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Economia

Banche e PMI insieme nella ripresa post-Covid

L’analisi del Monitor Deloitte con Intesa Sanpaolo, Confindustria Piccola Industria e Deloitte Private ci dice che è il momento di fare scelte complesse: agli imprenditori serve un supporto che vada oltre la finanza, una partnership strategica per uscire dall'emergenza.

Il Report integrale è scaricabile qui.

Le imprese, soprattutto quelle piccole e medio-piccole, sono state duramente colpite dagli effetti della pandemia ma assumere posizioni attendiste, improntate alla cautela, aspettando di vedere come evolverà il mercato, può rivelarsi fatale. Insomma, bisogna reagire: rimanere fermi non è più un’opzione, come sostiene l’analisi “I bisogni delle PMI per la ripresa post-Covid - La crisi come opportunità per evolvere i paradigmi aziendali” realizzata da Intesa Sanpaolo, Monitor Deloitte, Confindustria Piccola Industria e Deloitte Private su un campione di oltre 6.000 imprese. “Serve una chiara visione strategica combinata a un piano di medio-lungo termine per determinare dove giocare e come vincere, ma - spiega Manuel Pincetti, Partner Monitor Deloitte - solo il 30% delle PMI si sta attrezzando per farlo”.

I dati del Monitor dicono che solo una piccola percentuale di aziende dichiara di non avere avuto alcun impatto dalla pandemia, mentre quasi un terzo ha dovuto sospendere l’attività. Nel complesso il 70% si trova in difficoltà finanziarie.

Se è arrivato il momento delle scelte, le PMI pensano che sia meglio avere al fianco un partner con cui consultarsi e a cui affidarsi. Questo partner la piccola e media impresa italiana lo ha identificato con chiarezza: è la banca. Dalla ricerca emerge infatti che metà delle aziende vede nel proprio istituto di credito un partner a 360° che può e deve offrire non solo un supporto alla finanza ma anche consulenziale, per definire strategie e piani di internazionalizzazione, ampliare i canali commerciali, promuovere prodotti e servizi.


Il sistema creditizio in questi mesi ha assunto un ruolo ancora più centrale perché il Governo lo ha identificato come il canale principale per far affluire con rapidità i sostegni pubblici alle imprese. Un’operazione resa possibile anche perché – al contrario del passato – questa crisi non è stata indotta da uno shock del sistema finanziario. Le banche, dal canto loro, hanno attivato misure finanziarie straordinarie per garantire la solvibilità delle imprese, come l’accelerazione delle procedure di pagamento per supporto alle PMI e la revisione del modello di servizio e distributivo in logica digitale. In alcuni casi ci sono stati interventi più operativi come l’attivazione di servizi di noleggio e installazione PC per smart-working e la definizione di nuove procedure di accesso alle filiali. Noi di Intesa Sanpaolo abbiamo reagito con la massima rapidità possibile. 

 

"Il Gruppo ha risposto prontamente alla crisi, fornendo supporto all’economia reale e accelerando processi innovativi e digitali per garantire la continuità delle attività delle imprese. Allo scoppio della pandemia, il piano del Gruppo, che si fondava su interventi per la sostenibilità, per l’industria 4.0 e il corporate finance per le PMI, è stato riadattato immediatamente alle nuove esigenze. Nella fase di ripartenza successiva al lockdown, abbiamo avviato un processo evolutivo per andare a supportare le aziende oltre il puro credito: sostenibilità e internazionalizzazione sono stati i primi temi su cui ci siamo mossi perché crediamo che siano tra le principali direttrici per l’uscita delle PMI dalla crisi."

 

Anna Roscio, Responsabile della Direzione Sales & Marketing Imprese

Sono le sfide identificate anche dal Monitor, che sottolinea la necessità di concentrarsi sull’innovazione, per aumentare produttività e competitività; sull’internazionalizzazione e diversificazione, che permettono di adattarsi alle diverse dinamiche di mercato; sulla dimensione e solidità patrimoniale.

La maggior parte delle imprese sa di dover intervenire sul proprio modello di business e anche sul modello operativo. Come farlo, però, per molti resta un rebus, visto che meno del 40% dichiara di avere le idee chiare. Per quanto riguarda crescita e diversificazione, anziché puntare su investimenti in nuovi canali distributivi e nuove tecnologie di prodotto, le imprese preferiscono affidarsi all’espansione sui mercati esteri. Infine il fronte patrimoniale che, come sottolinea Carlo Robiglio, Presidente di Piccola Industria Confindustria, è un elemento chiave per “portare avanti una crescita sostenibile e strutturata”: a fine 2018 la liquidità era pari in media al 7,3% dell’attivo (al 4,7% nel 2009), mentre il rapporto tra debito/capitale proprio nello stesso periodo è sceso dal 63,2% al 52,9%. Imprese più solide di dieci anni fa, insomma, anche se restano troppo timide con le operazioni di crescita esterna, come joint venture e M&A.

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