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Rapporto Censis 2025: l'età selvaggia

Molte persone in piedi distribuite su due aree ben distinte

 

 

Rapporto debito PIL: cosa dicono i dati?

Negli ultimi vent’anni, il debito pubblico è cresciuto in tutte le economie avanzate: non è più solo l’Italia a essere osservata speciale, ma l’intero Occidente si confronta con una vulnerabilità crescente. Nei Paesi G7 il rapporto debito/PIL è passato dal 75% al 124% (2001-2024). In Italia ha raggiunto il 134,9%, pari a 3.057 miliardi di euro, con interessi per 85,6 miliardi (3,9% del PIL), superiori agli investimenti pubblici (pari nel 2024 a 78,3 miliardi di euro). Oltre un terzo dei titoli è detenuto da creditori esteri, aumentando la vulnerabilità del sistema. Il ridimensionamento del welfare è una conseguenza diretta dell’aumento del debito e della stagnazione economica, con possibili effetti destabilizzanti sulla coesione sociale.

Mercato del lavoro in Italia: cosa sta cambiando

Il mercato del lavoro italiano mostra una progressiva “senilizzazione”: la crescita occupazionale degli ultimi anni riguarda quasi esclusivamente gli over 50, mentre gli under 35 continuano a diminuire (-85.000 nel 2025) e aumentano gli inattivi. Il valore reale delle retribuzioni è inferiore dell’8,7% rispetto al 2007, con una perdita di potere d’acquisto del 6,1% nel periodo 2007-2022.

Parallelamente, il tessuto imprenditoriale si assottiglia: negli ultimi venti anni (2004-2024) il numero dei titolari d’impresa si è ridotto da oltre 3,4 milioni a poco più di 2,8 milioni, con una diminuzione del 17% (quasi 585.000 in meno). I giovani imprenditori sotto i 30 anni sono diminuiti del 46%. Il reddito prodotto dalle imprese fino a 5 addetti è passato dal 17,8% del PIL nel 2004 al 14% nel 2024. A ciò si aggiunge il calo della produzione industriale negli ultimi tre anni, mentre l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto: i prezzi sono aumentati del 17,4% dal 2019, e i consumi effettivi sono diminuiti.

Partecipazione alle elezioni europee e flussi migratori

Sul piano politico, la partecipazione alle elezioni europee 2024 si è attestata al 51,7%. Il 72% non ha più fiducia nei partiti e il 53,5% non si sente rappresentato, segnalando un calo dell’interesse per i dibattiti politici.

Il quadro sociale è complesso: gli stranieri rappresentano il 9,2% della popolazione e il 35,6% di loro vive al di sotto della soglia di povertà. L'opinione pubblica mostra preoccupazione per i flussi migratori e le possibili conseguenze culturali: il 62,8% degli italiani desidera limitarli, mentre il 54,1% li considera una minaccia per la cultura nazionale.

Resilienza italiana: come affrontare il futuro

Eppure, nonostante queste criticità, il Rapporto Censis mette in luce la capacità di adattamento e resilienza della società italiana, che evita derive radicali.

Mentre la fiducia nelle istituzioni politiche è in calo, cresce la ricerca di piacere personale. La resilienza collettiva si manifesta nella capacità di affrontare il presente con pragmatismo e trovare nuove forme di benessere. Di fronte a crisi economiche, cambiamenti sociali e incertezze politiche, la società italiana non si lascia abbattere: invece di arrendersi alle difficoltà, cerca soluzioni pratiche per mantenere una buona qualità della vita. Questo si traduce, ad esempio, nella capacità di reinventare abitudini quotidiane, valorizzare le relazioni sociali, trovare piacere nelle piccole cose e mantenere un senso di comunità anche quando le condizioni esterne sono sfavorevoli.

In altre parole, la resilienza collettiva è la forza che permette agli italiani di affrontare le sfide, riorganizzarsi e continuare a vivere evitando divisioni e conflitti estremi.

Gli italiani non cedono alla “litania della catastrofe”: pur consapevoli delle difficoltà, mantengono un approccio vitale alla quotidianità, con una forte inclinazione al piacere, alla socialità e alla ricerca di benessere personale.

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