Cultura
Mostra “Io sono un architetto. Ettore Sottsass” a Pistoia
Intesa Sanpaolo è Main Partner della mostra “Io sono un architetto. Ettore Sottsass”, in programma a Palazzo Buontalenti di Pistoia dal 7 marzo al 26 luglio 2026, promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei, in collaborazione con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura, nell’ambito del programma 2026 della Fondazione.
Dopo la rassegna “Daniel Buren, Fare, Disfare, Rifare. Lavori in situ e situati 1969-2025”, il museo concentra l’attenzione sul pittore, grafico, fotografo e protagonista del design e dell’architettura italiana del secolo scorso Ettore Sottsass. Una figura che ha attraversato l’intero Novecento con uno sguardo critico, solo in apparenza disincantato, ma attento e partecipe ai mutamenti della società.
Ettore Sottsass, Esame di architettura degli interni, 1939-1940, CSAC Università degli Studi di Parma. © Erede Ettore Sottsass, by SIAE 2026
Curata da Enrico Morteo, l’esposizione riunisce oltre 1.500 materiali tra disegni, progetti, fotografie, documenti e oggetti di design. Il nucleo principale proviene dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, cui si affiancano fondi e prestiti di istituzioni, archivi e collezioni pubbliche e private.
Nato a Innsbruck e figlio di uno dei più raffinati interpreti dell’architettura razionalista italiana, Sottsass vive la tragedia della Seconda guerra mondiale uscendone profondamente segnato, sul piano umano e intellettuale, dalla crisi di un mondo che, sedotto dalle promesse della tecnica e del progresso, ne aveva mostrato le contraddizioni più dure.
Il percorso, articolato tra cronologia e temi, segue circa trent’anni di attività, dall’immediato dopoguerra ai primi anni Settanta. Dalla pittura al disegno, dalla ceramica agli interni, fino all’architettura e al design industriale, emergono luce e colore come strumenti progettuali centrali. Un’attenzione particolare è dedicata al legame con la Toscana e con le realtà artigianali e produttive che vi si sono sviluppate, dalle ceramiche realizzate con Aldo Londi a Montelupo Fiorentino alle esperienze con Sergio Cammilli e Poltronova ad Agliana.
Attraverso disegni, fotografie, ceramiche, oggetti e documenti d’archivio – molti esposti per la prima volta – la mostra restituisce l’evoluzione di un pensiero che, segnato dalla disillusione nei confronti della società del progresso, individua nella forma, nel colore e nella luce la possibilità di un rinnovato umanesimo del progetto. Dopo il 1968, questa ricerca apre alla stagione destinata a inaugurare l’esperienza di Memphis, segnando il passaggio a una nuova fase della sua vicenda umana e professionale.
Data ultimo aggiornamento 11 maggio 2026