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Maria Cristina Lege, volontaria per Milano Cortina 2026, dialoga con Lia Capizzi
Contenuto realizzato in collaborazione con Lia Capizzi
“Far parte della grande macchina organizzativa dei Giochi è un’esperienza energizzante. È un’Olimpiade all’interno dell’Olimpiade”, racconta Maria Cristina Lege una degli oltre 70 volontari e volontarie di Intesa Sanpaolo
L’enorme successo delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 è evidente. Resterà nella memoria collettiva lo straordinario segnale che l’Italia ha saputo dare al mondo, in primis dal punto di vista organizzativo. Al centro del racconto sportivo globale ci sono state le medaglie conquistate, le imprese e le fatiche degli atleti, le gioie e anche le cocenti delusioni, le storie di coraggio e di riscatto, le lacrime di fratelli e genitori, le smorfie gioiose dei bimbi in braccio alle mamme campionesse. Ma c’è stato anche il prezioso lavoro della squadra più numerosa dei Giochi, spesso considerata scontata o quantomeno non valorizzata. Diciamolo ad alta voce, una medaglia d’oro se la meritano i 18.000 volontari e volontarie che hanno vigilato, coordinato, preso per mano campioni e spettatori, contribuendo al perfetto funzionamento della macchina a cinque cerchi.
Per comprendere il dietro le quinte dei volontari abbiamo scelto la voce di Maria Cristina Lege. Nella vita è una manager che si occupa di rischi finanziari, è responsabile di Money Market & Settlement presso la Direzione Treasury di Intesa Sanpaolo, ma durante l’Olimpiade di Milano Cortina ha ricoperto il ruolo di volontaria al pari di tante persone accorse da tutto il mondo.
“Avevo già partecipato ai Giochi di Torino 2006, una esperienza magica vissuta con una doppia veste essendo torinese doc, quindi orgogliosa della mia città. Avevo un ruolo di volontaria istituzionale come addetta alla Famiglia Olimpica presso gli alberghi, mi occupavo di assistere il presidente e i membri del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) durante il loro soggiorno. Quando nel 2024 è stato aperto il bando di candidatura per il programma dei volontari di Milano Cortina mi sono subito arruolata. Successivamente è nata l’iniziativa interna dei volontari del Gruppo Intesa Sanpaolo, ma io mi ero già attivata in autonomia, avevo già superato le selezioni ufficiali del Comitato Organizzatore. Avevo voglia di rivivere in modo più maturo quel ricordo di gioia che mi portavo da Torino 2006. Nel frattempo, sono diventata milanese d’adozione, lavoro nel capoluogo lombardo da quasi 20 anni facendo la pendolare da Torino”
La giornata tipo di un volontario di Milano Cortina 2026
Un ruolo totalmente diverso rispetto alla sua precedente esperienza. Niente più alberghi ma il Forum di Assago rinominato per l’occasione Milano Ice Skating Arena. Com’è la giornata tipo di una volontaria nella sede di gara del pattinaggio di figura e dello short track?
“Eravamo una squadra numerosa con turni di rotazione due volte al giorno, intercambiabili. In pratica, ognuno di noi ha svolto tutti i ruoli all’interno del Forum. Ogni mattina i capi squadra ci comunicavano la nostra assegnazione. La distribuzione dei vari gruppi avveniva in modo molto casuale, anche in base all’ordine d’arrivo. C’era uno spirito di collaborazione che quotidianamente si rigenerava perché tutti i giorni cambiavi le persone con le quali lavoravi. Questa volta sono stata molto a contatto con il pubblico. Mi sono occupata di relazione con i tifosi, dall’ assistenza alla sistemazione dei posti. Noi volontari venivamo visti come angeli custodi anche nel dopo gara, ci chiedevano di tutto, dalle indicazioni per le navette di rientro, alle informazioni sui negozi di gadget”.
Il pubblico internazionale dei giochi
Che tipologia di pubblico ha assiepato le tribune della Milano Ice Skating Arena? In maggioranza spettatori stranieri?
“Si, soprattutto durante le gare di short track, disciplina che in Italia è considerata ancora di nicchia. Il contesto era quindi internazionale, gli spettatori stranieri erano un buon 70%. Ovviamente i tifosi dello short track sono notoriamente più scatenati e colorati rispetto a quelli del pattinaggio di figura. Ho vissuto da vicino la meravigliosa bolgia per la medaglia d’oro della staffetta azzurra nella gara mista di short track con Arianna Fontana, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel. In generale ho visto un pubblico molto corretto, devo proprio dirlo. Si percepiva l’entusiasmo di essere parte di un evento globale, di fare il tifo per le proprie nazionali ma anche di applaudire i campioni di altri paesi. Tutti rispettosi e attenti a non disturbare gli altri spettatori seduti accanto. Spesso hanno utilizzato noi volontari come fotografi ufficiali, soprattutto i coreani e i giapponesi ci hanno affidato gli smartphone per i loro scatti, chiedendoci anche di entrare nell’inquadratura per un selfie. Ho sorriso quando un gruppo di olandesi è arrivato con delle enormi corone arancioni, si sono avvicinati a me: scusi, ce le potrebbe custodire qualche minuto mentre andiamo a prendere un caffè?”.
Cosa fanno davvero i volontari
Per Milano Cortina 2026 io avevo circa 20 chat diverse a seconda delle discipline, per coordinarmi minuto per minuto con tutti i colleghi giornalisti e produttori. Qual è la gestione operativa dei volontari?
“Anche per noi erano fondamentali le chat. Ne avevamo due. La prima amministrata dai team leader, essenziale per allineare tutti. Era un po’ il nostro timone operativo, ricevevamo i messaggi importanti tra direttive generali ed esigenze quotidiane. La seconda chat era invece dedicata al dialogo tra noi volontari, per condividere impressioni, scambiarci informazioni, condividere le foto scattate durante i turni di lavoro, tutti insieme o in piccoli gruppi per immortalare fatiche e sorrisi”.
Non solo volontariato ma anche un’unione fra culture
Voi volontari avete la forza e la rettitudine di un esercito ma trasudate passione e calore umano. Una vera comitiva multiculturale, in migliaia arrivano da tutto il mondo.
“Per noi italiani è stata comunque una passeggiata, come logistica e distanza. Chi è arrivato da ogni angolo del mondo è invece da ammirare, ho visto nei loro occhi un orgoglio enorme. Un giorno sono stata in gruppo con una persona cinese e con un australiano al mattino, poi con una ragazza ucraina nel pomeriggio. Persone arrivate in Italia a proprie spese, magari poi hanno abbinato qualche giorno extra come vacanza. La nostra divisa, che ci rendeva riconoscibili, veniva percepita come una sicurezza. Negli occhi degli spettatori leggevamo chiaramente un grande senso di fiducia verso noi volontari, una sensazione estremamente gratificante”.
Conoscervi tra di voi, scambiarvi impressioni, è un arricchimento reciproco?
“È un’Olimpiade all’interno dell’Olimpiade. È come fare un piccolo giro del mondo tutti i giorni. C’è l’entusiasmo di arrivare alle sei del mattino già con il sorriso. La soddisfazione di dover svolgere lavori molti semplici, sia chiaro, ma sentendosi comunque gratificati. Mi piace definirla una magia olimpica. Tra di noi ho percepito un grande spirito di squadra, una voglia di mettersi in gioco senza limiti perché ogni giorno sai che può capitare qualcosa, devi essere pronto a gestire qualsiasi imprevisto”.
Quali sono gli imprevisti problematici da risolvere?
"Per esempio, c’è qualcuno tra il pubblico che ha un mancamento? C’è un bimbo che non trova più i suoi genitori? I nostri team leader con la radio, la squadra medica o l’ambulanza si attivano all’istante. Sono sincera, situazioni particolarmente difficili non ce ne sono state all’ Ice Skating Arena. Il merito lo attribuisco alla grande macchina organizzativa di Milano Cortina 2026. Chi guarda le gare davanti alla tv forse non si rende conto del lavoro enorme che c’è dietro. Sono abituata a gestire problematiche complesse o progettualità, fanno parte del mio lavoro quotidiano, ma vederle in un contesto diverso è ancor più edificante. Stando dentro a tutto ciò ti rendi conto di quanto sia difficile dare forma, organizzare e portare avanti un’Olimpiade”.
C’è una storia in particolare che si porterà nel cuore?
“Sicuramente quella di una ragazza che lasciatasi alle spalle la guerra in Ucraina, tra le mille difficoltà della vita qui in Italia, è riuscita a ritagliarsi venti giorni per poter vivere l’esperienza da volontaria alle Olimpiadi. È stato bellissimo per me osservarla, vedere la sua voglia di stare in mezzo alla gente, nel distribuire sorrisi a tutti. Era curiosa di conoscere da me alcuni aspetti di noi italiani che lei non era riuscita a cogliere fino in fondo in questi anni vissuti nel nostro paese. Nel cuore mi porterò anche i racconti di una collega del Regno Unito, una signora che si era data appuntamento in Italia con quattro amiche che vivono in quattro parti diverse del mondo. Si erano affittate un alloggio a Milano insieme, l’esperienza da volontarie è stata la loro occasione di reincontrarsi”.
Ha a disposizione un unico aggettivo per descrivere la sua avventura come volontaria di Milano Cortina 2026.
“Una esperienza energizzante. A differenza di tutte le vicende brutte, tremende, alle quali siamo costretti ad assistere da cittadini del mondo, durante l’Olimpiade si percepisce una sensazione di speranza. Un senso di fratellanza e socializzazione che supera qualsiasi barriera culturale e geografica. Mi sono trovata spesso a fare, nella mia testa, un parallelismo con la mia vita aziendale. I valori olimpici di eccellenza, di rispetto, di collaborazione, fanno parte anche delle nostre vite lavorative. Ho vissuto sulla mia pelle questa similitudine tra il lavoro che si fa abitualmente in un team aziendale e quello che riesci a vivere per qualche giorno in un contesto totalmente diverso. Un insegnamento prezioso”.
Data ultimo aggiornamento 4 marzo 2026