Sport
Roberto Bolle, tedoforo di Milano Cortina 2026, dialoga con Lia Capizzi
Contenuto realizzato in collaborazione con Lia Capizzi
Una conversazione con Roberto Bolle rappresenta un viaggio di vita e di sogni, di sacrifici e successi, di eleganza e di determinazione, con poco spazio riservato al passato. Ed è ciò che colpisce di più, perché potrebbe pavoneggiarsi nel suo essere una icona mondiale della danza, potrebbe elencare i palcoscenici che ha calcato da celebre étoile, dal Royal Ballet di Londra al Teatro dell'opera di Vienna, dal Tokyo Ballet al Bolshoi di Mosca. Invece con emozione ed orgoglio ti porta nel suo universo fatto di futuro. Con l’eleganza delle parole, la gentilezza dello sguardo, il carisma e una ferrea intraprendenza. Al pari delle leggende dello sport anche Bolle è proiettato a cercare la migliore versione di sé stesso, a lasciare un’eredità personale come ispirazione per le nuove generazioni. È un uomo in missione, per sé stesso e per il suo universo. Ha creduto nell'importanza di portare la danza dappertutto, sia in luoghi speciali sia popolari, per farla conoscere ed apprezzare ad un pubblico il più grande possibile. Il 6 febbraio 2026 ha portato la Torcia Olimpica dei Giochi Invernali tra le vie principali di Milano, partendo proprio da Piazza della Scala, cioè da casa sua. Il tempio della danza, il luogo che lo ha accolto per la prima volta quando aveva undici anni, con in tasca l’abbonamento del treno da Trino Vercellese a Milano e in mano l’attestato di ammissione alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Subito adocchiato dal grande Rudolf Nureyev, poi arrivato ad essere nominato Primo Ballerino nel 1996 e successivamente étoile.
Dalla Scala ai Giochi: il viaggio e le conquiste
Nell’esperienza da tedoforo c’era tutto il suo viaggio umano ed artistico?
“È stata una meraviglia. Mentre camminavo lungo il percorso, tenendo la torcia in mano, ho ripassato mentalmente il mio vissuto, dal ragazzino all’uomo che sono oggi. Riconoscere il Teatro alla Scala come casa mia, dove sono iniziati i miei sogni e ricordare i sacrifici necessari per raggiungerli. Portare una fiamma che ha la sua sacralità, racchiude l’essenza di tutti i valori olimpici, di dialogo, di armonia, di coesione. Sono quei momenti unici nella vita che danno il senso a tutto”.
Anello di congiunzione tra l’inizio e la fine dei Giochi di Milano Cortina 2026. Dal 6 febbraio, tedoforo nell’ultima tappa della Fiamma Olimpica, al 22 febbraio con un ruolo da protagonista durante la Cerimonia di Chiusura a Verona. In quell’Arena che lei ha dovuto conquistarsi proprio come una medaglia d’oro. Il riferimento è alla prima edizione del suo Gala nel 2011, non volevano concederle lo spazio, ha dovuto affittarlo.
“Mi piace questa similitudine sportiva, la considero proprio una medaglia conquistata con ostinazione. Quindici anni fa c’era scetticismo, nessuno pensava che la danza potesse riempire l’Arena di Verona. Agli occhi di molti sembrava un flop annunciato. Io però ci credevo tanto, ho voluto rischiare in prima persona decidendo di affittarla. Arrivarono oltre 10.000 persone per quella prima edizione. Da allora ogni anno sono tornato all’Arena, uno dei palcoscenici più belli ed emozionanti”.
La dimostrazione che quando Roberto Bolle vuole qualcosa cerca in tutti i modi di ottenerla. Ad esempio, quando invita al suo Gala alcuni colleghi prestigiosi che magari hanno problemi di visto per venire in Italia, lei smuove montagne burocratiche in prima persona pur di farcela. Generosità e caparbietà.
“Eh, in effetti sono proprio un Ariete. La determinazione è una caratteristica importante della mia personalità. Credo che sia fondamentale avere anche la costanza, giorno dopo giorno, nell’impegnarsi a fare le cose in cui uno crede”
Danza e sport: affinità e impegno per i giovani
I Giochi Olimpici sono la più grande vetrina mondiale, riescono ad allargare il bacino di pubblico, a rendere popolari discipline che magari abitualmente sono trascurate, ad appassionare i più piccoli. Del resto, lo sport è per tutti, accresce il benessere, migliora la salute. Lo stesso vale per la danza?
“In fin dei conti la danza ha lo sport dentro di sé, ha una base che parte dall’attività fisica. La presa di coscienza del corpo è la base del ballo. Poi noi ci aggiungiamo la musica e l’artisticità, l’emozione nell’esprimersi con il movimento. Iniziare a fare sport è importante al pari di iniziare a danzare, è una base che ti aiuta per tutta la vita. Prendere consapevolezza della fisicità sin da quando si è giovani è un’eredità perenne, cambia l’approccio che ognuno ha con il proprio corpo”.
È sempre attento a studiare le nuove generazioni. Quelle attuali sono iperconnesse ma hanno anche la tendenza a chiudersi.
“I ragazzi di oggi sono attratti da una dimensione virtuale, digitale e tecnologica che rischia di soffocarli. Molti si sentono oppressi. In soccorso può arrivare la danza per dare loro la libertà di esprimersi, di muoversi, di farsi vedere al mondo. Con la mia Fondazione ci siamo dati questo obiettivo: insegnare come l’attività fisica possa far conoscere il proprio corpo, farlo muovere nello spazio, farlo interagire con altre persone”.
La Fondazione Roberto Bolle organizza corsi di danza gratuiti nelle scuole medie. Lezioni per ragazzi dai 12 ai 13 anni provenienti da qualsiasi contesto.
“La Fondazione è molto giovane, è nata due anni fa. Il cuore del progetto è proprio quello legato alle scuole. Abbiamo voluto aprire una finestra per portare ai giovani un approccio alla danza. Anche con un’ora di lezione alla settimana si vedono i cambiamenti in ragazzi che provano un mondo totalmente lontano dalla loro vita, forse mai avrebbero pensato di avvicinarsi alla danza. È ciò di cui vado più fiero, vedere come in pochi mesi possa cambiare il loro approccio. Mi rende felice osservare come si lasciano andare, avendo fiducia nei loro insegnanti. Le scuole italiane sono composte da classi multietniche e multiculturali, la danza rappresenta anche un momento di condivisione nel fare qualcosa di nuovo, unisce tanti ragazzi”.
La danza oltre i confini: popolarità e rigore artistico
La missione di portare la danza classica all’esterno dei teatri. Dalla grande festa “OnDance” sul sagrato di piazza del Duomo a Milano alle tante prime serate televisive su RaiUno. Il suo voler conquistare spazi popolari le è pesato in termini di ostracismo?
“All’inizio un po’ si, alcune voci dissonanti ci sono state. Penso alle critiche quando nel 2016 abbiamo portato “We Will Rock You” al Festival di Sanremo, per qualcuno era considerato troppo contemporaneo e pop. C’era chi mi diceva: Roberto, ma se vai in televisione devi fare il classico perché tu sei un ballerino classico! Il fatto di sperimentare tanto in televisione, portare molta danza di rottura, creava qualche perplessità. Ma devo dire che lo scetticismo è durato poco. La maggior parte dei miei colleghi e soprattutto il pubblico in generale hanno subito apprezzato questa volontà di allargare la danza a tutti, utilizzando ogni mezzo possibile”.
Forse qualcuno temeva un effetto trash. Invece è sempre stata riconosciuto la sua serietà. Una danza senza limiti che però non perde autorevolezza.
“Su questo non ho mai voluto scendere a compromessi. La danza può arrivare a parlare a tutti senza perdere la propria identità. Per me è sempre stato importante mantenere una qualità molto alta su tutto, dalle interpretazioni alle coreografie”.
I valori della danza sono paragonabili a quelli di ogni campione sportivo: disciplina, rigore, sacrificio, la cura del corpo e il rispetto per la propria psiche. tività fisica possa far conoscere il proprio corpo, farlo muovere nello spazio, farlo interagire con altre persone”.
“La danza e lo sport sono maestre di vita, sono entrambe discipline meritocratiche, da una parte parla il cronometro e dall’altra il gesto artistico, la pulizia della tecnica. Nulla arriva per caso, ogni risultato viene raggiunto passo dopo passo con l’impegno. Perché solo un lavoro costante e quotidiano ti può portare a raggiungere l’eccellenza. Quando mi chiedono se nella danza ci siano raccomandazioni o favoritismi io faccio la similitudine proprio con lo sport. C’è la meritocrazia, se vali arrivi. Ma il tuo valore devi dimostrarlo ogni volta che sali su un campo di gara o su un palcoscenico. Ecco perché il ballo è migliore di tanti altri mondi dello spettacolo, quelli che magari possono contare su favoritismi e scorciatoie”
Lo spirito olimpico e la lezione di chi osa
Come ha vissuto da tifoso i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026?
“Mi faccio contagiare facilmente dallo spirito olimpico come spettatore ammirato. Sono curioso di vedere come i campioni riescono a spingere i loro corpi alla ricerca della perfezione. Adoro le discipline della ginnastica, dalla ritmica all’artistica, nelle edizioni estive. Ho un debole per il salto in alto dell’atletica e per i 100 metri, ma in generale seguo davvero tutto, dai tuffi alle gare di nuoto. Durante Milano Cortina 2026 ho trepidato per le gare di sci alpino, ho voluto assistere dal vivo alla finale del pattinaggio di figura maschile, mi coinvolge l’assonanza con il mio mondo della danza”.
Si è ritrovato con gli occhi lucidi per qualche medaglia o per qualche gara?
“Mi hanno commosso le parole di Lindsey Vonn dopo il suo terribile incidente che gli ha precluso il sogno di coronare il rientro agonistico a 41 anni con una medaglia olimpica. Quando dice: non tutti i sogni si realizzano ma non sarei stata io se non ci avessi provato. Ecco, è un insegnamento enorme perché nella vita non tutto si realizza. La maggior parte dei giovani non riuscirà a realizzare tutto ciò che desidera però ha il dovere di provarci. La voglia di gareggiare della fuoriclasse Vonn, di andare oltre i propri limiti fisici, è stata la cosa giusta da fare, nonostante la caduta. Il suo messaggio è: sono grata di aver potuto osare. È un monito a tutti i ragazzi, provateci e mettetevi in gioco”.
Data ultimo aggiornamento 25 febbraio 2026