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Cultura

Riapertura dei musei italiani nel 2021: scenari e strategie

Come il mondo dell’arte sta attraversando questo periodo di difficoltà e quali prospettive future e opportunità si delineano all’orizzonte. La visione di Luca Beatrice in un approfondimento in collaborazione con Linkiesta.

A volte è più facile prevedere il futuro a lungo termine rispetto a quello che accadrà il mese prossimo. A soffrire, con la pandemia, sono stati i programmi fugaci, il weekend fuori porta: come fare a districarsi tra le varie zone che cambiano continuamente colore?

Uno dei settori forse più colpiti da questa nuova realtà è stato quello dell’arte, delle mostre, dei musei italiani. Nel suo contributo per Linkiesta, Luca Beatrice ricorda che le chiusure hanno un impatto molto diverso nel mondo della cultura: riavviare un museo è più difficile e complicato che tirar su la serranda a un bar, un ristorante, un’attività commerciale.

Il mondo dell’arte in questo periodo non si è fermato: ha studiato strategie per la ripartenza, ipotizzato nuovi scenari che nei primi tempi presupporranno meno pubblico, si è interrogato sul rapporto tra l’imprescindibile contatto con il reale, la visione dell’opera in carne e ossa, e l’integrazione assolutamente necessaria con il mondo virtuale.

I linguaggi dei musei online

Come in molti altri settori, la pandemia ha accelerato alcune tendenze e ha promosso cambiamenti giudicati futuristici in modo rapidissimo.

Luca Beatrice è convinto: fin qui la differenza l’ha fatta chi ha qualcosa da dire – e come la dice – rispetto a chi si limita a pure operazioni di trasferimento in rete, che risultano malinconiche e inefficaci. 

Arte e social media: dal Museo Egizio agli Uffizi passando per Gallerie d'Italia

Non c’è da stupirsi dello straordinario successo delle lezioni di Christian Greco, direttore del Museo Egizio, che hanno superato il milione di visualizzazioni uniche, né dei divertenti mini-video postati su Tik Tok dagli Uffizi.

Queste due esperienze dimostrano che questi strumenti digitali necessitano di altri linguaggi, che possiedono una sintassi propria e regole specifiche e che non basta puntare sul digitale per avere ritorno in termini di pubblico e visibilità. E l'interessante esperienza immersiva dedicata alla mostra “Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa” alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala di Milano, è una prova di come sia possibile esplorare le nuove opportunità che il mondo digitale offre, creando inaspettate sinergie con le forme tradizionali dell’arte e giocare con il nostro rinnovato rapporto con la tecnologia.

La situazione delle fiere d’arte nel 2021

Naturalmente il mondo dell’arte non è fatto soltanto dai musei. L’assenza delle fiere d’arte, che durerà ancora a lungo, ci ricorda che il 2021 non sarà purtroppo tanto meglio del 2020.

Per dirne una, non è ancora chiaro se l’inaugurazione di Miart, prevista a settembre, avrà luogo. Le mostre importanti sono impegnative da preparare, soprattutto per i prestiti delle opere, ricorda Beatrice, e dunque i più coraggiosi provano a rilanciare un programma di attività che dovrebbe passare i primi segnali di ripartenza.

Segnali che arrivano per esempio da Palazzo Strozzi, Firenze: annunciata una grande rassegna sull’arte americana dal 1961 al 2001, dalla Pop Art alle Torri Gemelle, di sicuro richiamo e di altrettanta scientificità. La data di apertura è stata posticipata al 28 maggio: quanti italiani vaccinati avremo a quel punto?

Se a Venezia si discute sulla rinuncia dei Musei civici di voler aspettare almeno la primavera nella speranza che ricominci un significativo flusso turistico, gli appassionati hanno già messo in agenda la retrospettiva di Bruce Nauman a Punta della Dogana (posticipata al 23 maggio), evento da non perdere vista la rarità dell’artista americano, uno degli ultimi grandi vecchi.

Oltre ovviamente alla Biennale di Architettura, slittata di un anno, riposizionata dal 22 maggio e probabilmente ripensata sull’onda della pandemia.

Molte attività si annunciano per il settecentesimo anniversario della morte di Dante in varie città d’Italia, in particolare al MAR di Ravenna (11 settembre) con una grande mostra trasversale e divertente, simile a quella dedicata a Ulisse che aprì pochi giorni prima della pandemia lo scorso febbraio a Forlì.

Quale può essere uno scenario da immaginare quindi?

Se da questo primo calendario i segnali saranno incoraggianti, c’è da scommettere che le attività si moltiplicheranno, e la tendenza potrebbe essere verso mostre medie, non troppo costose da produrre, che potrebbero funzionare da cartina al tornasole per capire il reale stato dell’arte post-Covid, non solo in Italia.

Sarà curioso, infine, scoprire cosa ha lasciato dietro di sé l’improvviso e lungo stop alla cultura visiva e che tipo di opere gli artisti produrranno da qui in poi, se la pandemia avrà delle conseguenze e dei motivi di riflessione oppure se sarà meglio archiviare il dramma e dedicarsi ad altre riflessioni, come già accade nel cinema e nella letteratura.
Beatrice si dice ottimista, e pensa che

nei prossimi mesi ci troveremo di fronte a un’arte grintosa, coraggiosa, utopistica, dove ritorni la voglia di vivere e condividere, attraverso i cinque sensi, quell’esperienza unica che tanto ci è mancata

come cosa necessaria, non certo superflua, anche per dar contro a chi l’ha etichettata così.
Ricapitoliamo, il 2021 sarà l’anno delle mostre piccoleinnovative, che riusciranno a cogliere le opportunità che la tecnologia è in grado di regalarci.

Le fiere invece, avranno più problemi: chissà quando potremo tornare in grandi padiglioni come quelli di Expo e girare tra le diverse esposizioni, magari prendendoci una pausa per bere un caffè.

Quello che è certo è che abbiamo tutti una gran voglia di riapertura dei musei, di tornare a vedere arte, artisti e collezioni.



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