Cultura
Biennale Arte Venezia 2026: padiglione e artisti della Santa Sede
La Santa Sede rinnova la propria partecipazione alla 61ª Mostra Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia 2026, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, con un padiglione - di cui Intesa Sanpaolo è Main Sponsor - che riunisce 24 artisti internazionali coinvolti nella realizzazione di nuove opere commissionate per l’occasione.
Intitolato L’orecchio è l’occhio dell’anima, curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers e realizzato in collaborazione con Soundwalk Collective, il progetto si sviluppa in due sedi, tra installazioni sonore e interventi multidisciplinari, configurandosi come una preghiera sonora e costruendo un percorso unitario che mette in relazione ricerca contemporanea e tradizione spirituale.
“L’orecchio è l’occhio dell’anima”: il padiglione dedicato ad Alexander Kluge
Il progetto espositivo si lega direttamente alla figura di Alexander Kluge, regista e autore a cui si deve anche il titolo del padiglione. Il suo coinvolgimento assume un ruolo centrale: all’interno del Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, una delle due sedi, viene presentata la sua ultima opera, realizzata prima della scomparsa nel marzo del 2026, concepita come una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni.
In linea con l’impianto curatoriale, il percorso si sviluppa attorno ai temi dell’immagine e della memoria. L’opera si inserisce nello spazio dello scriptorium contemporaneo, proponendo una narrazione per frammenti e per stratificazioni visive.
Santa Ildegarda di Bingen e l’atto contemplativo dell’ascolto
Figura chiave del pensiero medievale, Ildegarda di Bingen è al centro del percorso: badessa, teologa e compositrice, ha elaborato una visione in cui musica, spiritualità e conoscenza coincidono. Nel suo pensiero, il suono diventa forma di comprensione del mondo, capace di connettere corpo e spirito. Da questa prospettiva, il padiglione trasforma l’ascolto in pratica centrale, attraverso opere in gran parte sonore e sviluppate in collaborazione con Soundwalk Collective, che si configurano come risposte contemporanee ai canti e alle visioni di Ildegarda.
I luoghi, dal Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi al Complesso di Santa Maria Ausiliatrice
L’allestimento si articola tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice. Il primo è uno spazio monastico nascosto, a Cannaregio, legato alla dimensione contemplativa; il secondo, nel sestiere di Castello, è un complesso di origine medievale nato come ospizio per pellegrini e successivamente trasformato in ospedale, oggi destinato ad attività culturali.
© Ph David Levene
Nel Giardino Mistico sono presentate opere di compositori, musicisti e artisti contemporanei, tra cui Bhanu Kapil, Brian Eno, Carminho, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Jim Jarmusch, Kali Malone, Kazu Makino, Laraaji, Meredith Monk, Moor Mother, Otobong Nkanga, Patti Smith, Precious Okoyomon, Raúl Zurita, Soundwalk Collective, Suzanne Ciani, Terry Riley e le monache benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda di Eibingen.
Nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice trovano invece spazio gli interventi di Alexander Kluge, Ilda David’ e Tatiana Bilbao, in uno spazio concepito come scriptorium contemporaneo. Il percorso, articolato attorno a un archivio vivente, all’opera finale di Kluge e alla dimensione sonora delle monache dell’Abbazia di Eibingen, si sviluppa tra materiali e ricerca architettonica.
I curatori: Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers
I curatori Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers sono due figure di riferimento nel panorama internazionale. Obrist, direttore artistico della Serpentine di Londra e Senior Advisor di LUMA Arles, ha sviluppato una pratica espositiva orientata al dialogo tra discipline. Vickers, invece, affianca alla curatela e all’editoria lo sviluppo di un centro di ricerca immerso nella natura chiamato New Water (New Hampshire-USA), dedicato al futuro della tecnologia e della spiritualità.
Inserito nella cornice della Biennale Arte Venezia 2026 in risposta alla proposta curatoriale di Koyo Kouoh, scomparsa nel 2025 e a cui si deve l’impostazione della rassegna, il padiglione accoglie il suo invito a rallentare e a sintonizzarsi su registri più silenziosi, come pratica e come dono.
Data ultimo aggiornamento 30 giugno 2026