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Cultura

“Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”. La mostra al Museo Civico di Forlì

Davide con la testa di Golia, quadro di Tanzio da Varallo
Davide con la testa di Golia, quadro di Tanzio da Varallo

Fino al 28 giugno 2026 il Museo Civico San Domenico di Forlì ospita la mostra “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”, ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì insieme al Comune di Forlì, con Intesa Sanpaolo quale Main Partner, in continuità con l’approfondimento del 2025 dedicato a “Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso”.

La nascita e la diffusione del Barocco: un'estetica tra drammaticità e potere

Dalla Roma dei primi decenni del Seicento alle grandi corti europee, il percorso ripercorre la nascita e la diffusione del Barocco, stagione decisiva per la definizione di un nuovo linguaggio artistico. Drammaticità e rappresentazione del potere segnano un’epoca attraversata da profonde trasformazioni politiche, religiose e scientifiche, configurando un “teatro delle idee” in cui arte, fede e politica condividono lo stesso spazio scenico. Ne deriva un’estetica che, tra vero e verosimile, trasforma la percezione dello spazio e della luce, ridefinendo anche il rapporto tra opera e spettatore.

Curata da Daniele Benati, Enrico Colle e Fernando Mazzocca, con la collaborazione di Bernard Aikema, e realizzata sotto la presidenza del comitato scientifico di Cristina Acidini e la direzione generale di Gianfranco Brunelli, la rassegna ricostruisce il clima culturale in cui il Barocco si afferma, mettendo in relazione il tardo manierismo, il realismo di Caravaggio e le grandi imprese decorative che ne accompagnano l’espansione in Europa.

Le oltre 200 opere, provenienti da importanti istituzioni italiane ed europee – tra cui il Musée du Louvre di Parigi, l’Albertina di Vienna, i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi – danno vita a un progetto espositivo che riunisce capolavori di alcuni protagonisti del Seicento europeo come Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona, Guido Reni, Artemisia Gentileschi, Nicolas Poussin, Peter Paul Rubens e Francisco de Zurbarán.

Tanzio da Varallo, Davide con la testa di Golia, circa 1623-1625. Varallo, Palazzo dei Musei, Pinacoteca. Archivio fotografico Palazzo dei Musei, foto Alessandro Dealbert

 

Articolata in dieci sezioni, l’esposizione affronta il ruolo delle grandi famiglie e dei pontefici nella definizione di un’arte pubblica e programmatica, capace di tradurre in immagini la visione religiosa e politica del tempo.

Roma è il punto di partenza di questa narrazione, che si estende progressivamente verso altri centri e nuove committenze, in un rapporto continuo tra arte, fede e rappresentazione pubblica. La mostra guarda anche alla riscoperta novecentesca del Barocco, dal dibattito europeo tra Vienna e Dresda fino all’Italia degli anni Trenta, in un confronto tra capolavori del XVII secolo e opere di artisti come Umberto Boccioni, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Lovis Corinth e Francis Bacon, a conferma della persistenza del linguaggio barocco nel Novecento.

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