta è anche una difesa, mi capita di sorridere in situazioni in cui forse non dovrei, magari quando mi sento in imbarazzo. A volte però penso che non dovrei sorridere così tanto”.

La vera Jasmine Paolini

Ha il timore che l’essere sempre sorridente venga scambiato come segno di troppa leggerezza?
“Non lo chiamerei timore, no. È più la sensazione di essere percepita come superficiale perché sorrido sempre. Io in realtà sono tante altre cose. Però io sono anche il mio sorriso, questo è sicuro”.

Cosa offusca la solarità di Jasmine?
“La mancanza di rispetto. È una delle cose che più mi infastidisce nella vita di tutti i giorni, perché dentro ci leggo maleducazione, presunzione, assenza di umanità”.

Jasmine Paolini sul campo da tennis

 

Come si gestisce il calendario serrato dei tornei che la portano a viaggiare 40 settimane all’anno in giro per il mondo? Concentrandosi solo sul presente senza pensare troppo al futuro?
“Uno sguardo al futuro mi capita di averlo, sono sincera. Ma non riesco proprio ad immaginare quelli che saranno i prossimi anni della mia carriera. Ecco perché mi dico: Jas concentrati sul qui e ora. Devo continuare a lavorare su alcuni aspetti del gioco in cui sento di avere ancora margini di miglioramento. E devo anche continuare a divertirmi come secondo obiettivo principale. È una parte importante per me quando entro in campo, quella di provare piacere nel giocare”.
 

E quando capita che il divertimento venga meno?
“Continuo a ricercarlo sempre, anche sforzandomi. Lavoro con una psicologa che mi aiuta a conoscermi meglio, a capire cosa devo scandagliare e cosa devo sforzarmi di fare. Questa indagine dentro me stessa si riflette in campo, quando magari devo scrollarmi di dosso alcune negatività che ci sono, come in tutte le cose della vita. La ricerca del divertimento è anche un lavoro per me, cioè devo mettermi nelle condizioni di farlo. Non sempre è una cosa automatica ma è un elemento essenziale, mi aiuta a giocare bene, a trovare un tennis migliore. Mi fa stare meglio.  La parte migliore di me esce quando riesco a giocare divertendomi”.
 

Ogni sua parola può avere risonanza mediatica. Ogni suo pensiero può essere un esempio per molte ’persone, soprattutto per i più giovani. È una responsabilità?
“Lo è, ma non mi pesa. Perché non ho la pretesa di dover essere un esempio. Altrimenti ci sarebbe il rischio di incappare in una comunicazione costruita o premeditata, perdendo di spontaneità. Sono convinta che l’onestà sia la ricetta migliore. Se dico quello che penso e sento, senza troppe sovrastrutture, so che sono a mio agio”.
 

La passione di Jasmine Paolini è anche….?
“Curiosità. Adoro esplorare il mondo. Cerco sempre di visitare i luoghi in cui mi trovo, mi ritaglio alcuni momenti per conoscere abitudini, tradizioni, anche andando banalmente a fare shopping. Fare altre cose oltre al tennis è fondamentale per attirare altre energie mentali che sono indispensabili”.
 

Chiusura in tema Cinque Cerchi. A Los Angeles 2028 ci pensa? Ci sarebbe un titolo di campionessa olimpica in carica da difendere
“C’è ancora tanto tempo davanti, facciamo un passo alla volta dai. Ma mi piacerebbe tantissimo giocare un’altra Olimpiade…”.

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