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Cultura

Restituzioni XIX edizione

Giovanni Bellini e bottega Trittico di San Lorenzo (San Lorenzo, Sant’Antonio, San Giovanni Battista, Madonna col Bambino e angeli), 1461-1462 circa Venezia, Gallerie dell’Accademia - ©G.A.VE/su concessione del Ministero della Cultura 

A Napoli 26 secoli di splendori del programma Restituzioni

Quando la vitalità realizzativa del presente si mette al servizio dei periodi storici di maggiore ispirazione espressiva fioriscono meraviglie come il programma Restituzioni. Un’esperienza coinvolgente e unica, giunta alla sua XIX edizione in ben 33 anni di lunga e prosperosa vita grazie alla sinergia intessuta da Intesa Sanpaolo con gli Enti ministeriali preposti alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale.

Da sabato 21 maggio fino a domenica 25 settembre 2022 la ricca ed eterogenea esposizione - in mostra circa 200 opere di ogni epoca - propone i mirabili risultati di un intensa stagione di restauri (resa oltremodo complessa dalla pandemia), ed è anche l’occasione ideale per inaugurare la nuova, prestigiosa sede di Gallerie d’Italia di Napoli, in via Toledo.  

Quella offerta ai visitatori dal programma Restituzioni è proprio la spettacolare, toccante “restituzione” espositiva, in un recuperato buono stato conservativo, di un patrimonio artistico-culturale che va oltre l’arte e oltre la cultura stessa, identificandosi nelle viscere più profonde e autentiche dell’essenza umana di ogni tempo. 

26 secoli d’arte indagati, raccontati da opere provenienti per la prima volta da tutte le regioni d'Italia, dalle grandi città fino ai deliziosi borghi incastonati nella storia che trasudano bellezze e tesori d’inestimabile e incomparabile valore.

Oltre ad avere coinvolto le venti regioni d’Italia, questa nuova edizione si apre anche a uno sguardo sia europeo che d’oltreoceano, grazie al dipinto mitologico Teseo riceve l’ambasciata di Ippolita regina delle Amazzoni (1500-1505) di Vittore Carpaccio, proveniente dal Museo Jacquemart-André di Parigi e al caparbio lavoro per fare rivivere al meglio delle possibilità un affresco pompeiano quasi irrimediabilmente compromesso da un incendio che nel 2018 è divampato distruggendo il Museu Nacional di Rio de Janeiro. 

Una panoramica sui capolavori restaurati

Nella grande varietà di opere che contraddistingue il programma Restituzioni, in mostra a Napoli l'antico Messale del vescovo François de Prez di 498 fogli, risalente agli anni Sessanta del XV secolo, ricco di fregi e con due miniature cristologiche a piena pagina collocato presso la Biblioteca di Aosta.

Dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino arriva la Campana, imponente opera scultorea in gesso policromo di Luigi Mainolfi, tanto dirompente quanto delicata, realizzata tra il 1978 e il 1979. Un’opera densa di suggestioni e rimandi figurativi classicheggianti sulle infinite, spesso tumultuose, fasi della vita e delle gesta umane. 

Sempre dal Piemonte, proveniente dalla chiesa di Santa Caterina di Caedè, il Presepe con statue intagliate realizzate dalle botteghe genovesi e napoletane - seconda metà del XVIII - primo quarto del XIX secolo.

Ed eccoci alla dimostrazione di assoluto fascino di un’arte simbolica e insieme eterna, qui rappresentata dal mantello e relativi onori realizzati a Parigi per l’incoronazione di Napoleone a re d'Italia nel Duomo di Milano del 26 maggio del 1805. Dallo scettro con l’effigie del Leone di San Marco con l’alabarda, alla corona aurea del Regno d’Italia, per arrivare all’iconico grand-habillement, il vero e proprio mantello dell’incoronazione. Il corredo napoleonico della Pinacoteca di Brera di Milano è conservato al Museo del Risorgimento della città.

Dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano giunge la Battaglia di Costantino contro Massenzio al Ponte Milvio (1521), di Giulio Romano. Un cartone preparatorio in gesso nero ricco di pathos espressivo nei volti e nel dinamico incedere dei soldati.

Di gran pregio il valore restituito dal restauro al Velo funebre del cardinale Branda Castiglioni (1443 ca), dal Museo della Collegiata di Castiglione Olona.

La grandezza di Édouard Manet è qui rappresentata dal dipinto incompiuto a tema equestre Portrait de M. Arnaud à cheval (Ritratto di Michel Arnaud a cavallo), conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Milano.

La pala di Girolamo Romani detto Romanino, datata tra il 1545 e il 1548, mossa da alternanze devozionali e celestiali, proviene dalla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

È del 1913 il lavoro di Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano, dal Museo del Novecento di Milano, tra i più simbolici del manifesto dinamico futurista dell’autore. Un’opera dalla vivacissima storia e contesa espositiva internazionale.      

È tornato a rivivere nella sua piena integrità il Polittico di Sant'Anna di Capodistria (1513) di Cima da Conegliano, dal Museo di Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio di Mantova.

Altro magnifico Polittico, quello trecentesco del battistero della cattedrale di Padova, dedicato alla figura di san Giovanni Battista (XIV secolo).

Il recente restauro al Trittico di san Lorenzo (1461-1462) delle Gallerie dell'Accademia di Venezia consente di ammirare la precisione e la fluidità della tecnica sopraffina di Giovanni Bellini, cui sono attribuite alcune significative parti dell’opera, realizzata con la sua bottega.

Sempre di Bellini, La Trasfigurazione (1478-1479), dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, capolavoro assoluto della storia dell'arte.
 

Il Crocifisso sull’altare della basilica di Santa Maria Novella a Firenze (1522-1524), di Raffaello da Montelupo, colpisce per l’aggraziato realismo che, anche in virtù di un sapiente uso del colore, raffigura un Cristo sofferente, mobile e dallo sguardo incavato.

Un rarissimo esemplare di camicia talismanica (metà del XVII secolo), con la particolarità di un colletto decorato con all’interno riportati i “99 nomi di Dio”, proviene dal Museo delle Civiltà di Roma.

Il dipinto Il Sole (1904) del piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, offre il magnetismo del “qui e ora”, l’attimo perfetto e insopprimibile in cui il sole intercetta l’occhio umano, catalizzandone l’attenzione a discapito di ogni altro dettaglio compositivo.                      

La forza del restauro è anche quella di fare emergere raffigurazioni fatte scomparire nel tempo da altre pitture sovrapposte. È quanto avvenuto con l’opera pittorica del Bronzino, Madonna con il Bambino, san Giovanni e santa Elisabetta (1560-1570), dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli.

Grazie al complesso restauro compiuto nel 2020 dal programma Restituzioni, emerge la forza espressiva e dagli effetti tridimensionali dell’opera di Antonello da Messina, San Girolamo penitente (1457-1465), che con la Visita dei tre angeli ad Abramo, proviene dalla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria.

Una bella storia d’arte e di restauro

Tra le opere esposte, una menzione particolare va a Santa Cecilia e Sant’Apollonia (metà del XVIII secolo) per il contesto, gli accadimenti e l’epilogo “a lieto fine” che nei decenni ne hanno caratterizzato la vita realizzativa ed espositiva. Si tratta, infatti, di due tele facenti parte di un gruppo di nove dipinti - attribuiti a Lorenzo De Caro - dedicati alle figure di Sante francescane e Sante martiri che diffondevano il messaggio evangelico di San Francesco a Tolve, in Lucania. Figure femminili di sorprendente modernità e coraggio narrativo, illuminate ad arte da un uso sapiente dei colori e delle ombre a densità modulare, secondo la più felice tradizione del barocco napoletano. Tutte le tele furono rubate nel 1996 e ritrovate solo due anni dopo in un bosco vicino al paese. Tagliate, piegate alla rinfusa e sepolte dentro scatole di cartone, furono ritrovate in uno stato di grave decomposizione.

Un prodigioso restauro ha consentito a queste tele il miracolo di una seconda vita, riproponendo la sublime nitidezza e il candore passionario dei volti delle due sante, Cecilia e Apollonia, così come nella precedente edizione di Restituzioni era avvenuto per la grande pala di G.B. Ferro con la Madonna con Bambino e i santi Francesco e Eligio, che con le due tele aveva condiviso le tristi vicende.

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